Esteri

Giappone, dal pacifismo costituzionale a potenza militare entro 2030. Vantaggi e rischi

di Giuliano Longo (*)

 

Tokio intende riarmarsi dopo decenni di apparente pacifismo, che ora viene gettato alle spalle dal governo di destra presieduto dalla signora Sanae Takaichi.

 

Sullo sfondo il timore che una eventuale distensione Cina. USA possa sfociare in una graduale integrazione di Taiwan nella Repubblica Popolare di cui si avvertono già alcuni segnali con la recente visita della leader dell’opposizione dell’Isola che comunque controlla la maggioranza al parlamento Taiwanese.

 

Ma cresce anche il timore di un graduale disimpegno americano in termini di difesa e una certa sfiducia nella volubilità di Trump nelle sue strategie geopolitiche.

 

E’ innegabile che con l’ascesa di Takaiki al governo – che spesso ha manifestato intenzioni bellicose contro la Cina ergendosi a paladino della difesa di Taiwan resuscitando reminiscenze ideologiche militariste – le relazioni con la Cina sono notevolmente peggiorate.

 

Perché il Giappone si riarma  

La Cina sta indubbiamente espandendo la sua potenza navale, ma anche la sua “pressione” su Taiwan schierando le sue 370 navi militari contro le 50 giapponesi.

 

Non solo, la  Corea del Nord ha già effettuato oltre 30 test missilistici nel 2025, e alcuni suoi missili hanno la sua isola più a Nord di Hokkaido.

 

Ma c’è anche il fronte contestato delle isole Curili controllate da Mosca, ma che Tokio rivendica , mentre Cina e Russia recentemente hanno tenuto esercitazioni navali in quelle acque.

 

Cosa è cambiato legalmente  

L’art. 9 della Costituzione giapponese rinuncia alla guerra – quella italiana la ripudia -, ma dal 2014 viene reinterpretata e – per la prima volta – consente a Tokio di esportare armi ai Paesi “che condividono valori” dopo il bando totale del 1967, fra I quali, a quanto pare, anche l’Ucraina.

Inoltre dallo scorso aprile è in corso la discussione sulla revisione costituzionale per incrementare “Forze di autodifesa” – che già esistono – e legittimare strike preventivi contro I possibili nemici, mentre le spese per la difesa attualmente pari all’1% del PIL – verranno elevate a 275 miliardi di dollari, al 2% del PIL.

 

I contrasti con i paesi vicini

 

La Cina: accusa Tokyo di “risvegliare militarismo” che l’ha colpita duramente e sanguinosamente con l’invasione del1937. Per reazione .ha già introdotto nei suoi confrnti una limitazione di esportazione di terre rare imponendo dazio sull’export cinese soprattutto della pesca. Peraltro già penalizzata dal fatto che la Russia ha sopseso il vigente trattato per la pesca nelle isole Curili.

 

Come la pensano i giapponesi

 

Questo il quadro che in parte giustifica le apprensioni di Tokio e che comunque – almeno dai più recenti sondaggi – vede il 52% della popolazione favorevole al riarmo anche se il Giappone deve fare I conti con il calo demografico impedendole di reclutare giovani per una forza di difesa che oggi è mediamente di 36 anni fra i militari attivi

 

Con un debito pubblico ormai al 260% l’incremento alla spesa militare aumentato al 2% significa un aumento della imposizione fiscale che già sfiora il 40% per le aziende.

 

Il Giappone è già difeso

 

Ma ha il vantaggio delle alleanze e accordi militari oltre che con gli Stati Uniti, con Australia-India. Accordi accesso con Filippine, Vietnam e Regno Unito.

 

Tuttavia, almeno per ora, Missili e portaerei giapponesi non servono a invadere nessuno, ma a far pagare alla Cina un prezzo altissimo se tocca Taiwan facendo di Tokio il primo tappo alla catena di isole che circondano Taiwan.

 

Senza contare la base americana di Okinawa che è una pistola puntata su Taiwan e che garantisce al Giappone di non venire invaso per difendersi, a meno che non chieda il permesso agli stati Uniti, ma in caso di emergenza non si sa mai.

 

Quindi il Giappone – ormai prossimo a diventare una grande potenza militare, forse la terza al mondo – sta abbandonando 80 anni di pacifismo forzato con l’obiettivo di deterrenza nei confronti della Cina e della Corea del Nord.

 

Il problema tuttavia è che il suo riarmo alimenta la corsa agli armamenti nell’area del Pacifico orientale e le tensioni con vicini.

 

Sin qui una posizione giustificabile in termini di sicurezza nazionale, ma c’è un aspetto più preoccupante..

 

Il Giappone vuole la sua bomba atomica?

 

Ufficialmente: no. Ma fra le sue èlite è noto pubblicamente che il dibattito è aperto, mentre è altrettanto noto che già dispone delle capacità tecniche per farsela.

 

Attualmente valgono ancora I tre principi nucleari sanciti nel 1967: non possedere, non produrre e non permettere l’introduzione di armi nucleari sul proprio territorio cui va aggiunto, inoltre il Giappone ha sottoscritto l’Accordo di non Proliferazione del 1970.

 

E in ogni caso la sua vera protezione rimane l’ombrello nucleare americano confermato da Biden nel 2023 e da Trump nel 2025.

 

Va anche detto che sondaggi di aprile rivelano che il 73% dei giapponesi sono contrari ad avere la bomba propria, ma – qui sta il dettaglio del diavolo- il 41% sono favorevoli a “discuterne” se gli USA si ritirano da Asia..

 

ll che è improbabile ma lascia nell’ambiguità la possibilità che gli Stati Uniti riducano il loro impegno militare pur mantenendo la solida alleanza.

 

L’altro quesito è se il Giappone la bomba è gia in grado di farsela da solo?

 

Domanda retorica perchè è universalmente noto che il Giappone, delle 47 tonnellate di Plutonio stoccate nel mondo 9, si trovano sul suo territori, mentre l’impianto di Rokkasho è in grado di arricchirne al 20%.

 

Ovviamente nessuna testata è stata ancora costruita, ma il know-how è già in possesso della Mitsubishi per un progetto che potrebbe concretizzarsi in 6 mesi per prima bomba grezza, e in un anno per una testata miniaturizzata veicolata da missili di cui Tokio dispone

 

Teoricamente per Pechino questa “bomba in un cassetto” rappresenterebbe già una deterrenza sempre che Tokio voglia rischiare altre Hiroshima e Nagasaky.

 

(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale

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