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Cos’è lo Stato e cosa non funziona nell’economia italiana. Il libro di Paolo Botta

di Antonino Galloni (*)

Uno stimato collega, Paolo Botta, ha pubblicato con Rogas (prefazione di Thomas Fazi) il suo ultimo libro, dal titolo: Cos’è lo Stato – capitalismo, democrazia e socialismo nel XXI secolo.

Dalle sue sempre interessanti 200 pagine vorrei estrarre un concetto fondamentale per tutti noi e, quindi, gramscianamente parlando, politico: non c’è solo la Politica degli eletti e degli elettori (con tutte le loro conseguenze governative e legislative); c’è anche un qualcosa – che, forse, finisce per comandare su tutti gli altri aspetti – che sarebbe improprio e impreciso definire “potere esecutivo”.

Esso, infatti, è il potere dello Stato – non quello Comunità di Costantino Mortati, ma quello “Persona” di Schmitt e Marx: i non eletti, ma nominati, eppure in grado di esercitare una legittimazione (di fatto) capace di imprimere indirizzi con la massima efficacia; prescindiamo, per ora, da una valutazione “di classe”, sebbene, dietro la loro nomina, oggi o, meglio, da pochi decenni, ci siano – in varie guise – le grandi società multinazionali.

Le dinamiche storiche e in prospettiva che Botta solleva, distingue e approfondisce sono anche passibili di una valutazione empirica da parte di chi, nei recenti decenni, ha svolto esperienze interne agli apparati stessi: ancora alla fine degli anni ’70 del secolo scorso, infatti, potevi scegliere di divenire funzionario pubblico (e rispondere, come recitava la Costituzione, alla Nazione); era, peraltro, ammessa la pluralità di pensiero ideologico sebbene, allora, predominasse la scuola cosiddetta keynesiana; nel giro di pochi anni, la schiera di rappresentanti di quest’ultima – nelle Università e nelle stesse amministrazioni – si assottigliò moltissimo per varie ragioni, alcune persino inspiegabili e misteriose; in seguito, all’inizio degli anni ’90, si estrasse dal cilindro la netta separazione tra politica e gestione; ma essa fu subito tradita e finì per produrre, grazie alla privatizzazione dei dirigenti e delle loro carriere, il passaggio da funzionari dello Stato (che rispondono alla Nazione) a funzionari del Governo che rispondono al sovraordinato Ministro.

Così, nella Storia della Repubblica, abbiamo visto uno Stato che interveniva nell’economia facendo diventare l’Italia una potenza mondiale non solo sotto il profilo industriale; allora, i funzionari dello Stato orientavano i Politici e resistevano alla loro smania di migliorare e servire il Paese; in seguito, politici unicamente interessati ai loro affari e funzionari, via via, sempre meno autonomi e costretti ad ubbidire.

Oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti; quasi nessuno dubita che dovrebbe esserci un radicale cambiamento; ma c’è chi sostiene che lo Stato debba e possa venir superato come forma e come sostanza; e chi, invece, come Paolo Botta, ritiene che occorra partire da una riflessione sulla insostituibilità dello Stato corroborata da una sua ripresa di funzioni nell’interesse di tutte le componenti della società e dell’economia.

Finché non si intraprende una delle due strade, quindi, è inutile aspettarsi qualcosa di decisivo e di seriamente utile dalle forze di governo e di opposizione, poiché gli apparati dello Stato non sanno e non vogliono esprimere un contributo che vada nella direzione del tanto necessario cambiamento.

(*) Economista, già direttore generale al Ministero del Lavoro

 

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