Esteri

Cuba ,Trump allenta le sanzioni, ma prepara i piani militari

di Balthazar

A fine marzo, metre l’Iran in fiamme, una petroliera russa attracca all’Avana. con il via libera dell’amministrazione Trump. Una seconda è attesa questa settimana.

 

Nel mezzo: 6 milioni di dollari di aiuti USA a Cuba orientale, licenze per importare carburante dal Venezuela e trattative di commercianti di Miami per rifornire di gasolio gli ospedali cubani, strangolati dalle sanzioni, un modo per “sostenere la popolazione civile, osserva la Chiesa cubana”.

 

Distensione? Non proprio  

 

Lunedì scorso un aereo del Dipartimento di Giustizia è atterrato in silenziosamente all’Avana per recuperare un minore che l’FBI ritiene rapito da un genitore per un intervento chirurgico transitorio sull’isola.

 

La missione arriva dopo una rara visita dell’FBI per indagare su una sparatoria al largo di Cuba a febbraio: un cittadino USA armato e quattro cubani residenti negli States uccisi.

 

Intanto USA Today rivela: la Casa Bianca ha ordinato al Pentagono di accelerare i preparativi militari. Giovedì un drone della US Navy ha sorvolato Cuba in ricognizione. Il Presidente Díaz-Canel risponde: “Resisteremo con la guerriglia”.

Benvenuti nella “distensione armata” del 2026.

 

 

L’allentamento: petroliere, aiuti e aperture  

 

Oltre alle petroliere russe, Washington ha autorizzato aziende private a importare carburante, anche venezuelano. Cuba, dal canto suo, ha liberato prigionieri politici con la mediazione vaticana, allentato le restrizioni sull’impresa privata e aperto alla diaspora cubana negli USA. Sono i segnali che già a febbraio Responsible Statecraft indicava come base per un accordo complessivo.

 

FBI all’Avana, ma droni americani sul cielo di Cuba   

 

La collaborazione tra le forze dell’ordine tiene: il caso del minore e l’indagine FBI lo dimostrano,. ma la fiducia è a zero. Gli USA “non hanno operazioni imminenti contro Cuba in valutazione”, dicono. Eppure il Pentagono accelera i piani e la US Navy manda droni.

Al vertice organizzazione internazionale istituita nel 1973 per promuovere l’integrazione economica, la cooperazione e la politica estera comune tra 15 stati membri caraibici e 6 membri associati -CARICOM di Saint Kitts e Nevis – a fine febbraio, Washington aveva chiesto a L’Avana tre cose: rilascio prigionieri, riforme di mercato, risarcimenti per gli espropri post-1959.

 

L’accordo possibile, ma la mina è Miami  

 

Cuba tratta: è pronta a negoziare in cambio di investimenti USA nel petrolio e nelle infrastrutture, allentamento sanzioni e cooperazione su sicurezza e ordine pubblico. Il modello è quello di Witkoff e Kushner a L’Avana per chiudere, come ipotizza John Kavulich del US-Cuba Trade and Economic Council.

 

L’ostacolo è la Florida. Marco Rubio e l’ala dura cubano-americana vogliono cambi politici radicali, non solo economici. Ma per Trump le alternative sono peggio: più sanzioni spingono Cuba verso la Russia e l’opzione militare aprirebbe un secondo fronte mentre brucia l’Iran; l’immobilismo è un regalo a Rubio in vista delle elezioni di midterm a novembre.

 

Conclusione

 

Trump gioca su due tavoli perché non può permettersi di perderne neanche uno.

Inasprire le sanzioni significa regalare l’isola a Mosca, proprio ora che le petroliere russe tornano all’Avana. Attaccare significa incendiare il cortile di casa con l’Iran già in guerra e le elezioni di midterm a 6 mesi. Non fare nulla significa consegnare a Miami l’arma della sua “debolezza”.

 

Resta la possibilità di un accordo sporco. Petrolio e dollari in cambio di prigionieri, mercato e risarcimenti. La stessa intesa che veniva data per probabile a febbraio.

Il senatore Tim Kaine lo ha capito: la prossima settimana porta al voto una risoluzione sui poteri di guerra per impedire un blitz della Casa Bianca. Segno che il rischio è reale.

 

La chiamano diplomazia. Nel 2026, ma è l’arte di disinnescare le proprie bombe prima che esplodano. e di farle passare per aiuti umanitari.

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