Esteri

Dall’evanescente spirito di Monaco a quello di Ginevra dove le illusioni si infrangono

 

di Giuliano Longo (*)

Una standing ovation, nota anche nel vecchio gergo sovietico come “applausi fragorosi e prolungati, tutti in piedi”, è stata l’accoglienza riservata dal Segretario di Stato americano Marco Rubio al suo discorso alla recente Conferenza di Monaco, quando ha sottolineato l’unità tra Stati Uniti ed Europa: “noi ( american ) rimarremo per sempre figli d’Europa”.

Il ripensamento è arrivato dopo quando gli osservatori hanno cominciato ad analizzare il discorso e il successivo viaggio del Segretario di Stato in Slovacchia e Ungheria – europei si, ma quelli cattivi filorussi –  dove ha sposato un europeismo di estrema destra affine alla filosofia del MAGA.

Lo “Spirito di Monaco” del Segretario di Stato si era quindi ridotto alla affermazione che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’euforia della vittoria e della ricostruzione europea, portò a quella che Rubio considera oggi una pericolosa illusione, quando ha osservato che questa è un’idea stupida, perché la minaccia principale per la civiltà europea è l’immigrazione e gli Stati Uniti non intendono essere “gli amministratori di un declino controllato” ha detto testualmente.

Certo, a Monaco si è trattato di un discorso brillante che ha creato l’impressione di una cooperazione transatlantica continua, anche in termini ideologici e militari.  

Ma riportarla in auge, visti i trend globali, compresi quelli demografici (migrazione), e l’attacco frontale in corso di un’agenda populista di destra, sostanzialmente condivisa dal Cremlino, è un’utopia ancora più grande della costruzione di una democrazia “globalista” liberale e universale.

Anzi,  la filosofia per costruire un (post)nuovo (dis)ordine mondiale è emersa in forma più concreta nei file di Epstein. Quando Bannon, consigliere di Trump durante il suo primo mandato, scrisse al maestro della corruzione sessuale “Rovesciamo Francesco”, cioè, il Papa eccessivamente di sinistra, mentre i veri nemici elencati erano nell’Ordine:  “i Clinton,   Xi, Francesco, l’UE”.

 Rubio, è da notare,  non ha detto nulla di significativo sulla Russia, come se non avesse alcun peso nell’architettura del disordine globale , ma ha solo incitato gli europei ad armarsi senza mai accennare alla “difesa di una civiltà comune ( statunitense ed europea )”.

La Russia è stata invece menzionata nel contesto dei negoziati e la buona notizia è che la gamma dei punti controversi si è ridotta; mentre la cattiva  è che proprio questi punti sono i più problematici.

Witkoff e Kushner sono a Ginevra per partecipare a un nuovo round di negoziati, quindi lo “spirito di Monaco” si sta muovendo verso lo “spirito di Ginevra” che invece, per ora,  è solo un incubo tormentato e inquieto.

Prima ancora di Ginevra aleggiò  lo “spirito di Anchorage”, che ricordava la Russia e la sua antica colonia dell’Alaska. Questo “spirito” si distinse per le sue “comprensioni” ancora misteriose e gelosamente custodite dai due interlocutori, Trump e Putin.

Lo “Spirito di Ginevra” potrebbe ricordare anche la soluzione di crisi del secolo scorso quando  la distensione, in clima di Guerra Fredda, arrivò  proprio attraverso le crisi – Cuba Vietnam ecc, attenuando i bollori bellicosi e generando un senso di responsabilità per la vita sulla Terra, minacciata dall’olocausto nucleare.

Ma purtroppo la  geografia stessa della nuova fase dei pre-negoziati sull’Ucraina non dà motivo di sperare in una pace duratura. Certo, Emotivamente ci si aspetta una svolta, mentre la ragione ci ricorda gli inamovibili punti di disaccordo.

Le elezioni presidenziali in Ucraina sono possibili solo durante un cessate il fuoco cui il Cremlino si oppone categoricamente. Le garanzie di sicurezza offerte dall’Europa all’Ucraina non soddisfano Mosca. L’idea di consegnare il Donbass alla Russia non conviene all’Ucraina.

Per non parlare delle “cause profonde” del conflitto, che non hanno fatto altro che aggravarsi: la NATO si è avvicinata alle “porte” della Russia e l’Ucraina ha acquisito un’identità europea, quindi un  livello di relazioni e fiducia internazionali non c’è e non ci sarà per molto tempo.

L’unico spirito che aleggia è quello dello scardinamento delle tradizionali relazioni internazionali (Iran, Venezuela, Cuba, Palestina ecc,) con una diffusione regionali inimmaginabile dopo la seconda guerra mondiale.

Dove gli interessi (petrolio terre rare dazi e contro-dazi guerre commerciali e riarmo anche nucleare e quant’altro) prevalgono su quelli della pace se non universale, almeno possibile.

E la politica  internazionale (ma non solo) va assumendo sempre più l’aspetto di una competizione che a suo tempo D’Alema (con non tanto raffinato cinismo) definì impastata da soldi, sangue e m…

(*) Analista Geopolitico ed esperto di politica internazionale

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