La tensione tra Sudan ed Etiopia segna una nuova escalation nel Corno d’Africa a dimostrazione che la guerra civile sudanese sta travolgendo gli equilibri dell’intera regione
Khartoum accusa Addis Abeba di aver consentito l’utilizzo del proprio territorio per lanciare attacchi con droni contro obiettivi sudanesi, incluso l’aeroporto internazionale della capitale.
L’Etiopia sostiene che le Forze Armate Sudanesi sostengono e finanziano I secessionisti del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray che operano lungo il confine occidentale etiope. Dal 15 aprile 2023 il Sudan è precipitato nella guerra tra le Forze Armate Sudanesi guidate dal generale Abdel Fattah al Burhan e le Forze di Supporto Rapido di Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemedti.
Alla base dello scontro vi è il fallimento della transizione civile e la competizione tra apparati militari che avrebbero dovuto integrarsi dopo la caduta del regime di Omar al Bashir.
La riconquista di Khartoum da parte dell’esercito sudanese nel marzo 2025 ha rappresentato una vittoria simbolica per le SAF, ma non ha posto fine alla guerra.
Il governo ha ripreso gradualmente il controllo della capitale dopo il trasferimento a Port Sudan, mentre il Paese resta frammentato tra milizie, gruppi tribali, traffici d’armi e influenze straniere.
Al centro della tensione gli Emirati Arabi Uniti che, secondo Khartoum, hanno fornito uno dei droni abbattuti utilizzato dagli etiopi. Gli Emirati negano ogni coinvolgimento diretto, ma è noto da tempo che sostengano le Forze di Supporto Rapido sudanesi.
. Per gli Emirati il Sudan rappresenta un nodo strategico per il controllo del Mar Rosso, delle rotte commerciali, dei porti e delle risorse naturali. Oro, agricoltura, infrastrutture e collegamenti logistici rendono il Sudan decisivo per la penetrazione geopolitica verso l’Africa orientale.
L’Etiopia si trova oggi in una posizione vulnerabile.Priva di accesso diretto al mare, considera vitale la sicurezza dei corridoi commerciali e dei collegamenti portuali un deterioramento dei rapporti con Sudan ed Eritrea rischia di isolare il Paese.
Il Tigray resta uno dei principali fattori di instabilità con la guerra combattuta tra il 2020 e il 2022 che ha lasciato uno strascico di questioni irrisolte nonostante gli accordi di Pretoria.
Recentemete il Fronte di Liberazione del Tigrai ha insistito con Addis Abeba sul ripristino della propria amministrazione regionale prebellica che gli etiopi hanno interpretato come l’inzio di a una nuova fase di tensione armata.
L’accusa rivolta al Sudan di sostenere i secessionisti tigrini indicherebbe che il conflitto sudanese sta riaprendo il fronte settentrionale etiope, mentre si vanno deteriorando I rapporti con l’Eritrea.
L’accordo di pace del 2018 tra Addis Abeba e Asmara sembrava aver stabilizzato dell’area, ma la guerra del Tigray ha riacceso le polveri di un conflitto storico.
Oggi l’Etiopia accusa l’Eritrea di sostenere gruppi armati ostili all’interno del proprio territorio, mentre Asmara respinge ogni addebito.
Il Corno d’Africa sta diventando in uno dei principali teatri di competizione geopolitica internazionale. Mar Rosso, accesso all’Oceano Indiano, rotte energetiche, porti e basi militari rendono la regione cruciale per gli equilibri tra Africa e Medio Oriente.
Di qui gli interessi degli Emirati che sebbene alle prese con il conflitto con l’Iran, mirano ad estendere la loro influenza verso le rotte del Mar Rosso accentuando le tensioni con L’Arabia Saudita altrettanto ed esistenzialmente interessata a quelle rotte.
E sebbene il rischio non sia quello di una guerra vera e prorpia tra Etiopia e Sudan potrebbe allignare un conflitto regionale non ufficiale , ma combattuto attraverso droni, milizie, finanziamenti esterni e operazioni clandestine.
In questo scenario il Corno d’Africa entra in una fase di instabilità dove Sudan, Etiopia, Eritrea e gli attori esterni possono innescare tensioni con il solo attacco di un drone, un’incursione di frontiera o una nuova accusa diplomatica.
G.L.
