Politica

Dl Giustizia, indennizzi per i processi lunghi, Anf: “Il governo mira solo al risparmio”

Le nuove disposizioni sugli indennizzi per i processi troppo lunghi sembrano avere un unico obiettivo: far risparmiare chi quegli indennizzi li deve pagare, ovvero lo Stato. E le regole sulla decadenza appaiono sproporzionate e punitive. Questo il parere dell’Associazione nazionale forense che ieri, per il tramite del segretario generale Giampaolo Di Marco, ha partecipato all’audizione alla Camera dei deputati sulla conversione in legge del Dl Giustizia. Le modifiche alla cosiddetta legge Pinto (quella appunto sugli indennizzi), secondo Di Marco, sembrano dettate “da esigenze di bilancio dello Stato” e quindi si contraddistinguono “sotto il profilo finanziario per l’introduzione di termini ‘certi’ per la presentazione delle istanze, prevedendo la decadenza dal diritto all’indennizzo o alla liquidazione in caso di mancata presentazione della domanda o del suo rinnovo nei tempi previsti (un anno) e con le modalità (telematiche) stabilite”.

“LA PREVISIONE DELLA DECADENZA PER L’INDENNIZZO PUNISCE IL CITTADINO”

La norma, riconosce l’Anf, “ha certamente il merito di chiarire in modo preciso i termini di presentazione e le modalità da adottare, ma introduce una sanzione (la decadenza dal diritto al rimborso) persino per chi ha già presentato la domanda secondo la previgente disciplina e persino per chi abbia ottenuto il riconoscimento dell’indennizzo, ma non anche il pagamento (in caso di mancato rinnovo nel termine di un anno dall’entrata in vigore della norma)”. Insomma, scandisce Di Marco, “la previsione della ‘decadenza’ appare sproporzionata e punitiva, volta a perseguire esclusivamente un risparmio di spesa a discapito del potenziale beneficiario dell’indennizzo, finalizzato a risarcire il cittadino al quale è stato negato un giusto e rapido processo”.
“Invero- ricorda Di Marco- non solo il procedimento di riconoscimento dell’indennizzo è divenuto, nel tempo, lento come il procedimento giudiziario, tanto che si parla ormai di ‘Procedimento Pinto sulla Legge Pinto’ e sono state nel tempo inserite una serie di limitazioni sia sotto il profilo procedurale che sulla misura dell’indennizzo, ben inferiore a quello che era riconosciuto dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ma l’esecuzione dei provvedimenti di liquidazione è divenuta ancora più lenta, così da giustificare ulteriori ricorsi alla Corte Europea contro lo Stato”.

“CON LA NUOVA NORMA TROPPI OSTACOLI E PERSINO SANZIONI ALL’ESERCIZIO DI UN DIRITTO”

La nuova disciplina “importa poi ora ulteriori limitazioni alle azioni esecutive, esigenza funzionale all’Amministrazione per evadere tutte le pratiche pendenti tramite il sistema informatico esistente, ma che nasconde la presumibile vera finalità della norma, tesa a spostare in avanti il pagamento delle somme a favore degli aventi diritto a ricevere le somme spettanti, costretti ora a presentare una nuova dichiarazione alla quale è ora connesso un termine decadenziale”.
Si ritiene, è il parere dell’Anf, “che la norma non possa superare eventuali questioni di legittimità costituzionale per l’apposizione di eccessivi ostacoli all’esercizio di un diritto e più ancora possa comportare sanzioni nei confronti dello Stato da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, per violazione dei principi del giusto, equo e rapido processo”, conclude Di Marco.

“GLI OBIETTIVI PNRR SEMPRE PIÙ LONTANI, ‘NO’ ALLE SOLUZIONI TAMPONE

Una rincorsa contro il tempo con provvedimenti emergenziali e tampone per rispettare le scadenze del Pnrr, senza prevedere una vera riforma della giustizia di ampio respiro. Questo il parere dell’Associazione nazionale forense (Anf) che ieri, con il segretario generale Giampaolo Di Marco, ha partecipato all’audizione alla Camera dei deputati sulla conversione in legge del Dl Giustizia. Ha anche predisposto un elaborato che è stato messo agli atti nel quale ha sottolineato come non sia più il tempo delle soluzioni emergenziali ed estemporanee. La giustizia necessita di un approccio sistematico basato su risorse ed organizzazione. Distogliere le energie da alcuni settori per dirottarle su altri non attenzionati dal Pnrr, secondo Anf, equivale a nascondere la polvere sotto il tappeto.
Numerose le perplessità dell’associazione, a partire dall’articolo 1 (Disposizioni in materia di applicazione di magistrati e di Giudici Onorari di Pace) che mira a garantire la celere definizione dei procedimenti pendenti mediante interventi temporanei, volti a rafforzare le funzioni giurisdizionali di legittimità e di merito fino al 30 giugno 2026. “La norma- avverte Di Marco- si colloca in un’ottica dichiaratamente emergenziale e temporanea, senza prevedere un quadro di riforma strutturale” per superare “carenza di organico, inadeguatezza dei sistemi telematici e digitali, fatiscenza delle strutture giudiziarie e diseguaglianze nella distribuzione territoriale delle risorse”.
L’articolo 2 prevede che il Csm individui le sedi di Corte di Appello che non abbiano raggiunto gli obiettivi del Pnrr. A tali sedi potranno essere destinati sino a venti magistrati che abbiano avuto la prima valutazione di professionalità per lo smaltimento dell’arretrato per raggiungere gli obiettivi del Pnrr, con la previsione di indennità per i magistrati.
Anf “al riguardo osserva che la soluzione prospettata appare rivolta unicamente al tentativo di raggiungere gli obiettivi del Pnrr che paiono sempre più lontani e peraltro, nel fare ciò, impegna una parte considerevole di risorse umane generando un rallentamento di tutto ciò che è estraneo alle macroaree interessate dal piano”.
Numerose anche le perplessità sull’articolo 3 laddove prevede che, al fine di agevolare il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione della durata dei processi civili, il Csm possa disporre un’applicazione straordinaria di magistrati che, operando a distanza in uffici giudiziari diversi da quelli presso i quali sono applicati, definiscano da remoto almeno cinquanta procedimenti civili ciascuno entro il 30 giugno 2026.
Molti dubbi, infine, anche sull’articolo 4: a non convincere è la possibilità di assegnare ai magistrati fascicoli in materie rientranti nelle macroaree del Pnrr, accantonando, e quindi accumulando ritardi, quelli che non rientrano nelle macroaree. Anf propone piuttosto “che, a fianco alle misure emergenziali, venga previsto un piano strutturale di investimenti su organici, personale amministrativo e sistemi digitali, con un monitoraggio periodico sull’attuazione delle misure derogatorie e sulla loro efficacia nella riduzione dell’arretrato, definendo un orizzonte post-2026, per scongiurare il rischio che l’emergenza diventi la regola e per assicurare la sostenibilità della riforma”.

PROROGA PICCOLI TRIBUNALI, ANF PLAUDE: “NON SI PUÒ RINUNCIARE AL PRESIDIO DI QUESTI UFFICI”

Bene il mantenimento dei tribunali piccoli e isolani previsti dal Dl Giustizia. A plaudere è l’Associazione nazionale forense (Anf) che ieri, per il tramite del segretario generale Giampaolo Di Marco, ha partecipato all’audizione alla Camera dei deputati sulla conversione in legge del Dl. La norma prevede che l’efficacia delle modifiche relative alle circoscrizioni giudiziarie di L’Aquila e Chieti, compresa la soppressione delle relative sedi distaccate viene prorogata al primo gennaio 2027, mentre l’operatività delle sezioni distaccate di tribunale di Ischia, Lipari e Portoferraio viene prorogata al primo gennaio 2027. La riforma della geografia giudiziaria aveva previsto, per la corte di L’Aquila, il mantenimento dei soli tribunali di Chieti, L’Aquila, Pescara e Teramo, con la soppressione dei cosiddetti “tribunali non provinciali” di Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto. “Con successivi rinvii si era disposta la soppressione dei quattro tribunali a partire dal primo gennaio 2026, con difficoltà pratiche (si pensi ai rinvii delle udienze disposte per il 2026 senza sapere dove il fascicolo sarebbe stato trattato)”, osserva Di Marco.
“Si tratta- precisa ancora- di tribunali che, nelle loro limitate dimensioni, hanno una operatività spesso più efficiente di quelli che si vorrebbe lasciare”. Fin “dalla ventilata soppressione era apparso evidente che non si poteva rinunciare al presidio rappresentato da tali uffici giudiziari, tanto che il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge relativo alla modifica delle circoscrizioni giudiziarie che li stabilizzerebbe”.
L’Associazione, pertanto, “manifesta il proprio favore nella conservazione dei tribunali non provinciali, necessaria, anche in considerazione della sfavorevole situazione dei trasporti interni dell’Abruzzo, per dare risposta alla domanda di giustizia dei cittadini”, ringrazia Di Marco.
Anche il rinvio al primo gennaio 2027 della soppressione dei tribunali “isolani” di Ischia (circondario del tribunale di Napoli), Portoferraio (circondario di Livorno) e Lipari (circondario di Barcellona Pozzo di Gotto) “risponde all’esigenza di dare una vera giustizia di prossimità”. Si pensi, fa notare il segretario Anf, “alle difficoltà per i cittadini dell’Elba che, in assenza del tribunale di Portoferraio, dovrebbero recarsi in quello di Livorno, pur se i collegamenti con l’isola avvengono con il porto di Piombino, con la conseguenza di dover necessariamente affrontare diverse ore di trasferta sia all’andata che al ritorno”.
Anche i tribunali isolani “rientrano tra quelli che il disegno di legge del Consiglio dei ministri intenderebbe stabilizzare nell’ambito della modifica delle circoscrizioni giudiziarie”. Anf, sul punto, “non può che manifestare il proprio favore al mantenimento di questi uffici giudiziari, giustificati dalla difficoltà per i cittadini di raggiungere gli 11 posti sulla terra ferma”, chiosa Di Marco.

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