di Gino Piacentini
La Cina si prepara a varare il quindicesimo piano quinquennale (2026-2030), atteso per marzo 2026, un passaggio chiave per il futuro climatico del Paese e per l’equilibrio ambientale globale. Dal nuovo documento dipenderà infatti la traiettoria delle emissioni di gas serra della prima economia manifatturiera del mondo e la sua capacità di rispettare gli impegni assunti per il 2030, oltre alla velocità della transizione verso le fonti rinnovabili.
Le analisi più recenti indicano che, nonostante una sostanziale stabilità di emissioni e consumo di carbone nel 2025, Pechino non riuscirà a centrare alcuni obiettivi del piano attuale. In particolare, la riduzione dell’intensità di carbonio – uno degli indicatori cardine della strategia climatica cinese – risulterà inferiore alle attese, mentre il contenimento del carbone e delle nuove centrali fossili procede più lentamente del previsto. L’assenza, nei documenti ufficiali più recenti, di un chiaro impegno a ridurre l’uso del carbone tra il 2026 e il 2030 alimenta il timore di una nuova crescita delle emissioni nei prossimi anni.
Il presidente Xi Jinping ha promesso un taglio del 65% dell’intensità di carbonio entro il 2030 rispetto al 2005, ma l’aumento dei consumi energetici nel periodo post-pandemico ha complicato il percorso. L’attuale piano prevede una riduzione del 18% tra il 2021 e il 2025, ma le stime indicano che il risultato finale potrebbe fermarsi intorno al 12%. Per recuperare il ritardo e restare in linea con l’obiettivo al 2030, il prossimo piano quinquennale dovrebbe fissare target molto più ambiziosi.
Sul fronte del carbone, le autorizzazioni per nuove centrali sono in calo e il Governo prevede un picco dei consumi entro il 2027. Tuttavia, il raggiungimento del picco non equivale a una rapida uscita dal fossile e potrebbe tradursi in una fase di stallo prolungata. Anche per il petrolio il massimo è atteso tra il 2025 e il 2027, mentre resta aperta la questione di limiti assoluti alle emissioni, che la Cina intende introdurre solo in alcuni settori a partire dal 2027.
La vera leva della decarbonizzazione resta l’energia pulita. Pechino punta a superare il 30% di fonti non fossili nel mix energetico entro il 2035, ma per centrare gli obiettivi climatici al 2030 questa soglia dovrebbe essere raggiunta con almeno cinque anni di anticipo. Sarebbe necessario accelerare drasticamente l’installazione di eolico e solare, portandola a 250-350 GW l’anno, livelli ben superiori a quelli attuali. Con nucleare e idroelettrico frenati da tempi di realizzazione lunghi, rinnovabili e accumuli si confermano le soluzioni più rapide e decisive per ridurre le emissioni nei prossimi cinque anni.
Nella foto le emissioni in Cina e nel sud-est asiatico
