Economia e Lavoro

Ex Ilva, cronache di una rottura annunciata. Occupata la fabbrica di Genova

Pochi istanti di assemblea e poi la decisione di occupare la fabbrica e di manifestare, questa la scelta fatta dai lavoratori d dell’ex Ilva a Genova in sciopero che hanno scelto di occupare lo stabilimento e la strada della mobilitazione per protestare “contro il blocco degli impianti del nord e il piano che prevede l’aumento della cassa integrazione straordinaria fino a 6mila unità”. I lavoratori con i mezzi si sono poi mossi in corteo verso la stazione ferroviaria di Genova Cornigliano, dove si terrà un presidio ad oltranza. Il secondo incontro nell’arco di una settimana tra governo, commissari e sindacati, che si è tenuto a Palazzo Chigi, si chiude con la decisione di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil di andare allo sciopero. I sindacati accusano il governo di aver messo sul tavolo un piano di dismissione del siderurgico, con il ricorso alla cassa integrazione fino a 6 mila lavoratori. Da qui la proclamazione dello stop in tutti i siti del gruppo: l’obiettivo “è il ritiro del piano del governo e la ripresa della discussione sulle condizioni dei lavoratori e del futuro degli stabilimenti, coerentemente al piano di ripartenza condiviso con le organizzazioni sindacali”. “Il governo ha confermato il piano di chiusura dell’ex Ilva”. A dirlo è il segretario generale Fiom Cgil Michele De Palma: “Abbiamo chiesto all’esecutivo di sospendere la decisione e abbiamo chiesto che intervenisse la presidente del Consiglio. La risposta è stata la conferma del piano. Per questo abbiamo deciso di dichiarare lo sciopero, articolato in tutti gli stabilimenti”. Per il leader dei metalmeccanici Cgil è necessario che il governo “assicuri le risorse per dare continuità alle attività che in questo momento sono in una situazione drammatica di crisi”. De Palma così conclude: “Continuiamo a pensare che le condizioni per la gara non ci sono e che, invece, ci sia bisogno di un’azienda partecipata pubblica che possa gestire il processo di decarbonizzazione garantendo l’occupazione”. “Dal primo marzo non ci saranno più 6 mila lavoratori in cassa integrazione, ma ci sarà la totalità dei lavoratori”. Così il segretario generale Uilm Uil Rocco Palombella: “Visto che questa cassa integrazione durerebbe fino a febbraio, abbiamo chiesto cosa succederà dal primo marzo. E loro non sono stati in grado di dircelo”. Per l’esponente sindacale, il governo “si assumerà una grande responsabilità: mettere sul lastrico più di 10 mila lavoratori. Questa è una sciagurata idea che porta alla chiusura dell’ex Ilva e anche di altri importanti siti siderurgici”.

Red

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