di Fabiana D’Eramo
Sabato mattina la reazione di Bari all’ipotesi di scioglimento del consiglio comunale e agli attacchi del centrodestra si è a stento contenuta all’interno di piazza Ferrarese. Una mobilitazione spontanea, che ha coinvolto rappresentanti politici, sindacali, del mondo dell’associazionismo e cittadini. Migliaia si sono radunati per testimoniare la propria vicinanza ad Antonio Decaro (Pd) e alla sua amministrazione, dopo che con un colpo di telefono, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha comunicato al sindaco di voler nominare una commissione di accesso per verificare presunte infiltrazioni mafiose nel Consiglio comunale di Bari dopo i centotrenta arresti del 26 febbraio a causa di un sistema di voto di scambio politico-mafioso alle elezioni comunali del 2019. La commissione potrebbe sciogliere il Consiglio comunale di Bari, che a giugno voterà per il rinnovo dell’amministrazione.
“Non rispondo, la migliore risposta è qui davanti a me, in questa piazza”, ha detto il sindaco Decaro, dal palco della manifestazione, tra applausi e cori. “Quello che stanno cercando di farci è una vergogna senza confini”, ha aggiunto, “non si calpesta una città solo per un calcolo elettorale, per vincere una partita a tavolino, non si calpesta la storia dei baresi perché si ha paura di perdere una campagna elettorale che perdono da venti anni, perché non hanno mai avuto un progetto per la città”.
Il gesto di Piantedosi è, in effetti, inusuale. Siamo abituati ad assistere agli scontri tra giustizia e politica, ma questa volta non è un giudice che fa tintinnare le manette, è una parte politica che ha azionato meccanismi giudiziari contro un sindaco che è presidente dell’Associazione nazionale comuni italiani, nonché personalità di spicco del primo partito dell’opposizione, candidato alle elezioni europee di giugno, governatore di una grande città, capoluogo di Regione, che andrà al voto tra tre mesi.
Il Comune di Bari potrebbe essere sciolto per infiltrazioni mafiose – anche se la Procura ha dato atto che l’impegno dell’amministrazione comunale contro la criminalità è stato costante – e in questo l’intero spettro dell’opposizione, dal Pd a Italia Viva, passando per Azione e M5S, ci ha visto una “strumentalizzazione della destra”, per citare Elly Schlein. Anche il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ha espresso “totale vicinanza” a Decaro, giudicando “incomprensibile” la scelta del governo, verso cui “si rafforza il sospetto di un atto politico assunto contro un’amministrazione sgradita”. Carlo Calenda ha commentato: “a Bari il governo di destra vuole commissariare un sindaco che vive scortato perché ha difeso la legalità, a causa di due consiglieri di destra che hanno praticato voto di scambio. Il tutto a pochi mesi dal voto. Ma siete impazziti completamente?”. Infine Giuseppe Conte consiglia a Piantedosi “prudenza”: “è un chiaro attacco politico”, ha detto il professore pugliese.
Dopo la nomina della commissione, al prefetto competerà la valutazione per accertare le presunte infiltrazioni mafiose nel Consiglio comunale e in altre aziende municipalizzate e capire se la vicenda giudiziaria, per quanto penalmente rilevante, corrisponde ai criteri di “concreti, univoci e rilevanti elementi di ingerenza compromissoria dell’attività amministrativa del Comune”.
Nel frattempo, Decaro e il governatore della Puglia Michele Emiliano sono finiti nella bufera mediatica. Quest’ultimo per alcune dichiarazioni fatte proprio alla manifestazione, su cui si sono subito avventati i parlamentari di centrodestra. Emiliano ha detto di essere andato personalmente dalla sorella incensurata del boss Antonio Capriati, che aveva arrestato e fatto rinviare a giudizio e poi condannare per omicidio, “per farle capire che le cose erano cambiate”. L’aneddoto ha sconcertato gli esponenti di FdI – “se i boss minacciano si va in Procura, non a casa loro”, ha scritto su X Maurizio Gasparri – mentre il senatore Gianluca Cantalamessa, responsabile del dipartimento Antimafia della Lega ha chiesto di convocare il governatore in Commissione. Emiliano ha replicato di essere stato frainteso, di avere anzi lui contribuito a far condannare il boss, ma non è bastato a fermare le grida di rivendicazione del centrodestra: “giù le mani da Bari”, “ci riprenderemo Bari”, ha aggiunto Gasparri, “quella sinistra non si è accorta che le aziende municipalizzate venivano invase dalla criminalità, Decaro non ha fatto nulla per impedire fatti degradanti che offendono Bari e i baresi”. Ma Emiliano replica, menzionando tra l’altro che le case della famiglia Capriati confiscate dal Comune ora sono diventate centri sociali importanti, che “questa è la mia condotta, che ripeterei”.
