Primo piano

Benvenuti nel futuro: il divorzio su WhatsApp

(e attenzione a quello che scrivete, cari ragazzi… perché ora vi ci potete giocare anche la casa)

 

di Riccardo Bizzarri (*)

 

Avete presente quando scrivete a caso nello status di WhatsApp frasi tipo “Ti ridò tutto, basta che sparisci” o “Il mutuo me lo gestisco io, tanto non ti voglio più vedere”? Bene, sappiate che da oggi non è più soltanto uno sfogo digitale: potrebbe essere un atto giuridico a tutti gli effetti. Sì, avete letto bene. Il Tribunale di Catanzaro, con la sentenza n. 1620/2025, ha deciso che gli accordi economici tra ex coniugi via chat valgono come se fossero passati da un notaio in giacca e cravatta. Addio faldoni, timbri e giudici con la toga: ora basta uno screenshot. Un tempo serviva un giudice per stabilire se tuo marito ti doveva l’assegno di mantenimento o se tua moglie doveva contribuire alle rate del mutuo. Oggi basta un messaggino: “Dai, il mutuo lo pago io.” “Ok, allora rinuncio all’assegno.” Et voilà: accordo valido, firmato e autenticato dal vostro smartphone. E guai a ripensarci: il tribunale potrebbe tirarvi fuori la chat come fosse un contratto blindato. Questa sentenza ci catapulta in un futuro surreale. Pensateci: i tribunali rischiano di trasformarsi in enormi gruppi WhatsApp, con i giudici che scrollano conversazioni piene di emoji, screenshot e “visualizzato alle 23:58”.
E c’è pure il rischio più grande: che i figli diventino testimoni ufficiali. Nel caso di Catanzaro, il ragazzo della coppia è stato chiamato a confermare l’accordo. Immaginate la scena: “Figlio, ricordi se papà ha detto in chat che pagava lui il mutuo?” “Sì, ma aveva messo anche la faccina con la linguaccia 😜, non so se fosse serio…” Risultato? Bambini trasformati in consulenti tecnici d’ufficio, con la psicologa di supporto già prenotata per i prossimi dieci anni. Una generazione a rischio: “Attenti a cosa scrivete” Ed ecco il vero monito, cari ragazzi. Se oggi i genitori si giocano la casa con un messaggino, domani voi potreste perdervi la paghetta perché una volta avete scritto: “Ok mamma, faccio io i piatti per sempre se mi compri il motorino.” Non ridete: da adesso la frase “per sempre” in chat potrebbe diventare un obbligo contrattuale. Per anni ci hanno detto che la legge serve a proteggere i più deboli, a evitare pressioni, a tutelare i figli. Ora, invece, la giustizia italiana rischia di ridursi a un gigantesco copia-incolla di conversazioni WhatsApp.
Il problema non è solo legale, è culturale: trasformare i figli in testimoni delle guerre di casa, con l’ansia di dover scegliere da che parte stare.

Benvenuti nel futuro, dunque:

  • niente giudici, basta screenshot;
  • niente mediazioni, basta chat;
  • e i figli? Non più protetti, ma arruolati come prova vivente.

Ironia della sorte: in un Paese dove per fare un certificato di residenza servono tre timbri e due file all’anagrafe, ora per divorziare basta un messaggio con scritto “ok, ci penso io”. E quindi, ragazzi, occhio a quello che scrivete su WhatsApp. Oggi è un “ti amo”, domani potrebbe essere una clausola contrattuale.

 

(*) Giornalista

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