Secondo il Financial Times l’ UE ha aumentato le importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) russo nei primi tre mesi del 2026, nonostante i piani di graduale eliminazione delle forniture dalla Russia entro il 2027.
Secondo i dati del gruppo di ricerca energetica Kpler, le importazioni dal progetto Yamal LNG in Siberia sono aumentate del 17% raggiungendo i 5 milioni di tonnellate nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2025.
Ciò ha comportato una spesa stimata di 2,88 miliardi di euro da parte degli Stati membri dell’UE per il gas proveniente dal vasto impianto siberiano. .
Le importazioni complessive di GNL russo da parte dell’Europa hanno raggiunto circa 6,8 miliardi di metri cubi, in forte crescita rispetto ai 5,7 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente, toccando un record storico soprattutto a marzo.
L’aumento stimato della spesa dell’UE per il GNL russo nel primo trimestre si basa sul forte incremento dei prezzi del gas registrato il mese scorso. A marzo, il prezzo medio del gas in Europa si è attestato intorno ai 52,87 euro per megawattora (MWh), rispetto ai 35 euro/MWh di gennaio e febbraio.
Sul fronte energetico il 30 marzo il commissario europeo all’Energia, il danese Dan Jorgensen, aveva invitato gli Stati membri dell’Ue a ridurre il consumo di petrolio, in particolare nel settore dei trasporti, per far fronte al caro energia dovuto alle tensioni in Medio Oriente.
Gli Stati sono stati anche invitati a “esplorare la possibilità di aumentare l’utilizzo dei biocarburanti, che potrebbero contribuire a sostituire i prodotti petroliferi fossili e ad alleviare la pressione sul mercato”, , monitorando “gli sviluppi delle interruzioni dell’offerta di petrolio e le condizioni del settore, comprese le scorte commerciali, e a notificare tempestivamente alla Commissione eventuali rischi emergenti o cambiamenti significativi”.
La Ue di nuovo in crisi energetica ufficialmente rifiuta il petrolio e il gas russo preferendo l’austerity che, insieme ai prezzi energetici gonfiati, minaccia di colpire l’industria e le piccole e medie aziende.
Il 30 marzo il ministro italiano dell’Economia Giancarlo Giorgetti alla riunione del G7 finanze-energia aveva detto chiaramente che contro lo shock energetico causato dalla guerra in Medio Oriente serve “una rapida, coordinata e proporzionata risposta politica” definendo ilcaro-energia “un problema critico per le industrie energivore che rappresentano il 20% della manifatturiera italiana”.
A chiedere lo stop al bando dell’energia russa è anche l’amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi che propone di sospendere il bando al gas russo oltre alla tassazione europea delle emissioni Ets.
Intervenendo a Roma alla Scuola di formazione politica della Lega, l’ad di ENI ha chiesto a Bruxelles di cambiare rotta: “Io penso che sia necessario sospendere il bando che scatterà il primo gennaio 2027 sui 20 miliardi di Gnl (gas naturale liquefatto, n.d.r.) che vengono dalla Russia. E suggerirei anche, come sta dicendo il governo italiano, di rivedere anche l’Ets. Non dico che deve essere cancellata, ma deve essere sospesa, oppure redistribuita”.
Il 13 aprile il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che la Russia è pronta a continuare a fornire gas all’Unione Europea “se ci saranno volumi residui dopo le forniture ai mercati alternativi”.
La Ue oggi importa gas (a prezzi elevatissimi) soprattutto dagli Stati Uniti. I dati della Commissione relativi al 2026 mostrano che oltre due terzi del GNL importato finora nell’UE proviene dagli Stati Uniti. Ciò nonostante, i livelli medi di stoccaggio del gas nell’UE rimangano al di sotto delle medie normali in vista della stagione estiva di rifornimento.
Il commissario europeo per l’energia, Dan Jørgensen, il mese scorso ha difeso l’imminente divieto dell’UE sul GNL russo, affermando che sarebbe “un errore ripetere gli errori del passato”, ma Washington ha invece prorogato la deroga che consente ai Paesi di acquistare parte del petrolio e dei prodotti petroliferi russi soggetti a sanzioni per controllare i prezzi globali dell’energia durante la guerra contro l’Iran.
