Dopo la diffusione dei dati Istat sulla fiducia di imprese e consumatori, si accende il dibattito e le valutazioni delle associazioni d’impresa e dei consumatori. Commentando i dati di febbraio, il direttore dell’Ufficio Studi della Confcommercio, Mariano Bella, ha sottolineato che “il dato di febbraio sulla fiducia d’imprese e famiglie è il sintomo di una economia che, pur mostrando complessivamente moderati segnali di recupero, stenta ad instradarsi su un percorso di crescita più consolidato e duraturo che coinvolga in modo diffuso le diverse componenti del sistema”.
“Se da un lato – ha aggiunto Bella – si consolidano i segnali di miglioramento del sentiment delle famiglie, con recuperi per tutte le componenti principali, la situazione sul versante delle imprese appare più complessa. Guardando con più attenzione ai giudizi espressi dalle famiglie si rileva come permangano elementi d’incertezza sugli sviluppi dell’occupazione e sulle possibilità di miglioramento dei bilanci familiari, mentre si rilevano attese e percezioni finalmente meno negative sull’andamento dell’inflazione. Questo potrebbe spingere favorevolmente la propensione al consumo. In parte, i segnali positivi emersi nella prima parte di quest’anno sembrano essere colti dagli imprenditori della distribuzione commerciale, grande e piccola, con attese di vendite in deciso miglioramento”.
“Meno positiva – ha aggiunto Bella – appare la situazione del manifatturiero, a conferma di come i segnali di marginale recupero siano ancora molto fragili e discontinui, anche per il permanere di una situazione internazionale complicata. Il recupero delle imprese di costruzioni, oltre a fattori stagionali, potrebbe essere stato spinto dall’accelerazione impressa alle attività legate al PNRR, di prossima scadenza, elemento che potrebbe contribuire positivamente alla crescita del primo quarto del 2026. Relativamente al turismo, che è da tempo una delle componenti più vivaci del sistema, la caduta della fiducia degli operatori va guardata con una certa cautela in considerazione della stagionalità che da sempre caratterizza gli andamenti economici del settore”.
Poi da registrare anche la presa di posizione della Confesercenti. Secondo questa confederazione la fiducia si consolida. A febbraio emergono, nel complesso, segnali positivi, che confermano un progressivo miglioramento del clima. I possibili scenari di incertezza globale rendono però difficile delineare scenari e traiettorie future stabili.
L’indice di fiducia dei consumatori aumenta di 0,6 punti, registrando il terzo incremento consecutivo. È un segnale che può indicare un progressivo consolidamento di aspettative più favorevoli sull’andamento dell’economia nel suo complesso, mentre rimangono più caute le valutazioni sulla situazione personale. Nel quadro generale, sembra delinearsi una fase ciclica sostenuta dalla crescita dei consumi delle famiglie, alimentata dal buon andamento del mercato del lavoro e dalla prosecuzione del recupero del reddito disponibile.
Il miglioramento si riflette anche nella fiducia delle imprese del commercio: +2,3 punti nella grande distribuzione e +4 punti nei piccoli esercizi, che recuperano la flessione del mese precedente e tornano sui livelli di dicembre. Da segnalare, però, la marcata riduzione dell’indice dei servizi turistici, in calo di quasi 17 punti in un solo mese, con un peggioramento di tutte le componenti. Resta debole anche il clima nel manifatturiero, che non sembra ancora aver invertito un ciclo discendente prolungato e registra un nuovo peggioramento legato soprattutto ai giudizi sugli ordini. Un elemento che sottolinea un certo pessimismo dovuto ad un contesto internazionale che continua a essere attraversato da forti elementi di incertezza. Pesano le tensioni geopolitiche, con i fronti ancora aperti in Ucraina e in Medio Oriente, e la svolta protezionistica dell’amministrazione statunitense. Inoltre, il questionario Istat – somministrato nei primi 15 giorni del mese – non incorpora ancora il possibile aumento dell’incertezza legato all’entrata in vigore dei nuovi dazi USA entrati in vigore il 24 febbraio dopo che le precedenti tariffe erano state annullate dalla Corte suprema degli Stati Uniti.
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