Primo piano

Dopo Putin e Trump, una doppia sfida per l’Europa

di Michele Rutigliano

Negli ultimi anni, abbiamo assistito ad un progressivo deterioramento delle relazioni internazionali. Da un lato, gli Stati Uniti, con le loro politiche commerciali sempre più aggressive, hanno imposto dazi e promosso un nazionalismo economico ostile al libero mercato. Dall’altro, la Russia di Putin ha mostrato le sue ambizioni espansionistiche,  prima  con l’invasione dell’Ucraina nel 2022 e poi,  col tentativo di alterare gli equilibri per la sicurezza in Europa. In questo scenario sempre più turbolento, l’Unione Europea si trova di fronte a una sfida esistenziale: rafforzare la propria unità politica, economica e strategica, per difendere i suoi interessi e il suo modello di democrazia liberale. La storia insegna che solo un’Europa forte e coesa può sopravvivere alle pressioni esterne e giocare un ruolo da protagonista nello scacchiere internazionale.

Il protezionismo americano: una sfida per l’economia europea

Dopo la Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti furono promotori di un ordine economico liberale basato sul libero commercio e la cooperazione economica. Tuttavia, con l’avvento della prima amministrazione Trump (2017-2021), l’America ha adottato politiche protezioniste, come l’imposizione di dazi su acciaio e alluminio e la revisione, su larga scala, degli accordi commerciali. Ma anche dopo Trump, elementi di protezionismo sono rimasti nella politica economica americana, spinti dalla necessità di rilanciare l’industria nazionale e contrastare la concorrenza cinese. Un atteggiamento, questo, che  rappresenta una  chiara minaccia per l’Europa. La sua economia, infatti, si basa essenzialmente sulle esportazioni e sul commercio internazionale. I dazi imposti dagli Stati Uniti hanno già avuto effetti negativi su diversi settori industriali europei, compromettendo seriamente la competitività delle sue imprese. Inoltre, le politiche di incentivazione all’industria americana, come l’Inflation Reduction Act, rischiano di attrarre investimenti europei verso gli USA, impoverendo il tessuto produttivo del nostro Vecchio Continente. L’Unione Europea, divisa e priva di una strategia comune, rischierebbe, così, di subire passivamente queste politiche. Solo un’Europa forte, con una politica industriale integrata e una strategia di autonomia tecnologica, può contrastare la dipendenza dagli Stati Uniti e competere su un piano di parità.

L’espansionismo russo e la minaccia alla sicurezza europea

Sul fronte orientale è tornata a farsi sentire la Russia, con le sue mire espansionistiche e le sue velleità neosovietiche. La sua aggressività non è un fenomeno nuovo. Fin dalla dissoluzione dell’Urss, Mosca ha cercato di mantenere la propria sfera d’influenza nello spazio post-sovietico, intervenendo militarmente in Georgia nel 2008, annettendo la Crimea nel 2014 e scatenando una guerra su larga scala contro l’Ucraina nel 2022. E’ chiaro l’obiettivo di Putin: destabilizzare l’ordine europeo nato dopo la Guerra Fredda e impedire l’integrazione dei paesi ex sovietici nelle strutture occidentali. E allora, se  il protezionismo americano rappresenta una minaccia economica, la politica estera russa è una minaccia esistenziale per la sicurezza europea

 

 

 

L’importanza dell’unità politica e strategica europea

La storia dimostra che solo attraverso l’unità, l’Europa ha potuto prosperare e difendere i propri valori. Nel XX secolo, le divisioni tra le nazioni europee hanno portato a due guerre mondiali, mentre l’integrazione post-bellica ha garantito oltre settant’anni di pace e sviluppo economico. Oggi, in un mondo sempre più multipolare, l’UE deve superare le proprie fragilità interne e diventare un attore geopolitico indipendente e influente. L’unione economica e monetaria ha rappresentato un passo importante, ma è necessario andare oltre, creando un’unione fiscale e un coordinamento più stretto delle politiche estere e di difesa. La crisi energetica scatenata dalla guerra in Ucraina ha dimostrato che la dipendenza da fonti esterne è un grave rischio: un’Europa forte deve investire in autonomia energetica e industriale, diversificando le forniture e puntando sulle energie rinnovabili. Allo stesso tempo, è fondamentale rafforzare i legami transatlantici senza rinunciare a una propria identità strategica. Gli Stati Uniti rimangono un alleato chiave, ma l’Europa non può essere solo una pedina nei giochi di Washington: deve avere una voce autonoma nelle questioni globali, dalla sicurezza al commercio internazionale. Oggi, però, l’UE si trova di fronte a una scelta cruciale: rafforzare la propria unità o rischiare di essere sopraffatta dalle pressioni esterne.

 

Tre obiettivi per il futuro dell’Europa

E allora  ecco i tre fronti su cui l’Europa dovrà agire:  Il primo è quello di una politica economica comune più ambiziosa. Serve un piano industriale europeo che riduca la dipendenza da attori esterni e rafforzi settori strategici come le energie rinnovabili, la microelettronica e la difesa. Inoltre, un’unione fiscale più integrata permetterebbe di rispondere meglio alle crisi economiche e di contrastare gli effetti del protezionismo americano. A seguire, una politica di difesa più autonoma ed efficace. La Nato resta un pilastro della sicurezza del continente, ma l’UE deve dotarsi di capacità militari proprie per rispondere a minacce esterne senza dipendere esclusivamente dagli Stati Uniti. La creazione di una forza di difesa comune, integrata con le strutture nazionali, sarebbe un passo essenziale per garantire stabilità e deterrenza. E infine, va creata un’identità politica più forte e riconoscibile. Per affrontare le sfide globali, l’Europa deve rafforzare la sua identità comune, basata su democrazia, stato di diritto e diritti umani. Ciò implica contrastare la propaganda russa, rafforzare i legami tra Stati membri e promuovere politiche che rendano l’UE più vicina ai suoi cittadini.  In poche parole, le sfide che l’Europa dovrà affrontare nei prossimi anni sono immense. Il protezionismo americano e l’espansionismo russo rappresentano due facce della stessa medaglia: un mondo sempre più dominato da potenze che privilegiano l’interesse nazionale rispetto alla cooperazione internazionale. In un contesto del genere, l’unica strada per l’Unione Europea è rafforzare la propria unità, sviluppando una politica comune non solo sul fronte monetario ed economico ma anche su quello industriale e militare. Solo così potrà difendere i propri cittadini,  il suo modello sociale e continuare a essere un faro di democrazia e libertà per tutti i popoli. L’Europa del futuro non può permettersi di essere debole e divisa: dovrà essere unita e determinata. Pronta a riaffermare i suoi valori e a giocare un ruolo di primo piano nel contesto geopolitico internazionale.

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