Cronaca

Caso Almasri: opposizioni chiedono informativa urgente Governo in Aula

Pd, M5s e Avs, intervenendo in Aula alla Camera, hanno chiesto al governo un’informativa urgente, dopo la condanna di Almasri a 7 anni e 4 mesi da parte del tribunale di Tripoli. “Alla luce degli ultimi sviluppi della vicenda Almasri, chiediamo un’informativa urgente del Governo in Parlamento. Gli ultimi fatti emersi mostrano che persino la Libia ha avuto più determinazione nei confronti dell’Almasri di quanta ne abbia avuto l’Italia. La gestione di questa vicenda da parte del Governo ha esposto il nostro Paese ad una grave figuraccia internazionale. Il Governo ha avuto paura di un criminale accusato di gravissime violazioni dei diritti umani, e temendo ritorsioni ha scelto di favorirne il rientro in Libia anziché assicurarlo alla giustizia internazionale. Il Governo venga in Aula a spiegare con chiarezza le proprie responsabilità e le ragioni di una scelta che ha umiliato le istituzioni italiane e compromesso la credibilità del nostro Paese”, ha detto intervenendo in Aula, Federico Gianassi, deputato del Partito Democratico e capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera. “Quello che non ha fatto il nostro Paese lo ha fatto la Libia, che non è esattamente la culla del diritto penale. È inutile che gli esponenti della maggioranza oggi provino a sfruttare la situazione e a riscrivere la storia con dichiarazione imbarazzanti. Ad esempio, ricordo alla collega Montaruli, che sostiene che Almasri era da rimandare in patria perchè costituiva un ‘pericolo per la sicurezza nazionale’, che Almasri non era pericoloso in Italia, dove era già in stato di arresto e dove era già sottoposto al mandato di cattura della Cpi. L’Italia aveva il dovere giuridico oltre che etico, morale e politico di consegnarlo alla Cpi dopo averlo arrestato. Quello che ha spinto il Governo a compiere una scelta diversa, scellerata e vergognosa, non è stata la lungimiranza ma la paura di avere ritorsioni dalla Libia. D’altronde è la paura a guidare il Governo Meloni nelle relazioni internazionali, la paura è la cifra della postura dell’Italia nei rapporti con gli altri Stati. E con la paura non si difende l’interesse nazionale ma si danneggia l’autorevolezza dell’Italia, la si riduce a staterello satellite inconsistente che mendica attenzione e protezione. Siete il Governo che ha paura e siete per questo forse il Governo più debole della storia di questo Paese e questo è un enorme problema per l’Italia. È bene che lasciate il posto il prima possibile a chi paura non ha e, come ha già dimostrato, fa pesare l’Italia ai tavoli che contano”, ha aggiunto la deputata M5S Valentina D’Orso, capogruppo in commissione Giustizia, in aula alla Camera. Poi la posizione di Sea Watch, con la sua portavoce.
Sea-Watch: “Condanna in Libia non assolve l’Italia”
“Il tribunale di Tripoli ha condannato Almasri a 7 anni e 4 mesi per ‘violazione dei diritti dei detenuti’. La destra italiana esulta, dicono che aveva ragione il governo, la giustizia ha fatto il suo corso. Peccato che sia una presa in giro. Almasri era ricercato dalla Corte penale internazionale. L’Italia lo ha arrestato a Torino nel gennaio 2025 e lo ha rimpatriato con volo di Stato due giorni dopo. Ora Tripoli lo giudica per una parte residuale delle accuse, in un processo sotto il controllo delle stesse autorità che danno legittimità politica al sistema dei lager libici”. Così Sea-Watch in una nota. Giorgia Linardi, portavoce dell’organizzazione dedicata al soccorso civile nel Mediterraneo, sottolinea: “La condanna di Almasri in Libia non cancella le responsabilità dell’Italia. La Corte Penale Internazionale lo ricercava per oltre dieci capi d’accusa tra crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Il Governo italiano ha di fatto sottratto un criminale internazionale alla giustizia internazionale. L’Italia non lo ha consegnato alla giustizia libica, lo ha rimesso in libertà. L’arresto e la successiva condanna in Libia sono avvenuti dopo e indipendentemente dalla decisione italiana”. “Sicuramente – conclude Linardi – le vittime e i sopravvissuti, molti dei quali sono ora rifugiati in Europa, non potranno dire di aver trovato giustizia in Europa per le atrocità subite”. Conclude la Ong: “D’altra parte davanti ai giudici internazionali, Almasri avrebbe potuto parlare del sistema finanziato dall’Italia, dei flussi, delle complicità europee e italiane. Questo processo probabilmente non ci sarà mai. Non è un caso”. “Sicuramente – conclude Linardi – le vittime e i sopravvissuti, molti dei quali sono ora rifugiati in Europa, non potranno dire di aver trovato giustizia in Europa per le atrocità subite”. Conclude la Ong: “D’altra parte davanti ai giudici internazionali, Almasri avrebbe potuto parlare del sistema finanziato dall’Italia, dei flussi, delle complicità europee e italiane. Questo processo probabilmente non ci sarà mai. Non è un caso”.
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