A Pechino, dal 4 al 6 settembre, erano presenti i rappresentanti di tutti e 53 i paesi africani per partecipare al Forum of Chinese-African Cooperation (Focac).
L’importanza del summit ha presenziato con continuità del presidente della Repubblica Popolare, Xi Jinping, che nel discorso d’apertura ha annunciato l’elevamento al rango strategico le relazioni diplomatiche con i paesi africani ed ha incontrato vari tra presidenti e primi ministri. Il nono summit triennale di Pechino è stato quello del rilancio dell’influenza cinese nel “continente nero” , ma anche di un parziale cambiamento di strategia rispetto al passato.
Dal 2019,gli investimenti cinesi d erano progressivamente diminuiti e ora Pechino ha deciso di incrementarli. Per rinsaldare il legame e il suo ruolo egemonico in Africa, Xi Jinping ha annunciato un piano di investimenti ed aiuti economici da 51 miliardi di dollari nei prossimi tre anni , che dovrebbero consentire la creazione di un milione di posti di lavoro. Di questi, 31 miliardi sono di crediti e 10 di investimenti effettivi.
La Repubblica Popolare è già il primo creditore dei governi del continente. Secondo il Global Development Policy Center dell’Università di Boston, 41 tra istituzioni finanziarie per lo sviluppo, banche commerciali, enti governativi e aziende cinesi hanno concesso 1.306 prestiti a 49 paesi africani e a sette istituzioni regionali per un totale di 182 miliardi di dollari.
Fra le intenzioni di Pechino quella di estendere in Africa due piattaforme di pagamenti internazionali alternative al sistema SWIFT controllato dagli Stati Uniti, ampliando al tempo stesso l’impiego nelle transazioni commerciali dello yuan cinese e di alcune monete africane.
Fra i vari progetti alcune importanti infrastrutture sovranazionali, tra le quali ii collegamenti di carattere strategico come la linea ferroviaria che mira a colleghrrà le miniere di rame dello Zambia alle coste della Tanzania – e una rete di trasporti marittimi tra Cina e Nigeria. Tuttavia rispetto al passato Pechino preferisce sviluppare progetti di dimensioni più ridotte, ma più numerosi e meno rischiosi dal punto di vista finanziario.
Se nel 2021 Xi Jinping decise di rinunciare a costruire centrali elettriche a carbone fuori dal territorio nazionale, ora Pechino lavora su progetti “green”, utili a vendere gli impianti fotovoltaici e le batterie prodotte dalle proprie aziende o ad esportare veicoli elettrici sempre più difficili da piazzare sui mercati occidentali a causa dei crescenti dazi introdotti da Ue e Usa.
Altri progetti vanno dal sostegno a 100 università alla creazione di 25 centri di ricerca – che dovrebbero occuparsi, tra le altre cose, dello sviluppo nel continente della produzione di energia nucleare – passando allo sviluppo di 50 iniziative di carattere industriale.
Pechino intende inoltre estendere la cooperazione nel commercio elettronico, sviluppando un centro di cooperazione per la tecnologia digitale per realizzare mille progetti contro la malnutrizione, incrementando i fondi a disposizione della China-World Bank Partnership Fund, e sostenere l’organizzazione in Africa di eventi sportivi internazionali.
Xi Jinping ha poi annunciato progetti nel campo sanitario con lo sviluppo di 20 iniziative contro la malaria e la realizzazione di centri per la prevenzione delle malattie, mentre la Cina fornirà 141 milioni di dollari di aiuti alimentari d’emergenza ed inviare centinaia di esperti per lo sviluppo di progetti di welfare.
Per quanto riguarda il settore militare e la sicurezza. Il presidente cinese ha iannunciato nfatti annunciato la messa a disposizione di un miliardo di yuan destinati all’assistenza militare gratuita ai paesi africani, all’addestramento di seimila militari e di mille poliziotti. In programma c’è anche l’avvio di esercitazioni e pattugliamenti congiunti.
Appare evidente che, anche se molti dei progetti e dei finanziamenti decisi beneficiano le economie e le società africane, a trarne vantaggio sarà soprattutto Pechino.
Oltre che per rastrellare materie prime e scorte alimentari e trovare sbocchi sicuri per le proprie merci e produzioni in Africa, Pechino punta anche a trovare alleati geopolitici che sostengano i suoi interessi a livello internazionale.
Ma i paesi africani premono affinché la Cina ridimensioni il debito e apra maggiormente il mercato interno anche alle proprie merci, ad esempio la produzione agricola, oltre che alle materie prime estratte nel continente (Secondo il Fomdo Monetario internazionale un quarto delle esportazioni africane è già destinato alla Cina).
Al momento circa il 12% del credito privato e pubblico africano è detenuto da creditori cinesi, pubblici e privati.. Lo scorso anno, le esportazioni cinesi di veicoli elettrici nel continente sono cresciute del 291% e quelle dei pannelli solari del 57%.
,Pechino ha anche accettato una parziale cancellazione del debito per i paesi più poveri, oltre a iniziative di pressione nei confronti di altri creditori internazionali. Mentre si impegna a eliminare totalmente i dazi ancora esistenti nei confronti dei prodotti importati da 33 paese africani, economicamente meno sviluppati.
Purtroppo, il summit di Pechino è stato quasi del tutto ignorato in Occidente e valutato superficialmente o negativamente. Non è un buon segno nei confronti dei paesi africani. Si dovrebbe fare di tutto affinché l’Africa non diventi ancora una volta il continente dei conflitti e delle distruzioni, dove combattere delle “guerre per procura” come in passato.
Balthazar
