Primo piano

Chernobyl: studio Muse, 10% radiazioni ancora presente ma area rinaturalizzata

 

A distanza di quarant’anni dall’esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, sebbene la contaminazione sia ancora presente con circa il 10 per cento delle radiazioni originarie, l’assenza dell’uomo ha innescato un processo inatteso: la rinaturalizzazione dell’area. Secondo uno studio coordinato dal Muse di Trento, oggi la zona di esclusione è diventata una delle più grandi aree selvatiche d’Europa continentale e un caso unico di studio per la comunità scientifica. Monitoraggi condotti con fototrappole documentano la presenza stabile di numerose specie: lupi, linci, cervi, alci, cinghiali e cavalli di Przewalski, oltre a più di 200 specie di uccelli. In alcuni casi, le popolazioni di grandi mammiferi risultano sorprendentemente abbondanti, favorite dall’assenza di caccia, agricoltura e gestione forestale. Accanto a questa apparente ‘rinascita’, la ricerca scientifica evidenzia però un quadro più complesso. L’esposizione alle radiazioni ionizzanti continua ad avere effetti sugli organismi: cataratte, alterazioni genetiche, riduzione della fertilità e anomalie nello sviluppo sono stati osservati in diverse specie, soprattutto nelle aree più contaminate. Alcune specie risultano particolarmente sensibili alla contaminazione. Tra gli uccelli, studi condotti sulla rondine, la capinera e il canapino maggiore hanno evidenziato una maggiore incidenza di anomalie riproduttive, tra cui malformazioni degli spermatozoi e riduzione della fertilità. Anche tra insetti e impollinatori si registrano effetti significativi, come alterazioni nello sviluppo, maggiore incidenza di parassiti e riduzione della longevità, mentre alcune piante mostrano anomalie morfologiche e variazioni nei tassi di crescita nelle aree più contaminate. Il caso mercoledì al Muse sarà oggetto di discussione scientifica con German Orizaola Pereda, professore associato di zoologia all’Università di Oviedo, e Pablo Burraco Gait, ricercatore presso la stazione zoologica di Doñana. Modera Elisabetta Filosi, zoologa e mediatrice scientifica Museo delle scienze di Trento. Molte popolazioni animali sembrano mantenersi stabili, sottolinea il Muse. Questo apparente paradosso è al centro delle ricerche più recenti: fino a che punto la fauna riesce ad adattarsi a un ambiente contaminato? Gli studi dei relatori offrono esempi emblematici, come quello delle rane della zona di esclusione, oggi caratterizzate da una colorazione più scura. Una maggiore presenza di melanina, pigmento capace di assorbire parte delle radiazioni, potrebbe aver favorito gli individui più resistenti, suggerendo un rapido processo di selezione naturale nel corso di poche decine di generazioni. Chernobyl diventa così un osservatorio privilegiato per indagare non solo gli effetti delle radiazioni, ma anche i meccanismi di resilienza degli ecosistemi: un luogo in cui convivono, in equilibrio instabile, danno biologico e recupero della biodiversità.

Related posts

Banche – gioco legale, de Bertoldi: “Rivedere sistema dei controlli”

Redazione Ore 12

Musica, Fondazione Arena di Verona: l’ ultimo saluto al compositore Theodorakis

Redazione Ore 12

I superbatteri uccidono un milione di persone ogni anno. Determinante l’antibiotico resistenza

Redazione Ore 12