di Margherita Lopes (*)
Garbagnate Milanese (Milano) Non bastavano il conflitto in Iran e il blocco di Hormuz. “Abbiamo crisi politiche, economiche, sanitarie. C’è un focolaio di Hantavirus non lontano da noi e questo evidenzia la priorità dell’industria della salute”. Ad analizzare le tante sfide per le imprese produttrici dei farmaci è il presidente di Farmindustria Marcello Cattani, dall’evento ‘Innovazione e produzione di valore’ nello stabilimento Bayer di Garbagnate Milanese, che festeggia 80 anni di attività. Il pharma è “il primo settore manifatturiero italiano. Ma dobbiamo creare le condizioni affinché aziende come Bayer possano restare in Italia” insiste Cattani. Come? “Dobbiamo continuare, insieme a Regione Lombardia e al Governo, sul percorso delle riforme. Dunque bene il Testo unico sulla farmaceutica, bene il messaggio di Giorgia Meloni sull’industria farmaceutica diventata la Ferrari, la Lamborghini dell’Italia”. Un patrimonio che, ragiona Cattani, deve essere difeso anche dalle politiche dell’Mfn (Most Favoured Nation) e dall’incremento di costi dell’energia.
In più c’è la crisi di Hormuz. “Al momento non c’è un problema tangibile di carenza dei farmaci” legato al conflitto in Medio Oriente. Ma “se questa crisi tra Stati Uniti e Iran dovesse perdurare” potrebbero “aumentare gli stati di carenza. Oggi produrre antibiotici, neurolettici, antipertensivi diventa complicato”, lamenta Cattani. C’è già “un problema tangibile nella struttura dei costi delle imprese, perché quando gli ingredienti attivi aumentano del 100% in due mesi, l’alluminio del 120%, la plastica del 40%, la carta del 35%, produrre un antibiotico che ha un valore riconosciuto di un euro e mezzo a mese di terapia diventa impossibile”, aggiunge Cattani. Insomma, a risentirne sono “quei farmaci scarsamente valorizzati dal Sistema sanitario. E questa è una debolezza strategica”.
“Dobbiamo chiarire che non stiamo parlando di situazioni di criticità nell’immediato. Ma abbiamo a che fare con un mondo sempre più frastagliato, in cui le difficoltà di supply o l’aumento dei costi sono elementi che devono essere tenuti molto presenti e che cambiano il modo di fare impresa, rispetto a quello che avveniva fino a qualche anno fa”, evidenzia Lucia Aleotti, componente del Comitato di Presidenza di Farmindustria, parlando ai giornalisti. “La farmaceutica, a differenza di tutti gli altri settori, non ha la possibilità di riversare a valle gli aumenti di costi – rimarca l’azionista del Gruppo Menarini – Quindi se, ad esempio, l’alluminio aumenta del 120% ed è fondamentale nel confezionamento dei farmaci, oppure salgono i costi del carburante, questi sono tutti elementi che oggi portano una sfida alle nostre produzioni. Ma nel momento in cui c’è un dialogo aperto tra imprese e istituzioni, questi problemi si mettono sul tavolo e si risolvono congiuntamente”.
Quanto all’Hantavirus, per Cattani “è una situazione ben circoscritta, ma è anche un monito che riporta la memoria indietro negli anni e ci dice che non possiamo abbassare la guardia. Sappiamo che una nuova pandemia arriverà, ma dove e quando non lo sappiamo. Questa non è una situazione minimamente paragonabile a quella di Covid-19: sono pochi cittadini coinvolti da questa zoonosi. Ma la strada per arrivare a un vaccino è assolutamente percorribile, anche se siamo confidenti che non ve ne sarà l’esigenza, perché da focolaio l’Hantavirus non diventerà epidemia e pandemia”. Ma l’industria farmaceutica “è preparata a gestire situazioni di questa natura”, rassicura il numero uno di Farmindustria.
Infine c’è il nodo della spesa per i farmaci. “L’Italia sta vivendo una fase demografica in cui l’invecchiamento della popolazione cambia i bisogni di salute. Chi parla di spesa farmaceutica fuori controllo sta dicendo il falso”, ribadisce Cattani. “C’è un trend strutturale di crescita della spesa farmaceutica innovativa legata alla componente ospedaliera, che è sempre stabilmente attorno al 6,5%. Questo vuol dire che cambiano i bisogni e anche le logiche di valore”. Per il presidente di Farmindustria la sfida per il settore in Italia è duplice: “Dbbiamo gestire l’Mfn. Gli Stati Uniti vogliono essere meno legati a Europa, Cina e India e quindi noi dobbiamo ribilanciare il valore” dei farmaci, “investendo di più in ricerca e riconoscendo più valore” a questi prodotti.
(*) La Presse
