Procedere con “necessità e urgenza” al ripristino nel nucleo familiare per “interrompere il processo di disgregazione dei riferimenti fondamentali dei minori” e “prevenire l’evoluzione del disagio in forme più gravi e strutturate”. Sono le conclusioni a cui giunge il nuovo parere tecnico prodotto dallo psichiatra Tonino Cantelmi e dalla psicologa-psicoterapeuta Martina Aiello, consulenti tecnici di parte del team difensivo dei coniugi Trevallion-Birmingham, genitori della “famiglia del bosco”. Secondo i due consulenti il quadro clinico dei tre bambini “segnala una condizione di sofferenza psicologica significativa e progressiva, direttamente correlata allo sradicamento subito e alla persistente discontinuità dei loro riferimenti affettivi, educativi, identitari e organizzativi che avevano sostenuto il loro sviluppo fino al momento dell’ingresso nella struttura”. Segnali che, sottolineano, “non possono essere considerati transitori né adattivi, ma configurano un rischio concreto di cristallizzazione del disagio e di compromissione delle traiettorie evolutive”. Ecco perché, concludono i consulenti tecnici della difesa, “ogni ulteriore ritardo nel ripristino della continuità affettiva e familiare espone i minori al pericolo di un aggravamento del quadro psicologico, rendendo progressivamente più complesso e meno efficace qualsiasi successivo intervento riparativo”. Nella relazione, di cui LaPresse ha preso visione, viene rilevato il “cambiamento drastico e non giustificato nelle principali dimensioni della vita quotidiana” dei tre figli della coppia dopo il loro inserimento in casa-famiglia, a partire dalle abitudini alimentari e dall’introduzione di “alimenti industriali e zuccheri processati, alimenti attualmente ricercati in modo marcato e talora compulsivo, soprattutto in concomitanza di momenti di maggiore intensità emotiva (in particolare durante e dopo le videochiamate con la madre)”; una “possibile modalità compensazione di stati di malessere affettivo e di tensione interna”, secondo i consulenti. Viene inoltre evidenziata l’alterazione dei cicli fisiologici determinata dal cambiamento degli orari di addormentamento e risveglio, con “l’introduzione della visione della televisione nelle ore serali, pratica totalmente assente nella precedente organizzazione familiare, che ha contribuito a una significativa difficoltà nella fase di addormentamento”. Si parla poi di “esposizione frequente e prolungata a contenuti audiovisivi, inclusi cartoni animati, film e videoclip musicali con elementi espliciti e violenti, precedentemente non presenti nella vita dei minori”, accompagnata “a una marcata riduzione dell’attività fisica e del gioco attivo, con una prevalenza di attività sedentarie”. Si fa notare infine il passaggio da un ambiente “fortemente caratterizzato dall’apertura verso l’esterno e da una rete relazionale spontanea con altri bambini di età diverse ma affini, in contesti informali e naturali”, all’ambiente della casa-famiglia dove “i minori si trovano invece inseriti in ambienti prevalentemente chiusi e rumorosi, che ospitano prevalentemente adolescenti, una neonata e un solo bambino coetaneo, in condizioni di plausibile disagio”. Tutti mutamenti che per i consulenti tecnici della difesa “non appaiono circoscritti a singoli aspetti della quotidianità, ma coinvolgono simultaneamente e in modo trasversale le principali funzioni regolative dello sviluppo, con conseguenze significative sul piano fisico, emotivo, relazionale e identitario”, e che “incidono in modo particolarmente grave sulla dimensione dell’appartenenza familiare”; un processo che “genera nei minori un vissuto di sradicamento affettivo, in cui ciò che appartiene alla propria origine familiare viene implicitamente invalidato”.
