Il vertice di Ramstein sull’Ucraina che avrebbe dovuto tenersi sabato prossimo 12 ottobre nella base Nato tedesca è disdetto. Lo ha affermato un portavoce del Pentagono allo Spiegel. Stando al magazine si cerca un’altra data dopo che ieri il presidente Usa Joe Biden ha fatto sapere di dover rinviare la visita in Germania per l’uragano in Florida. Il summit prevedeva la presenza di 50 Stati, rappresentati ai più alti livelli. Anche Volodymyr Zelensky e Giorgia Meloni avrebbero dovuto prendervi parte.
Intanto la candidata alla presidenza e vicepresidente Kamala Harris ha dichiarato che non parlerà con il presidente russo Vladimir Putin senza il presidente ucraino Vladimir Zelenskyj, anche se per molti osservatori la guerra dell’Ucraina, che di fatto è la guerra della NATO, sta andando male.
Il “vertice di pace” rinviato
Nel frattempo Zelensky è stato costretto ad annullare il “vertice di pace” previsto per novembre e ora ufficialmente rinviato a data da destinarsi, affermando che non negozierà con Mosca, nonostante, nonostante le perplessità di alcuni alleati. Il presidente ucraino probabilmente temeche qualsiasi concessione possa fare alla Russia sarebbe fatale per il suo futuro politico, mentre il suo esercito è in gravi difficoltà e affida anche a brigate d’élite di ispirazione chiaramente neonazista, per la sua protezione personale.
L’idea di base in molti paesi europei è quella di provare a congelare il conflitto, mentre la Russia continuerebbe ad occupare temporaneamente alcuni territori ucraini in attesa che Kiev entri a pieno titolo nella NATO o, se ciò non fosse possibile, che l’Ucraina venga garantita una sorta di garanzia di sicurezza per il futuro.
Nel frattempo l’Ucraina potrebbe ricostruire il suo esercito, rimettere in carreggiata la sua economia per confrontarsi con i russi tra qualche anno, quando le prospettive saranno migliori.
Una proposta inaccettabile da Mosca
Che poi Mosca possa accettare una proposta di questo genere è tutto da verificare nonostante anche la Russia abbia bisogno di una pausa per il suo esercito, se non stremato, sicuramente provato dai due anni di guerra.
Ovviamente questa “proposta” non impedirebbe all’Europa e a Washington di riversare altre armi agli ucraini sperando che riescano a resistere oltre le elezioni negli Stati Uniti. Se il loro esercito dovesse collassare prima della fine di ottobre, sarebbe il caos per i Democratici americani e potrebbe mettere alle corde un indebolito governo tedesco smorzando (come già avviene) la bellicosità di Macron.
Tocca poi fare i conti con l’oste, la Russia, che non accetterà mai un cessate il fuoco senza una sostanziosa contropartita. Dall’inizio della cosiddetta “operazione militare speciale” Mosca ha sempre ribadito di volere una Ucraina smilitarizzata e neutrale.
E tanto meno oggi si fida di garanzie di sicurezza pilotate dalla NATO (sebbene le dichiarazioni pubbliche russe siano ambigue). Ufficialmente, la Russia vuole che Luhansk, Donbas, Zaphorize e la Crimea, già annesse alla Russia, vengano riconosciute come territorio della Federazione o qualcosa di simile. In più chiedono la protezione dei russofoni in Ucraina che prima del conflitto erano oltre il 40% della popolazione.
Ci sono poche o nessuna prospettiva che le richieste della Russia vengano soddisfatte, né dall’attuale governo ucraino né dalla maggior parte dei paesi NATO. Per questo motivo, la linea intransigente di Zelensky, finché dura, vuole convincere gli alleati che il vero obiettivo della Russia è quello di sostituire completamente il suo governo con uno favorevole alla Russia e disposto ad accettare le richieste di Mosca.
Rassicurazioni che piovono sul bagnato negli Stati Uniti dove un Joe Biden in scadenza di mandato, afferma con scarsa lucidità diplomatica che Putin “è il Male” quasi lui fosse Roosvelt nei confronti di Hitler e Zelensky un resuscitato Churchill.
Il ruolo della NATO e la sua “espansione”
La partita si gioca ancora una volte sul fronte di guerra e probabilmente per tutto l’inverno. Se i russi “sfondano” allora le scelte della NATO e di Washinton posso allargare il conflitto a tutta l’Europa con conseguenze imprevedibili, oppure arrivare ad un accordo con Mosca senza Zelenskij a fare da Pivot.
Ma anche in entrambe i casi l’Alleanza dovrebbe venir rivitalizzata come già proclama con discorsi spavaldi, anche se per ora il suo futuro il suo potenziamento e la sua riorganizzazione non appaiono immineti.
In effetti ci sono profonde ragioni per cui la NATO sembra stia arrancando, nonostante le apparenze. La ragione fondamentale è che si è espansa senza prestare attenzione alla sua necessità di essere un’alleanza difensiva credibile.
L’Ucraina fa parte di questa espansione e, sotto la pressione degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, l’espansione che si sta estendendo all’Asia centrale, fino all’Armenia, ma Mosca non starà a guardare e reagirà quando verrà il momento.
Una NATO più grande è un’alleanza senza confini difendibili, come è sempre più ovvio. Ecco perché l’Ucraina viene “masticata”, nonostante lo svuotamento degli arsenali occidentali per cercare di salvarla.
La strategia NATO oggi riguarda l’espansione, non la difesa e quando . si tratta di difesa, dipende totalmente dagli Stati Uniti e dall’impegno dell’America a inviare il suo esercito, la sua aeronautica e la sua marina per difendere l’espansione dell’Alleanza.
Il bluff di Biden
Questo richiede un vasto impegno militare da parte degli alleati americani, ma potrebbe non accadere senza che si comincino a giustificare le centinaia di Miliardi spesi dagli Stati Uniti per dstenere questa politica espansionistica, privando i il Pacifico, il Mar della Cina e l’asia Orientale del necessario aiuto militare.
Se a questo aggiungiamo l’impegno “imprescindibile” degli Stati Uniti verso Israele , rimane difficile credere che questi fattori non pesino nelle scelte dei futuri presidenti, sia Harris che Trump.
In questa prospettiva appare davvero un bluff quello del vecchio Joe che ha garantito a Zelensky un decennio di sostegno e protezione militare alla Ucraina, giocando con un mazzo di carte non più suo.
Con questo patto ha voluto blindare le future scelte di Kamala e ribadire per i libri di storia, che lui ha avuto ragione a combattere il “male” rappresentato dalla Russia, magari facendo dimenticare la precipitosa fuga da Kabul.
