di Massimo Maria Amorosini
L’amianto continua ad essere uno spettro onnipresente in Italia. Purtroppo, aumentano i numeri di decessi per patologie asbesto correlate. Sono tanti, infatti, i cittadini, lavoratori privati e dipendenti pubblici, comprese le Forze Armate, che hanno subito esposizioni ad amianto, così come ad altri cancerogeni. Non sempre però il riconoscimento dei danni subiti dalle vittime, unitamente a quelli dei loro familiari, vengono riconosciuti. In tali circostanze, appare fondamentale l’impegno su scala nazionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che attraverso l’azione giuridica del suo presidente, nonché avvocato, Ezio Bonanni riesce a portare a casa importanti conquiste, mettendo in ogni circostanza i diritti delle vittime di amianto e degli altri cancerogeni al primo posto.
La vittoria giuridica del dipendente dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato
La Corte d’Appello di Roma ha confermato la condanna dell’INAIL all’indennizzo del danno biologico per l’insorgenza delle placche pleuriche di O.G., riconosciute come malattia professionale, scaturite a causa dell’esposizione ad amianto subita in ambito lavorativo all’interno dello stabilimento di Foggia del Poligrafico dello Stato. La stessa Corte di Appello ha altresì condannato l’INPS a ricostituire la posizione lavorativa del lavoratore per un periodo di 18 anni, ai fini dell’accesso anticipato al pensionamento.
Il dipendente O.G., 63 anni e di origini romane, ha prestato attività di lavoro presso l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, dall’aprile del 1982 ad oggi, per 22 anni presso lo stabilimento di Foggia e poi presso le altre sedi di Roma.
Gli accertamenti della Corte d’Appello hanno consentito il riconoscimento dell’esposizione ad amianto di O.G., che con la mansione di perito chimico cartaio nel laboratorio chimico dello stabilimento di Foggia, per 18 anni, è stato esposto a questo cancerogeno in alte concentrazioni, tali da indurre la malattia professionale di placche pleuriche con grado invalidante dell’8%.
La storia lavorativa di O.G., esposto ad amianto per quasi 20 anni
L’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, nel periodo che va dall’aprile 1982 al 2002, è stato un ente pubblico economico sottoposto alla vigilanza del Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica, poi privatizzato.
Il lavoratore O.G. è stato assunto dall’ente pubblico all’età di 20 anni, con mansione di “perito chimico cartaio” presso la Cartiera di Foggia, dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, dal 16.04.1982 al 02.04.2000.
La Cartiera di Foggia aveva in quel periodo circa 1400 dipendenti e produceva carta per usi dello Stato. La materia prima era costituita da cellulosa di paglia (proveniente da residui del grano del Tavoliere) e cellulosa acquistata tal quale. La paglia veniva trattata, sminuzzata, riscaldata, additivata con sostanze chimiche. Una delle materie prime indispensabili al trattamento della paglia ed allo sbiancamento della carta era il cloro, che veniva prodotto in loco utilizzando il metodo delle celle elettrolitiche, nel quale faceva parte anche un separatore a base di amianto.
Il lavoratore O.G. nello stabilimento di Foggia era addetto al laboratorio chimico che curava tutto lo stabilimento e fu assunto nell’ambito di un programma di sviluppo della produzione in senso ecologico, programma che riguardava le “celle elettrolitiche (Denora) a diaframma di amianto”. La elettrolisi riguardava l’acqua di mare e serviva a produrre il cloro necessario alla produzione di carta.
Il diaframma di amianto che separava le celle elettrolitiche era costituito da contenitori cilindrici lunghi 1 metro del diametro di alcuni cm riempiti di pasta di amianto. Quest’ultima andava costantemente sostituita, pertanto al reparto elettrolisi arrivavano di continuo sacchi di amianto in polvere che venivano aperti, riversati in un mescolatore che la trasformava in una pasta liquida, e a sua volta riversata nei contenitori cilindrici.
L’operazione di apertura sacchi, mescola, riempimento cilindri si svolgeva all’interno dello stesso ambiente delle celle, aumentando la polverosità dei luoghi lavorativi, già privi di sistemi di aspirazione delle polveri. Proprio in tale ambiente O.G. effettuava i prelievi di soluzione elettrolitica da analizzare, in particolare per analizzare le caratteristiche chimiche dell’ipoclorito di sodio prodotto dalle celle.
Le analisi dei campioni prelevati dalle celle, di tutte le acque di processo e di prodotti intermedi di produzione compresa la cellulosa, si effettuavano nel laboratorio utilizzando tutte le comuni tecniche di analisi di chimica industriale. Tale lavoro comportava il contatto quotidiano e continuo con forni da laboratorio “a muffola” coibentati con amianto, con le guarnizioni degli sportelli coibentate con amianto, guanti di amianto per proteggere le mani dal contatto con materiali caldi, retine spargifiamma di becchi Bunsen verniciate di amianto.
La Corte di Appello di Roma, grazie a un’attenta indagine e applicando la presunzione di esposizione qualificata ad amianto prevista dalla Legge 247/07 per le società oggetto di atto di indirizzo, ha confermato la condanna dell’INAIL all’indennizzo del danno biologico e quindi ad un importo di circa €15.000,00 e riconosciuto l’esposizione ad amianto per 18 anni, utile ai fini dell’accesso immediato al pensionamento e maggiorato nel suo importo di €300/400,00 mensili.
L’uomo ha finalmente ottenuto giustizia grazie al ricorso dell’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. “La Corte ha fatto valere il riconoscimento amianto, sulla base degli atti di indirizzo del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, che hanno accertato una esposizione dei lavoratori fino all’inizio delle bonifiche, ovvero fino al 02.10.2003, così ampliata con la Legge 247/07”, così ha commentato il legale a seguito della pubblicazione della sentenza.
