di Andrea Maldi
Donald Trump si dice sicuro di ridurre l’inflazione e di riportare gli Stati Uniti potenti, tuonando così sul suo social Truth: “ Visto che la Federal Reserve (FED) e il suo presidente JPow hanno fallito nel fermare il problema che hanno creato con l’inflazione, lo farò io riducendo le regole, riequilibrando gli scambi commerciali internazionali, rilanciando la manifattura statunitense e spingendo per la produzione energetica americana”. Per questo la FED, mercoledì scorso, ha decretato di mantenere invariati i tassi di interesse sui propri prestiti come era stato deciso a dicembre, in un gap compreso tra il 4,25 e il 4,5 per cento. Precedentemente, tra settembre e dicembre 2024, li aveva ridotti tre volte a causa del discreto andamento dell’economia.
I tassi di interesse sono lo strumento con il quale le banche centrali si servono per preservare i prezzi, ma è un compito per nulla facile e che, se non applicato con estrema dovizia, rischia di portare ad una recessione.
Del resto negli Stati Uniti il congelamento dei tassi era paventato principalmente per due motivi:
- l’aumento dei prezzi in questi ultimi anni dovuto dalle conseguenze della guerra in Ucraina e dalla pandemia da Covid19, ha portato l’inflazione a circa il 3 per cento che si attesta un po’ più alta rispetto alle stime del 2 per cento della Federal Reserve;
- il timore dell’introduzione di nuovi dazi – come minacciato da Trump -, il calo delle tasse e la deregulation possano provocare un ulteriore incremento.
“I recenti indicatori suggeriscono che l’attività economica ha continuato a espandersi a un ritmo sostenuto. Il tasso di disoccupazione si è stabilizzato su livelli bassi negli ultimi mesi, e le condizioni del mercato del lavoro restano salde… continueremo a monitorare i dati… saremo pronti, se necessario, ad adeguare la politica monetaria nel caso in cui emergessero rischi in grado di impedire il raggiungimento dei nostri obiettivi, ovvero la massima occupazione e la stabilità dei prezzi”, si legge nel comunicato stampa del braccio finanziario della Federal Reserve (Fomc), diffuso al termine della riunione di due giorni.
