La guerra di Putin

Delegazioni di Usa e Ucraina si incontreranno a Riyadh, ma la guerra continua

di Giuliano Longo

Se gli USA e la Russia vogliono un accordo sull’Ucraina, Zelensky dovrà collaborare il che è tutt’altro che certo. Il risultato potrebbe essere che il presidente Trump non sia in grado di negoziare un accordo e in tal caso la guerra continuerà.

Gli Stati Uniti e l’Ucraina terranno il loro primo incontro a Riyadh per cercare di elaborare un “quadro di pace”., se Trump raggiungerà un accordo accettabile e fattibile, allora  avrà qualcosa da offrire ai russi. In caso contrario se “il quadro di pace” delineato non fosse  realistico, allora si ritroverà con un sacco vuoto e avrà difficoltà ad andare avanti con Putin.

In ogni negoziazione la posizione di apertura è un punto di partenza per un accordo, ma è insolito che una parte possa dettare qualsiasi accordo.Ciò che sappiamo è che gli USA lo vogliono per porre fine alla guerra e apparentemente i russi condividono questo punto di vista, ma vogliono un accordo rapido altrimenti vi rinunceranno.

I russi potrebbero continuare la guerra in Ucraina, approfittando dell’indebolimento del suo ‘esercito ucraino per la carenza  di aiuti  provenienti dall’Europa e della decisione di Washington  sospenderli  che comunque potrebbero venir ripristinati anche  con il ricorso degli Stati Uniti ad ulteriori sanzioni contro affiancando l’Europa nel suo pressing su Mosca. Ma è molto improbabile che The Donald faccia retromarcia, ne andrebbe della sua credibilità.

Uno degli ulteriori fattori negativi, anche se a prima vista può apparire marginale, è che  i russi hanno imparato in parte ad intercettarle gli  HIMARS e gli  ATACMS e potrebbero trasferire le conoscenze militari acquisite a Cina e Iran /se già non lo ha fatto) .

Ci sono ad esempio  già informazioni dell’intelligence militare americano secondo le quali dati estremamente sensibili su HIMARS e altri sistemi sono state anche vendute alla Cina da un sergente americano  di etnia cinese, in servizio attivo che ha sottratto addirittura   un intero hard disk Top Secret. Un gran favore a Pechino a danno degli Usa che stanno già posizionando quei sistemi sull’isola di Yomaguni vicina a Taiwan, con l’obiettivo di intercettare qualsiasi forza di sbarco cinese che attaccasse l’isola.

Allo stesso modo, Taiwan sta iniziando ad acquisire gli HIMAR sebbene le consegne siano state ritardate per un po’ di tempo  da Biden che forse ha sottovalutato la minaccia cinese nei confronti non solo nell’isola, che considera proprio territorio , ma anche sul Giappone  mentre gli USA  che ospita basi vitali dell’Aeronautica e della Marina degli Stati Uniti a  Okinawa.

A causa della sospensione nelle forniture di armi statunitensi, Zelensky è ora  costretto a sostenere una ipotesi di pace, ma senza dubbio insisterà affinché la Russia ritiri la maggior parte delle sue forze dall’Ucraina. Oltre a ciò, vorrà anche garanzie di sicurezza dagli Stati Uniti che lui definisce  “partnership di sicurezza”.

L’idea che l’accordo sui minerali costituisca i una garanzia di sicurezza, nella migliore delle ipotesi, è solo un debole arnese dal punto di vista ucraino. Ciò che Kiev vuole  veramente  sono gli stivali statunitensi  sul terreno, qualcosa che il presidente Trump, finora, ha escluso.

Zelensky voleva anche  un incontro con il presidente Trump che avrebbe incluso sia lui sia Keir Starmer dal Regno Unito ed Emanuel Macron dalla Francia. Al momento sembra che Washington abbia posto il veto a tale incontro, preferendone uno di alto livello , ma senza la presenza del presidente Trump.

Ciò mina l’unica vera leva di Zelensky, che è quella di usare l’Europa e la NATO in contrapposizione agli Stati Uniti e  finge di non capire  che questa sua strategia avrà l’effetto perverso di demolire la NATO stessa, soprattutto se gli Stati Uniti si trovassero in radicale contrapposizione con l’Europa tutta o alcuni paesi della Alleanza.

Già le contrapposizioni esistono nonostante esistono nonostante   l’amministrazione Trump tenti di scaricare le responsabilità degli Stati Uniti, che non sono solo quelle di Biden, ma risalgono addirittura a Clinton con la strategia dell’espansione ai confini della Russia della pressione atlantica.

In realtà, l’unica vera risorsa di Zelensky è quella di resistere e continuare a opporsi sulle concessioni alla Russia. Mentre ha giocato molto bene con gli europei resistendo agli  Stati Uniti, sinora ha respinto le varie proposte provenienti anche da Regno Unito, Francia e, in misura minore, dalla Germania, senza proporre  nulla di utile per  sbloccare la situazione.

Sarebbe un fantastico risultato positivo a Riyadh se si realizzasse questo accordo, ma Washington teme che, come suo solito,  Zelensky accetti una cosa per farne poi  il contrario o rimangiandosi la parola.

Detto questo,  Trump ha bisogno di un pacchetto da mettere sul tavolo con la Russia, considerando che i negoziati bilaterali al momento sono  bloccati finché gli Stati Uniti non riusciranno a trovare un accordo con Zelensky.

Nel frattempo la Russia continua a premere sull’esercito ucraino, guadagnando terreno anche nel territorio russo di Kursk occupato dagli ucraini,  ma anche  se costringesse   l’esercito ucraino alla resa (ipotesi per ora improbabile) otterrebbe il ben magro e terribile risultato di trovarsi una popolazione ostile per decenni  in un Paese distrutto da ricostruire nel più completo isolamento da parte dell’Occidente (già in corso) e non solo. Sempre ammesso che abbia la capacità economico finanziaria per ricostruire alcunche.

L’alternativa del presidente ucraino rimane quella di giocare la carta europea sino in fondo e non solo per la presenza di una forza della pace che non c’è, ma anche con un coinvolgimento sempre più diretto della NATO o almeno di alcuni Paesi aderenti.

Questo  gli consentirebbe di prolungare il conflitto, come dicono gli esperti forse di qualche mese o  sino a fine anno, ma difficilmente recupererà l’aiuto politico militare USA.

Eppure il presidente ucraino dovrà pure ottenere qualcosa che premi i 3 anni di resistenza  e giustifichi la ricostruzione del suo Paese con un enorme  afflusso di dollari, che probabilmente non sarà lui a gestire. Più persiste nella sua eroica resistenza, più insiste ad alimentare le divisioni Fra Usa ed Europa e minori sono anche le sue aspettative di sopravvivenza politica.

Ma una pace rapida conviene alla Russia non solo per la pressione di una opinione pubblica per ora sotto controllo e per superare le ormai evidenti strozzature economiche emergenti, ma soprattutto per ribadire il suo ruolo di potenza mondiale in un quadro geopolitico radicalmente cambiato.

Se la Russia ha la responsabilità dell’invasione (da Mosca giustificata con  l’espansione della NATO a Est degli ultimi 30anni) Zelensky oggi ha la possibilità di porre termine alle sofferenze del suo popolo, ma, come gli ha spiattellato in faccia Trump, non “ha le carte” per imporre le sue soluzioni.

aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 14.40

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