Esteri

Bufera nell’amministrazione Trump con la possibile violazione dell’Espionage Act

di Andrea Maldi

 

 

Il direttore della rivista The Atlantic, Jeffrey Goldberg, è stato inserito per sbaglio in una chat di gruppo su Signal altamente top secret.

“Il mondo ha scoperto poco prima delle 14 del 15 marzo che gli Stati Uniti stavano bombardando obiettivi Houthi in tutto lo Yemen. Io, invece, l’ho saputo due ore prima. E il motivo per cui l’ho saputo prima è che Pete Hegseth, il segretario alla Difesa, mi aveva inviato un sms con il piano di guerra alle 11.44… Il piano includeva informazioni precise su pacchetti di armi, obiettivi,  tempistiche, discussioni sul morale dei soldati e persino dubbi sull’esecuzione degli attacchi in quanto avrebbero salvato di nuovo un’Europa scroccona e patetica.

Ho scoperto di essere entrato in un gruppo chiamato Houthi PC small group di cui facevano parte il capo del Pentagono, il vice presidente americano JD Vance e altri funzionari di primo piano”, così dichiara il giornalista, vittima inconsapevole dell’incredibile vicenda.

 

Un errore madornale che potrebbe costare le dimissioni del 30° consigliere per la Sicurezza Nazionale, Mike Waltz, artefice della clamorosa debacle. Lo rende noto il quotidiano Politico, rivelando che alla Casa Bianca c’è grande nervosismo.

 

Fonti del Politico magazine riportano che si sarebbe scatenata una bufera intorno a Waltz: “Tutti alla Casa Bianca sono d’accordo su una cosa, Mike Waltz è un fottuto idiota” dichiara un testimone, e ancora: “E’ da irresponsabile non controllare chi c’era nella chat, irresponsabile avere quella conversazione su Signal, non si può avere un consigliere  per la Sicurezza Nazionale irresponsabile”, sentenzia un altro teste.

Il periodico svela che la metà della squadra del Tycoon vorrebbe le dimissioni di Waltz: “non sopravviverà o non dovrebbe sopravvivere a questa bufera. E’ in gioco l’onore del presidente”, affermano due alti consiglieri dello Studio Ovale.

 

Nel frattempo Trump prende le sue difese in un’intervista alla Nbc: “E’ stato l’unico intoppo in due mesi, ed è risultata essere una cosa non grave. Non ne sapevo nulla, tuttavia confermo la fiducia nel mio team di sicurezza nazionale… Michael Waltz ha imparato una lezione, è una brava persona… il numero del giornalista – aggiunge – era sul telefono di uno del team di Michael, era lui ad  avere il numero”. Per ultimo il commander in chief dichiara di non essersi risentito e che la vicenda non ha avuto nessun impatto negativo sull’operazione militare.

 

Tuttavia il mandato di Waltz rimane in bilico: anche i fanatici dell’”America first” chiedono l’abdicazione del consigliere, sospettosi dei suoi legami neoconservatori. Tali preoccupazioni sono state amplificate sui social media nelle ultime ore da un gruppo di ultraconservatori che si sono chiesti perché Waltz avesse il numero di cellulare del caporedattore dell’Atlantic, suggerendo che ciò fosse la prova delle sue continue simpatie neoconservatrici.

 

Intanto Il New York Times chiede l’allontanamento del 29° segretario della Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth, che nell’editoriale di ieri mattina titola: “Se il capo del Pentagono avesse un minimo di onore, si dimetterebbe”. Il NYT sostiene che “Si è trattato di una violazione straordinaria dell’intelligence della sicurezza nazionale americana. Non solo il giornalista è stato inavvertitamente incluso nel gruppo, ma la conversazione ha avuto luogo anche al di fuori dei canali governativi sicuri che normalmente verrebbero utilizzati per la pianificazione di guerra classificata e altamente sensibile… potrebbe configurarsi una violazione dell’Espionage Act, una legge che riguarda il controllo delle informazioni coperte dal segreto di stato”.

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