di Balthazar
Secondo analisti cinesi e occidentali, si prevede che la recente svolta nei negoziati per la costruzione del Power of Siberia 2, che trasporterà annualmente 50 miliardi di metri cubi di gas naturale russo in Cina attraverso la Mongolia, cambierà in modo significativo il panorama geopolitico e i mercati energetici.
Il 2 settembre, Cina, Russia e Mongolia firmato un memorandum d’intesa (MOU) giuridicamente vincolante per la costruzione del gasdotto Power of Siberia 2. Questo accordo sancisce l’accettazione da parte della Cina della proposta russa di far passare il gasdotto attraverso la Mongolia, nonché l’accettazione di Mosca l di offrire al Pechinop uno sconto sul prezzo delsuo gas naturale.
Negli ultimi anni, i commentatori cinesi si erano lamentati del fatto che il passaggio del gasdotto attraverso la Mongolia avrebbe minacciato la sicurezza energetica della Cina, poiché il Paese senza sbocco sul mare avrebbe potuto cedere all’Occidente e chiudere l’impianto in un momento critico. Ora Ulan Bator elogia questo accordo come una “win-win” per Pechino e Mosca.
I maggiori ostacoli nei negoziati per il Power of Siberia 2 erano la scelta del percorso e l’accordo sui prezzi, alla fine Cina e Russia hanno raggiunto un compromesso: la Cina ha accettato la rotta mongola e la Russia ha offerto concessioni sui prezzi del gas e sulle tariffe di transito.
Importanza strategica dell’accordo
L’accordo ha un’importanza strategica poichè aumenterà il volume totale annuo di scambi di gas tra Russia e Cina a 106 miliardi di metri cubi, circa un quinto dell’attuale domanda di gas della Cina.
Alla Mongolia l’oleodotto offrirà un’opportunità fondamentale per diversificare la propria economia, introducendo tariffe di transito vantaggiose, creando posti di lavoro, riducendo l’inquinamento atmosferico e aumentando il proprio profilo geopolitico.
In sotanza il gasdotto è destinato a rimodellare la mappa energetica eurasiatica. Una volta entrato in funzione, intorno al 2031-2032, la Russia diventerà il fornitore di energia più importante e affidabile della Cina.
Perché l’accordo?
La firma del protocollo d’intesa è stata per prima da Gazprom e dai media statali russi e l’amministratore delegato del colosso energetico, Alexei Miller, ha dichiarato ai media che sono stati raggiunti anche accordi commerciali separati per espandere le consegne sulle rotte esistenti.
Finora Pechino ha evitato di commentare direttamente l’accordo o di divulgare ulteriori dettagli. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha dichiarato il 2 settembre che “Cina e Russia collaborano concretamente in vari settori, tra cui quello energetico, secondo i principi del rispetto reciproco e del reciproco vantaggio”.
Il 3 settembre, il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping durante la parata del Giorno della Vittoria a Pechino.
Secondo alcuni analisti la Cina ha avuto la meglio nei negoziati perché la Russia è sottoposta a crescenti pressioni a causa della sua economia in difficoltà, delle sanzioni occidentali e della prolungata guerra in Ucraina.
Ma questa rotta terrestre attraverso la Mongolia potrebbe ridurre i potenziali rischi geopolitici, consentendo alla Cina di ridurre la sua forte dipendenza dalle spedizioni di GNL attraverso il vulnerabile Stretto di Malacca con un corridoio terrestre sicuro, nell’attuale contesto globale incerto..
L’anno scorso la Cina aveva poposto come alternativa una rotta attraverso il Kazakistan, ma Mosca l’ha ritenuta troppo lunga e costosa rispetto alla rotta mongola, più breve e più economica.
Geopolitica e risposta occidentale
Alcuni analisti occidentali sostengono che la riluttanza di Pechino a confermare l’accordo dimostri che la parte cinese non ha fretta di raggiungerne la de3finizione, ma altri ritengono che la Cina stia semplicemente mantenendo un basso profilo per evitare sanzioni e dazi occidentali.
In effetti, la capacità prevista di 50 miliardi di metri cubi all’anno del Power of Siberia 2 è simile a quella del gasdotto Nord Stream 1, sabotato da ucraini e forse polacchi, ora non più attivo, ma che riforniva l’Europa di 55 miliardi di metri cubi all’anno.
Prima di invadere l’Ucraina nel febbraio 2022, la Russia esportava ogni anno in Europa oltre 150 miliardi di metri cubi di gas attraverso una rete di importanti gasdotti, tra cui il Nord Stream attraverso il Mar Baltico, lo Yamal-Europe attraverso la Polonia, il TurkStream sotto il Mar Nero e la vecchia rotta di transito attraverso l’Ucraina.
Dopo l’invasione, la Germania ha interrotto il progetto Nord Stream 2, che avrebbe raddoppiato i flussi diretti di gas russo verso la Germania, portandoli a 110 miliardi di metri cubi all’anno e l’UE ha ridotto la sua dipendenza dall’energia russa.
Di conseguenza, le importazioni di gas russo nell’UE sono scese da 150 miliardi di metri cubi nel 2021 a 52 miliardi di metri cubi lo scorso anno, con la quota di gas russo nel mix energetico europeo che è crollata dal 45% al 19%.
Il declino ha spinto Mosca a virare verso est, principalmente verso la Cina. Pechino accoglie con favore il gas a basso costo, ma non vuole irritare l’UE, che soffre di elevati costi energetici e di difesa a causa della prolungata guerra in Ucraina.
L’ultimo accordo “Power of Siberia 2” è arrivato dopo che il mese scorso il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha spinto per un cessate il fuoco tra Mosca e Kiev.
Trump ha anche imposto un dazio del 25% all’India per i suoi acquisti di petrolio russo. Gli Stati Uniti non hanno fatto lo stesso con la Cina, poiché entrambe le parti stavano negoziando accordi per la fornitura di chip e terre rare.
I volenterosi europei spingono per sanzioni alla Cina
Tuttavia analisti filoatlantici ritengono che l’accordo Power of Siberia 2 potrebbe indebolire gli sforzi soprattutto europei nel sostegno a Kiev e anche le prospettive di riarmo UE.
E avvertono che Fine modulola Cina è il partner commerciale più importante della Russia e fornisce a Mosca un indispensabile supporto industriale per la difesa. Ogni ulteriore collegamento al gas naturale rischia quindi di prolungare la guerra in Ucraina, sostenendo l’economia russa e rafforzando politicamente Putin.
Di qui la proposta che gli Stati Uniti e i loro alleati europei valutino congiuntamente sanzioni secondarie mirate contro le compagnie energetiche russe, le aziende cinesi che sostengono lo sforzo bellico russo, o entrambe.
Nel frattempo, alcuni funzionari statunitensi segnalano che Washington esorterà i partner del G7 a prendere in considerazione l’imposizione di tariffe elevate dal 50% al 100% sugli acquisti di petrolio russo da parte di Cina e India.
Ma gli Stati Uniti sono già alle prese con difficili trattative sui dazi con la Cina verso la quale hanno indirizzato anche lo storico alleato India.
Avranno quindi interesse ad una mossa che destabilizzerebbe ulteriormente la già scossa economia globale con effetti anche sull’andamento economico degli stessi Stati Uniti?
