Uncategorized

Cina-Russia una partnership solida non una minaccia militare

di Giuliano Longo

All’inizio di questo mese, il presidente cinese Xi Jinping  ha ospitato  il presidente russo Vladimir Putin a Pechino, dove i due leader hanno assistito alla parata militare. Molti commentatori occidentali hanno immediatamente parlato di un progressivo riavvicinamento dei due paesi a scapito degli Stati Uniti e oggettivamente questo è il quadro che si delinea, ma non del tutto.

Certamente l’Esercito Popolare di Liberazione non è una “tigre di carta” come Trump ha definito la Russia , ma se questa alleanza si estendesse sul piano militare ci si deve chiedere perché nessuno di questi esibiti e temibili mezzi militari cinesi non viene attualmente utilizzato sul campo di battaglia ucraino?

Perché a parte l’alleanza strategica con la Corea del Nord,  le forze russe non sono state rinforzate con “volontari” cinesi o con dispositivi militari e la potenza di fuoco di Pechino.

Sino ad oggi sul piano politico Xi ha offerto a Putin solo un cauto sostegno non del tutto apprezzato da Mosca.

Tant’è vero che i due hanno parlato di nuovi equilibri mondiali, di multipolarismo, ma mai di una alleanza vera e propria che comporti anche un impegno militare.

Un cauto sostegno che forse ha deluso gli strateghi del Cremlino nella  convinzione ormai diffusa anche a Mosca che  Pechino non vuole una “nuova guerra fredda” contro l’Occidente, anzi sembra stia operando proprio per evitarla.  .

Ciò è stato possibile constatare nel recente incontro della Shanghai Cooperation Organization (SCO) tenutosi a Tianjin, al quale hanno partecipato, tra gli altri, Cina e Russia, e che ha avuto molti risvolti diplomatici ed economici, ma ben pochi di natura militare.

 

Il tema principale di quel vertice è stato invece il riavvicinamento fra Cina ed India, nemici storici, superando la disputa di confine che ha contrapposto le due potenze asiatiche dal 2020 e che Washington dovrebbe considerare una svolta per la pace nel mondo anziché una imminente minaccia.

Fondata nel 2001, la SCO si è tradizionalmente concentrata sulla sicurezza dei confini e sull’estremismo, terroristico e non sui problemi  elle vaste distese del CentoAsia, soprattutto dopo il crollo  dell’URSS.

Non a caso  l’Organizzazione ha rinunciato a unirsi agli sforzi degli Stati Uniti per “pacificare” l’Afghanistan, nonostante i numerosi appelli americani  a “fare un passo avanti” in quella situazione complessa e in definitiva lontana dagli interessi dello SCO.

Gli stati membri della SCO e le sue due grandi potenze fondatrici, Cina e Russia, esiste, ad esempio, per studiare e affrontare  congiuntamente la criminalità transnazionale e in particolare il traffico di stupefacenti. Un’azione di polizia e certamente non una minaccia militare. Gli stessi  accordi siglati tra Mosca e Pechino si sono concentrati sul commercio e le relazioni scientifico e culturali.

Anche l’accordo sul gas con la  costruzione dell’ambiziosa linea “Power of Siberia 2″ che collegherà i due Paesi, rappresenta senza dubbio una pietra miliare significativa. Ma questo progetto è anche la conseguenza della decisione europea di rifiutare le importazioni di energia dalla Russia, come parte del suo regime di sanzioni.

L’interdipendenza tra Cina e Russia sta crescendo, ma non a un ritmo particolarmente accelerato e le relazioni bilaterali sono ancora in divenire.  Il primo ponte stradale che collega i due Paesi sul fiume Amur che è stato completato ad esempio solo nel 2022.

Nonostante l’imponente sistema ferroviario ad alta velocità (HSR) della Cina, è ancora difficile viaggiare in alta velocità tra le città cinesi e russe e questa situazione non cambierà tanto presto.

Sicuramente  l’ingegneria russa (e prima sovietica) è stata fondamentale per migliorare la potenza aerea e navale cinese. Inoltre i due Paesi perseguono congiuntamente un modello di cooperazione “spaziale”   che include una missione congiunta per la creazione di una base lunare.

Xi e Putin sono stati raggiunti a Pechino dal nordcoreano Kim Jong Un, con sviluppi che potrebbero preannunciare un potenziale coordinamento tra Cina e Russia nella penisola coreana.

Nonostante questi sviluppi di relazioni obiettivamente strategiche, Cina e Russia hanno deciso  di non  optare per un’alleanza militare  che potrebbe minacciare l’Occidente.

Sebbene la Russia possa mirare  a una simile escalation a breve termine per gli sviluppi del conflitto ucraino e il confronto con la NATO ormai decisamente nei fatti, la Cina ha respinto tale approccio e sostanzialmente condiziona le scelte di Putin.

I leader cinesi sanno che una nuova guerra fredda metterebbe a repentaglio la prosperità e la sicurezza nazionale della Cina.

La pressione esercitata dagli Stati Uniti contro Russia e Cina negli ultimi due decenni ha contribuito a questa “quasi-alleanza” e non è un caso che lo stesso esuberante Trump ci vada con i piedi di piombo sui dazi a Pechino e addirittura concluda un accordo societario su TiK Tok, sino a ieri considerata una minaccia cinese alla sicurezza americana.

A questo punto vanno rilevati due aspetti. Il primo è che Trump è impegnato al rafforzamento militare statunitense nel sud est asiatico rafforzando le tradizionali alleanze – Australia, Filippine, Giappone ecc – ma i sui dazi pesano proprio sui suoi alleati come Corea del Sud e Giappone che sono costretti ad un comportamento più cauto nei confronti di Pechino, almeno sul terreno commerciale.

L’altro è che il fallimento delle, spesso velleitarie, iniziative di pace sull’Ucraina del Tycoon,  se fanno ricadere il peso economico e militare sull’Europa, fanno anche la sua ambizione di dividere Mosca da Pechino con lo specchietto della allodole delle rimozioni  sanzioni occidentali contro la Russia e del reciproco sviluppo di nuove relazioni economiche, ovviamente a favore dell’merica.

Che sul terreno commerciale ed economico non tutto fili liscio fra Russia e Cina lo dimostrano le preoccupazioni di alcuni economisti russi che intravedono dei rischi per l’economia domestica con l’ipertrofico sviluppo dell’import cinese, ad esempio sull’automotive.

Ma un altro passo falso di Trump è la s proposta all’Europa di elevare barriere doganali protettive contro India e Cina sull’esportazione di petrolio russo. Proposta che appare più provocatoria che realistica.

 

Una politica, quella del Tycoon, incauta e contradditoria che comunque non potrà minare le relazioni più che amichevoli fra Russia e Cina, ma mai indurrà Pechino a ri-agitare lo spettro della Guerra Fredda che non conviene ai suoi interessi economici e geopolitici.

 

Anche Putin lo sa, come sa benissimo che non sarà Xi a tirarlo fuori dal voluto e sanguinoso conflitto ucraino

Related posts

F-35 italiani in Estonia intercettano velivolo russo

Redazione Ore 12

Ponte Stretto, Bonelli (Avs): “Il progetto è uno sperpero di soldi pubblici, Meloni fermi Salvini”

Redazione Ore 12

Costantini (Cna): “Il caro energia penalizza le nostre imprese”

Redazione Ore 12