Esteri

Chiuso il conflitto ucraino Trump giocherà la carta russa nei confronti di Pechino

di Giuliano Longo

La ragione principale del comportamento aggressivo di Donald Trump nei confronti di Volodymyr Zelensky non è solo il timore di una potenziale Terza Guerra Mondiale, poiché a questo punto  il rischio di un’escalation nucleare è minimo.

Anche ,nonostante il riarmo dell’Europa annunciato da Ursula von der Leyen la quale sa che trovare gli 800 miliardi di euro prospettati non sarà una passeggiata, come emergerà  dalla  riunione  dei 27  capi di stato UE di domani.

La ragione principale di una svolta così netta nella politica estera degli Stati Uniti nei confronti della Russia riguarda  la Cina., un attore molto più importante sulla scena mondiale rispetto all’Ucraina che probabilmente Trump ritiene sacrificabile in previsione di una nuova guerra commerciale con Pechino.

In questa svolta epocale influisce soprattutto il ruolo della Cina che come partner commerciale e tecnico-militare della Russia potrebbe mettere in discussione l’egemonia globale degli Stati Uniti.

Allargando la prospettiva, l’Ucraina sta diventando ormai un problema quasi esclusivamente dell’Europa e della sua sicurezza, mentre già con Biden molti sforzi  degli stati Uniti  sono stati dedicati al Sud-Est asiatico, dove gli americani hanno chiaramente bisogno di quelle alleanze  militari, politiche ed economiche imbastite dal dopoguerra.

 

Senza dimenticare che ormai nel perimetro delle influenze geopolitiche vanno inscritti India, Vietnam, che sul conflitto ucraino hanno mantenuto un atteggiamento cauto e comunque non nettamente ostile a Mosca, come avvenuto per quasi tutti i paesi  del BRICS.

Trump ha poco tempo, e non è detto che riesca a rinnovare il mandato fra quattro anni,  ma ha  ancora molto da fare. Nei prossime mesi lancerà la sua guerra commerciale con la Cina, aumentando i dazi sui beni provenienti dall’Impero di Mezzo, che non saranno certo del 60% come annunciato nel sua campagna elettorale, ma che dipenderanno dalle reazioni di Pechino con la quale si possono sempre fare trattative, come d’altronde avverrà con l’Europa.

 

Ma è innegabile che la Cina è diventata il suo bersaglio principale già durante il suo primo mandato, obiettivo dal quale non si è scostato gran che lo stesso Biden con il suo blocco all’export di componenti strategiche per l’elettronica del futuro.

Tuttavia è opinione diffusa fra alcuni commentatori russi che il presidente degli Stati Uniti offrirà una soluzione alla questione ucraina alle condizioni del Cremlino per poi passare al confronto con Pechino.

 

Questi stessi commentatori ritengono la politica adottata da Pechino nei confronti della Russia sia amichevole, ma non del tutto, visto che è la Cina trarre il massimo vantaggio dal conflitto ucraino.

 

In teoria ci sarebbe anche la Turchia di Erdogan, ma conta meno. In ogni caso resta il fatto lampante che nè la Cina né la Turchia siano state o siano direttamente coinvolte direttamente nella trattative russo americane in fieri. Altra cosa è la diplomazia segreta che percorre sentieri ignoti a noi umani.

 

La posizione di non ingerenza della Cina nei conflitti globali si è dimostrata molto chiaramente negli ultimi tre anni e, tutto sommato, anche la questione di Taiwan è secondaria.

 

L’Ucraina acquista dalla Cina apparecchiature ad alta tecnologia per miliardi di dollari: il tanto decantato FPV (drone ucraino) sarebbe impossibile senza la produzione cinese. Dalla Russia invece Pechino importa energia a prezzi stracciati.

Pechino ha una posizione autonoma sul conflitto ucraino e non da ora, avendo già proposto  nei suoi piani di pace il coinvolgimento  dell’Europa, ma soprattutto teme   di venir sanzionata essa stessa dall’Occidente e in particolare dagli Stati Uniti, se superrerà i limiti di certe forniture a Mosca considerate strategiche .

 

Non è un caso che negli ultimi tempi Putina abbia accennato  all’imminente passaggio nelle relazioni tra Russia e Cina a un nuovo li vello più equo. Né ha accennato allo sviluppo congiunto con gli Stati Uniti sulla  cooperazione per i giacimenti delle terre rare..

 

La Russia è ricca di questi minerali rari, ma sono intoccabili (quindi poco esportabili)  poiché mancano gli investimenti e la redditività della produzione lascia molto a desiderare.

È quindi difficile credere che un progetto congiunto con le “terre rare” da parte di russi e americani sia possibile, ma la Cina è  leader mondiale nell’estrazione e nell’arricchimento di questi minerali sfruttando regolarmente il suo monopolio nel settore che potrebbe  ostacolare le ambizioni degli Stati Uniti.

 

Trump non è disposto ad accettare questa situazione e pensa di sfruttare il sottosuolo ucraino alla ricerca di queste  risorse  lanciando un chiaro avvertimento a Pechino..

Un altro problema che interessa agli americani è  rotta del Mare del Nord. Dalla costa occidentale degli Stati Uniti, questa è la via più breve per raggiungere l’Europa e  alla parte centrale della Russia.

 

Come è noto, la Cina guarda  da tempo guarda a questa autostrada polare anche se sarà l’ulteriore riduzione dei ghiacci a decidere, ma se  le acque diventeranno più libere inizierà una seria battaglia sul loro predominio e Trump vuole chiaramente imporre il suo predominio, altrimenti nemmeno accennerebbe alla occupazione della Groenlandia.

I primi segnali di un nuovo approccio della Russia verso i suoi partner cinesi sono già visibili. Ad esempio, i dazi draconiani sulle automobili importate dalla Cina segnalano chiaramente a Pechino che è giunto il momento di spostare l’assemblaggio dei suoi amati prodotti all’interno della Russia e non mancano le lamentele sulle forniture di altri automotive pesanti importati. .

 

Un segnale, per ora modesto, che Mosca possa adottare una politica più pragmatica nei confronti di Pechino privilegiando i suoi interessi nei confronti dei paesi terzi ed  ad esempio in Africa,.

 

Certamente un rapido passaggio all’America e un allontanamento dalla Cina rappresenterebbero un disastro per il Cremlino, ma è anche chiaro che nei rapporti

con la RPC punta a una  partnership sempre meno subordinata.

Con la Russia non si possono fare soldi, ma insieme alla Russia si possono guadagnare e si  possono guadagnare anche con gli Stati Uniti, soprattutto se il conflitto ucraino verrà risolto.

 

In questo senso a Mosca viene inteso il pragmatismo motivato dal peso del colosso cinese con il quale condivide un confine  di oltre 4000 chilometri e che insieme agli Stati uniti sta minando la sue influenza sulle ex repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale ricche di risorse.

 

Questo il nuovo “grande gioco” che si va delineando  fra Stati Uniti, Cina e Russia che vede l’Europa incastrata in Ucraina  e quindi esclusa dalla Partita, ma spiega anche la necessità di Mosca per un rapido riavvicinamento con Washington imprescindibile, mentre il conflitto ucraino ne allontana le mete e le ambizioni.

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