Cronaca

L’Aquila: psicologi su sorelle ritrovate, a volte casa famiglia male necessario

“La casa famiglia non è il contesto ideale, ma in alcuni casi rappresenta un male necessario. Il vero problema è che troppo spesso il conflitto tra gli adulti finisce per travolgere il benessere dei minori”. Così l’Associazione unitaria psicologi italiani sulla vicenda delle due minori scomparse in Abruzzo e successivamente ritrovate nell’abitazione della zia. Un caso riporta al centro del dibattito il tema delle separazioni conflittuali e delle conseguenze psicologiche sui figli. Episodi di questo tipo, per l’Aupi, mostrano come in molte situazioni il livello di scontro tra i genitori arrivi a compromettere proprio ciò che dovrebbe essere maggiormente tutelato: l’equilibrio dei minori. “In alcuni casi – sottolinea il segretario generale Ivan Iacob – la conflittualità coinvolge non solo la coppia genitoriale ma anche l’intero nucleo familiare allargato, rendendo estremamente complessa qualsiasi soluzione alternativa”. Per questo motivo l’inserimento in comunità o in casa famiglia, pur non essendo mai la soluzione ideale, può diventare una scelta necessaria per proteggere i bambini da contesti caratterizzati da tensioni continue, pressioni emotive e dinamiche disfunzionali. Aupi richiama inoltre l’attenzione sulle conseguenze che un clima familiare fortemente conflittuale può produrre sullo sviluppo psicologico dei figli: difficoltà nella costruzione della personalità, fragilità relazionali, problemi nella gestione delle emozioni e delle future relazioni affettive e sociali. Al centro della riflessione anche il tema culturale e giuridico della genitorialità. “Non si parla più di potestà genitoriale ma di responsabilità genitoriale: non è un semplice cambio terminologico. Significa affermare che i figli non sono oggetto di un diritto degli adulti, ma persone titolari di diritti che devono essere tutelati”. Il sindacato evidenzia poi come in Italia i conflitti separativi siano particolarmente frequenti e spesso gestiti con tempi incompatibili con le esigenze dei minori. “In molti Paesi europei queste situazioni vengono affrontate con maggiore rapidità e con una costante attenzione al benessere del bambino. Nel nostro Paese, invece, le procedure restano estremamente complesse e la stessa riforma Cartabia, in questo ambito, ha finito per appesantire ulteriormente i percorsi”. Il rischio è che l’allungamento dei tempi trasformi il conflitto in una condizione permanente, con effetti pesanti sulla crescita dei figli. Da qui la richiesta di investire maggiormente sulla mediazione familiare, sul supporto psicologico e sulla diffusione di una cultura della responsabilità genitoriale. “Ogni decisione – conclude Aupi – dovrebbe partire da una domanda semplice: che cosa è davvero meglio per il minore? L’interesse dei figli deve venire prima delle rivendicazioni degli adulti”.

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