Economia e Lavoro

Energia e carburanti, tutte le voci della protesta e dell’allarme

Tante associazioni di rappresentanza datoriale, sindacale e dei consumatori hanno levato le proprie voci per mettere in guardia il Governo da possibili disastri legati alla guerra scatenata da Stati Uniti e Israele in Iran. Da quella polveriera fino ad ora incontrollabile, potrebbero ricadere sul sistema Italia aumenti giustificati dalla crisi, ma anche frutto di speculazioni. Siamo andati a raccoglierle ea rendere pubbliche.

Federdistribuzione, responsabilità di tutti evitare aumenti ingiustificati dei prezzi

Federdistribuzione, in rappresentanza del settore del retail moderno, ha preso parte al tavolo convocato con urgenza dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con il Garante per la sorveglianza dei prezzi, Mr Prezzi, per un confronto sulle potenziali ricadute che le tensioni geopolitiche in Medio Oriente potrebbero avere sull’andamento dei prezzi al consumo. Lo comunica una nota dell’associazione, sottolineando che nel corso dell’incontro, Federdistribuzione ha rilevato “come il rischio che la forte incertezza sul fronte dei prezzi energetici e dei carburanti si trasformi in un fattore di instabilità e possa colpire l’intera filiera, con un impatto rilevante sul settore distributivo che, per via dell’elevata componente legata ai trasporti delle merci, al mantenimento delle catene del freddo e alla necessità di condizionamento degli ambienti, è fortemente energivoro”.

“Considerando che al momento è prematuro valutare quali possano essere gli effetti dell’attuale crisi, di cui al momento non si intravedono le prospettive temporali”, Federdistribuzione ha ribadito “l’importanza di mantenere alta l’attenzione lungo tutta la filiera affinché le attuali tensioni sull’energia non inneschino spinte ad aumenti dei prezzi non supportate da evidenze oggettive”. Il richiamo a un senso di responsabilità e collaborazione “deve coinvolgere tutti gli attori lungo la filiera, in un contesto caratterizzato, inoltre, da un andamento debole dei consumi”, aggiunge l’associazione. “Le imprese della Distribuzione Moderna manterranno il loro impegno per evitare dinamiche che possano scaricare costi non giustificati sulle famiglie e saranno vigili davanti a eventuali richieste ingiustificate di aumento dei listini dei beni di largo consumo”, termina Federdistribuzione.

Carburanti: Cgil, non basta monitorare i prezzi, Urso intervenga subito

“La riunione della Commissione di allerta rapida sui prezzi convocata dal ministro Urso rappresenta un momento utile di confronto, ma non ci si può limitare a un semplice esercizio di monitoraggio. La speculazione sui prezzi energetici è già in corso e rischia di produrre indebiti profitti lungo alcuni segmenti della filiera, con effetti inflattivi che finiranno per colpire imprese e lavoratori. Servono decisioni immediate”. È quanto dichiara il segretario confederale della Cgil Gino Giove.

“Occorre attivare subito gli strumenti già disponibili nell’ordinamento – sostiene il dirigente sindacale – a partire dalla sterilizzazione degli aumenti dell’Iva sui carburanti, destinando il maggiore gettito alla riduzione delle accise. Si tratta di un meccanismo previsto dalla legge finanziaria del 2008, che può essere attivato con un decreto ministeriale e che consentirebbe di attenuare nell’immediato gli effetti degli aumenti del prezzo del petrolio”.

Per Giove, “il ministro Urso deve farsi carico di quanto sta accadendo e introdurre rapidamente un correttivo che riduca l’impatto dei rincari. È positiva la proposta di convocare la Commissione con cadenza settimanale, ma se questo lavoro non si tradurrà in interventi concreti rischia di restare un esercizio sterile e una sequenza di lamentele inutili mentre i prezzi continuano a salire”. Il segretario confederale aggiunge che “nel corso della riunione la Cgil ha inoltre segnalato i rischi legati alle forniture di etilene, sottolineando come l’abbandono della produzione nazionale di questo prodotto di base della chimica esponga il Paese a crescenti criticità di approvvigionamento. In uno scenario internazionale instabile, la dipendenza dalle importazioni rischia di generare ulteriori aumenti dei prezzi lungo tutta la filiera delle plastiche, con ripercussioni su settori industriali strategici”. “La sicurezza energetica e delle materie prime non può essere affrontata solo con il monitoraggio dei prezzi, ma – conclude – richiede scelte industriali e interventi tempestivi per evitare che gli shock internazionali si traducano in nuovi costi per il sistema produttivo e per il lavoro”.

 Carburanti: Confcommercio, guerra non diventi pretesto per fare cassa

“L’aumento dei prezzi dei carburanti non diventi speculazione, anche perchè, se il prodotto c’è e le riserve tengono, eventuali aumenti incontrollati dei prezzi – in particolare per il gasolio – non hanno alcuna giustificazione. Nessun allarmismo, quindi, ma la guerra in Iran non può e non deve diventare un pretesto per fare cassa”. Così Pasquale Russo, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto.

“Pur in un quadro di grave tensione in Medio Oriente – prosegue Russo – è fondamentale mantenere un approccio improntato a equilibrio e responsabilità. In presenza di condizioni di approvvigionamento regolari e di un quadro che, allo stato, non presenta elementi tali da compromettere la disponibilità del prodotto, non vi sono ragioni per alimentare aumenti dei prezzi non coerenti con l’andamento reale del mercato”. “Serve una linea chiara da parte delle istituzioni. Per questo abbiamo chiesto al Governo di intervenire per evitare che il clima di incertezza internazionale si traduca in tensioni speculative che finirebbero per gravare sulle imprese – in particolare quelle del trasporto e della logistica – e, più in generale, sull’intero sistema economico. È evidente che qualora il quadro di crisi dovesse protrarsi – ha concluso il vicepresidente di Confcommercio – sarà opportuno valutare interventi mirati, come fatto durante la crisi energetica nel 2022, a sostegno dei comparti maggiormente esposti, come le attività legate alla mobilità delle merci e delle persone, oltre alle filiere logistiche e distributive, che rappresentano un’infrastruttura essenziale per il Paese”.

Carburanti: Figisc, speculazione su prezzi dovuta a mercati internazionali futures

“Una questione su cui in questi giorni sono state imbastite teorie sulla speculazione è quella delle riserve petrolifere (ossia petrolio disponibile e non acquistato ‘sull’unghia’). Le scorte (la cui misura è fissata dal DM MASE 09.05.2025), tuttavia, hanno finalità diverse, atte a scongiurare i blocchi di mobilità, come specificato dalla Direttiva 2009/119/CE del 14.09.2009: ‘Affinché gli Stati membri possano reagire con rapidità a casi di particolare urgenza o a crisi locali potrebbe essere opportuno consentire loro di usare parte delle loro scorte in tali situazioni. Non rientrerebbero in tali casi di urgenza o crisi locali situazioni derivanti dall’andamento del prezzo del petrolio greggio e dei prodotti petroliferi’. E se tali scorte avrebbero dovuto evitare gli aumenti, si ricorda che il petrolio non va nel serbatoio. Il petrolio comprato in un tempo X va raffinato e venduto come tale in un tempo Y, tenendo conto delle volatilità di prezzi in aumento o discesa in tale intervallo di tempo e dei costi di raffinazione, e le raffinerie si tutelano da queste volatilità con strumenti di natura finanziaria (crack spread). Le teorie sulla speculazione, pertanto, bene farebbero a puntare il dito verso gli speculatori a monte del mercato nostrano: ossia sul lucro dei “premi di rischio” incassati sul mercato cartaceo dei futures del greggio e dei raffinati nello scenario internazionale a ogni segno di crisi”. Così Figisc-Confcommercio in una nota.

“Ciò che si riversa sui mercati locali e giù giù sino alla rete distributiva – prosegue la nota – altro non è che l’impatto di tali speculazioni e individuarne i responsabili nei petrolieri di casa o nei gestori “furbetti” è non solo totalmente fuorviante, ma anche disinformante, improntato alla caccia alle ipotetiche streghe “nostrane”, pur sapendo che le streghe vere sono ingestibili ed inattaccabili perché stanno a livelli sui quali governi, GdF, Mister Prezzi, associazioni consumatori e infine gestori, non influiscono minimamente. La complessità ed incertezza sulla durata della guerra, le complicazioni delle restrizioni al libero traffico del trasporto dei prodotti (Hormuz), unite al fatto di dipendere da raffinatori esteri, rendono lo scenario ancora più complesso”.

“Ove questo shock dovesse peggiorare e protrarsi – conclude Figisc – difficile pensare di ricorrere a strumenti come la “sterilizzazione” dell’IVA, mentre occorrono misure ben più efficaci (come la riduzione delle accise come nel 2022) per assorbirne l’impatto, con tutto ciò che questo significherebbe – affiancandosi inoltre il problema del gas e dell’elettricità – in termini di pressione sui delicati e risicati equilibri di finanza pubblica”.

Carburanti: Federagripesca chiede lo stop temporaneo alle accise

Un intervento del Governo sulle accise dell’energia per compensare i rialzi di quest’ultima settimana, poiché è assolutamente impossibile per le aziende agroalimentari riuscire a scaricare completamente o anche solo in parte su distributori e consumatori finali l’aumento dei costi di produzione. È questa la richiesta avanzata dal Presidente di Fedagripesca Confcooperative Raffaele Drei che ha partecipato alla riunione della Commissione di Allerta rapida convocata oggi dal Ministero delle Imprese.

“C’è grande preoccupazione tra le nostre strutture cooperative trasformazione – ha spiegato il Presidente – per il costo del gas già raddoppiato e per l’incremento del costo dell’energia elettrica. Le quotazioni risultano in crescita e le previsioni per le forniture delle prossime settimane indicano un ulteriore possibile surriscaldamento dei prezzi. Non potendo intervenire sul costo della materia prima, il Governo potrebbe a nostro avviso attivarsi da subito con una misura di salvaguardia temporanea, magari per un mese o alcune settimane, per ridurre o bloccare le accise così da fare compensare anche solo parzialmente ingenti aumenti del costo energetico per le aziende”. “Si spera che il conflitto duri davvero duri poco e non vada oltre le due settimane”, ha argomentato il Presidente, che ha posto l’attenzione nel corso del suo intervento anche sulle difficoltà relativa alla logistica, con il blocco di diversi container già imbarcati o in transito che trasportano produzioni di ortofrutta fresca, mele e kiwi, nonché sui possibili aumenti dei prezzi delle commodities cerealicole, legati al rialzo dei noli e dei premi assicurativi sulle importazioni che sono schizzati in pochi giorni fino a un costo di 2 milioni per una nave”.

A preoccupare infine la federazione agricola di Confcooperative c’è l’aumento del costo del credito alle aziende che operano nei paesi dell’area coinvolta dal conflitto, a cui si aggiungono le incognite sulla solvibilità dei clienti presenti nei mercati interessati dal conflitto. “L’auspicio per le nostre produzioni made in Italy di conquistare nuovi sbocchi di mercato nei paesi emergenti – ha concluso Drei – rischia ora di tramontare poiché l’area del Medio Oriente è ormai preclusa e più in generale le condizioni di instabilità pesano come un macigno sull’operatività delle nostre aziende”.

Iran: Unem, no speculazioni, prezzo internazionale petrolio +26 cent/litro

“Dall’ultimo fine settimana il prezzo internazionale del gasolio è aumentato di 350 dollari a tonnellata (+47%), pari a 26 centesimi euro/litro, mentre la benzina, nello stesso periodo, è salita di 140 dollari (+21%), corrispondenti a 10 centesimi euro/litro. Siamo di fronte a tensioni che riflettono la situazione nello Stretto di Hormuz che si aggiunge al blocco delle importazioni dalla Russia, che forniva all’Europa circa 10 milioni di tonnellate su una carenza complessiva di 19 milioni”. Lo ha sottolineato il presidente di Unem Gianni Murano alla riunione della Commissione allerta prezzi convocata dal ministro delle Imprese del Made in Italy, Adolfo Urso, per approfondire l’andamento dei prezzi sui mercati energetici, con particolare riferimento ai prodotti petroliferi e ai carburanti, a seguito degli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran e del blocco dello stretto di Hormuz, che hanno generato significativi effetti sui mercati internazionali del greggio e, ancor più, dei prodotti raffinati. Murano ha ricordato “che gli incrementi dei prezzi consigliati indicati dal ministero, peraltro riferiti solo alle società petrolifere maggiori, sono comprensive dell’Iva, mentre le quotazioni internazionali sono espresse al netto, generando nell’opinione pubblica spesso percezioni distorte. Al netto dell’imposta – ha precisato – gli adeguamenti consigliati dalle principali società si confermano inferiori all’aumento effettivo delle quotazioni internazionali, come del resto rilevato dallo stesso Mimit, da cui il rischio di ulteriori aggiustamenti nei prossimi giorni se le cose non dovessero cambiare”.

Ha quindi invitato a considerare una platea più ampia di operatori per una lettura corretta del mercato, perché “focalizzarsi solo su quattro società – ha evidenziato – non rappresenta l’articolazione reale del settore carburanti che è molto più esteso e diversificato. Un’analisi più allargata può far emergere elementi molto utili alla comprensione delle dinamiche in atto”. Murano ha poi invitato a valorizzare maggiormente le potenzialità dell’Osservatorio Prezzi del Mimit, ritenuto “uno strumento in grado di individuare con immediatezza le anomalie sul territorio che, come riscontrato, presenta differenze di prezzo del gasolio fino a 27 centesimi di euro al litro nel raggio di soli 800 metri tra impianti appartenenti alle stesse reti di rifornimento”.

“Questi elementi – ha concluso – confermano un mercato molto più articolato sui prezzi di quanto si voglia far apparire e che necessita di un’attenta valutazione per individuare le aree da monitorare, in piena sintonia con quanto richiamato dal Ministro Urso. Serve attenzione, metodo e una lettura corretta dei dati. Solo così possiamo identificare le vere criticità e garantire trasparenza a consumatori e operatori”.

Red

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