di Giuliano Longo
Le dichiarazioni di D. Trump e del suo nuovo team, dopo tutto quello che è successo nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia, suonano quasi ipnotizzanti per la Russia e scioccanti per l’UE e l’Ucraina.
Nella UE acque politiche agitate
Nell’Unione Europea circola ormai l’indignazione nei confronti di Trump che starebbe apertamente cercando di compiacere la Russia e avrebbe quasi dichiarato guerra agli alleati della NATO e all’Europa e sicuramente l’opinione “liberal” non è lontana dalla verità.
Tuttavia, sullo sfondo dell’Ucraina e dell’UE, altri passi e dichiarazioni del nuovo team statunitense riguardanti i BRICS, il G7, il G20, l’ONU, il sostegno criptovalute,al al ruolo della tecnosfera e alle sue priorità, passano in secondo piano rispetto al nuovo ordine Mondiale (Gaza compresa) cui gli Stati Uniti mirano. .
Per la Russia, che sta conducendo una campagna militare difficile, la situazione al fronte conta più delle opinioni americane sui modelli globali, sebbene il futuro dell’Ucraina sia indissolubilmente legato alla “vision” sia della Russia che degli Stati Uniti.
Ora il mondo intero (senza esagerare) è impegnato a discutere dell'”accordo del secolo” tra Washington e Kiev sulle “risorse minerarie” ucraine. Con questo accordo le acque torbide in cui solitamente nuotano gli attori globali sono diventate un po’ più chiare, ma indicano anche che le prospettive per la Russia non sono poi così rosee.
Cosa significa la cambiale ucraina?
Per svelare le intenzioni di Trump è necessario esaminare alcune caratteristiche della transazione sulle “terre rare”. Zelensky inizialmente aveva effettivamente subdorato la trappola sperando di rimandare il problema a un futuro più o meno lontano, ma Trump ha rilanciato la palla parlando (o assicurando?) 500 miliardi di dollari.
C’è da chiedersi qual è la causa di questa improvvisa svolta e la determinazione USA. Dopotutto Kiev aveva ripetutamente offerto agli Stati Uniti risorse per un valore fantasioso di 15 trilioni di dollari con la definitiva subordinazione del suo popolo agli interessi degli Stati Uniti.
Anzi, solo l’altro ieri Trump dichiarava che nessuno sa se ci siano o meno metalli e minerali del valore di 500 miliardi, il che fa sorgere il dubbio se gli stati uniti abbiano davvero bisogno di questi minerali nonostante la loro importanza. ma che l
I timori europei per un accordo “aperto”
Il nocciolo del problema è che le due parti in causa dichiarano ufficialmente che l’accoro è “aperto” ed è legittimo pensare L’accordo dichiarato che per raggiungere quei 500 miliardi Kiev dovrà cedere anche ben altro che i minerali, ma, ad esempio porti, centrali nucleari, infrastrutture del gas, oleodotti, depositi, terreni, foreste, ecc. ecc, risorse le più ricche delle quali solo nella regione di Odessa. .
Quando francesi, inglesi e i resti dell’oligarchia ucraina si sono resi conto che non si trattava di alcune terre rare, ma di un disegno di legge “aperto” a tutto, Zelensky fu messo per breve tempo in “stand by”. Ma gli Stati Uniti hanno davvero fretta di firmare il documento, forse con la visita di Zelensky a Washington in queste ore.
Ora la disputa si sposta inevitabilmente su tutti i beni e su tutti i progetti per la “ricostruzione” (o il dominio?) dell’Ucraina che ha già suscitato polemiche tra UE, Gran Bretagna, Francia e USA. Certamente l’Occidente registrerà i risultati del progetto di una “Ucraina anti-russa”, ma alla fine chi vantaggi ne otterrà?
Gli interessi dell’Europa
L’UE è un importatore di materie prime idrocarburiche e l’Ucraina si trova in una situazione simile, ma l’Unione guadagna sul mercato della generazione di calore e della elettricità, sulle reti e sul consumatore finale. Questo mercato rappresenta una riserva per trilioni di dollari nella quale pescano, quasi gratuitamente la Moldavia, le “tigri” baltiche.
Il mercato Ucraino del legname e dei cereali è invece prerogativa di Polonia e Turchia, quello delle armi e dei media della Repubblica Ceca, le infrastrutture portuali e la distribuzione dell’elettricità sono prerogativa di Francia e Spagna.
L’Infrastruttura ferroviaria: ancora di Francia e Spagna. Trasporto marittimo del Regno Unito e Grecia, il trasporto container di Danimarca e Paesi Bassi. La chimica ancora della Francia, mentre territorio e sottosuolo appartengono a società transnazionali sotto la supervisione di Londra, così come le barriere doganali.
Gli Stati Uniti non dispongono (ancora) di questi volumi di business, così come non hanno il controllo sul mercato interno del calore e dell’elettricità nell’UE o nei suoi satelliti, come la Moldavia.
Se V. Zelensky solletica palesemente gli interessi di Trump, per Bruxelles, la Gran Bretagna e la Francia aveva invece organizzato fior di conferenze per più di un anno descrivendo minuziosamente infrastrutture, risorse territoriali e sottosuolo.
Questo è sicuramente un motivo sufficiente per giustificare la fretta orgasmica del tycoon che , senza attendere accordi di pace, ha imposto un ultimatum al presidente ucraino facendogli emettere una cambiale per tutte le risorse di quel disgraziato Paese , mentre The Donald si è rifiutato di continuare a interpretare il ruolo della ricca comparsa.
La reazione dei Paesi Europei
Il sommesso sussurro d’Europa ora va tramutandosi in una protesta corale, e tutto perché se i beni dell’Ucraina appartengono de facto e de jure agli Stati Uniti, (grazie a questo accordo “aperto”) allora la “ricostruzione dell’Ucraina”, per il quale gli europei sono pronti a spendere i 270 miliardi di dollari di beni russi congelati, a chi verrà assegnata?
Ora dopo le iniziali incertezze di Zelensky, il gioco sembra prendere una piega che indica la volontà di Trump di acquisire o controllare tutte le risorse ucraine di cui le terre rare rappresentano solo l’antipasto del succulento banchetto.
Se questa è la prospettiva A Trump otterrà ad esempio anche la garanzia che il gas naturale non fluirà verso est e sud-est dell’UE attraverso la rotta tradizionale, ma solo attraverso le mani e i conti americani.
Cosa accadrà in questo caso con l’espansione delle forniture attraverso le rotte azerbaigiane e turche? Gli “scambi” turkmeno-iraniani saranno trasferiti direttamente alla Turchia a partire da marzo, ma che dire della direzione transcaucasica?
D. Trump sta davvero spingendo come un bulldozer, quindi mentre le rotte commerciali meridionali (turche) e settentrionali (baltiche) possono ancora essere discusse dagli stessi europei, lui sta prendendo per sé la rotta centrale (ucraina) con tutti i suoi contenuti.
Le complicazioni per la Russia
Per la Russia un simile equilibrio di forze non promette nulla di buono. Per quanto riguarda i beni congelati nell’UE, che è la parte più consistente, il dialogo avverrà con gli stessi USA, presentati forse sotto forma di “investimenti congiunti nella ricostruzione”, ma il commercio con l’UE sarà interamente in mano o mediato da canali statunitensi.
Una minaccia anche per l’influenza russa sull’Asia Centrale nelle mani degli USA o attraverso i canali statunitensi, anche se con l’ultima amministrazione Biden gli Stati Uniti avevano una posizione passiva nei confronti di quest’area, con Trump l’operazione geopolitica potrebbe divenire ancora più attiva, se non altro peri motivi economici che a lui sono tanto cari. Allora proprio dall’Ucraina verrrebbe tracciato il sentiero (o l’autostrada) che dal mediterraneo raggiungerà il Caucaso e oltre.
Che tutto non fili liscio lo dimostra la stessa decisione di Trump di confermare le sanzioni alla Russia e la parallela decisione UE del 16° pacchetto di sanzioni che entrerà in vigore a Marzo. Una spada di Damocle perennemente oscillante sulla testa di Putin.
In conclusione, se l’Europa piange nemmeno Putin ride e che magari sta già pensando che dopo l’Ucraina l’Europa potrebbe essere un alleato geopolitico tanto più a fronte dei due colossi Cina e Stati Uniti. Fantasie, certo, ma chi l’avrebbe mai detto che The Donal in poche settimane avrebbe sconvolto i Mondo?
