“Sicurezza in mare e carenza di assistenti bagnanti: il fallimento della riforma voluta da Barelli impone un ritorno alla normativa precedente”. Lo sottolinea Fabrizio Licordari, Presidente Nazionale Assobalneari It lia “La proposta di ricorrere all’intelligenza artificiale per sopperire alla drammatica carenza di assistenti bagnanti sulle coste italiane rappresenta il segnale evidente del fallimento della riforma che ha modificato il sistema di formazione e abilitazione degli addetti al salvamento. Così in una nota Assobalneari. Una situazione gravissima che Assobalneari Italia denuncia da tempo e che oggi rischia di compromettere concretamente la sicurezza della balneazione nel nostro Paese.- dice-La riforma voluta dall’onorevole Paolo Barelli, ormai ex capogruppo alla Camera di Forza Italia e presidente della Federazione Italiana Nuoto (FIN), ha infatti stravolto un sistema che per decenni aveva garantito formazione, presenza capillare e qualità professionale attraverso una pluralità di soggetti storicamente impegnati nel salvamento marittimo, come la Società Nazionale di Salvamento, gli Angeli del Mare e altre organizzazioni riconosciute.
L’effetto concreto della nuova disciplina è stato quello di concentrare progressivamente il sistema formativo e autorizzativo, determinando: una drastica riduzione del numero di nuovi brevetti; un aumento dei costi di formazione; minore disponibilità di personale qualificato; difficoltà crescenti per stabilimenti balneari e strutture turistiche nel reperire assistenti bagnanti.
È sotto gli occhi di tutti come la riforma abbia finito per favorire in modo sostanziale proprio la FIN, federazione presieduta dallo stesso Barelli, creando un sistema che ha fortemente ridotto il pluralismo formativo esistente in precedenza e penalizzato le altre storiche organizzazioni impegnate nel salvamento marittimo.
Oggi, paradossalmente, invece di affrontare le cause del problema, si arriva a ipotizzare il ricorso a sistemi di intelligenza artificiale e sorveglianza tecnologica come soluzione emergenziale.
L’intelligenza artificiale può certamente rappresentare un supporto tecnologico utile, ma non potrà mai sostituire: la presenza umana; la capacità di intervento immediato; il giudizio operativo; l’esperienza e la responsabilità di un assistente bagnanti qualificato”, dice Assobalneari
“La sicurezza in mare non può essere affidata esclusivamente ad algoritmi, sensori o telecamere.- prosegue-Occorre invece avere il coraggio di affrontare il vero nodo politico e normativo: la riforma ha prodotto effetti negativi sull’intero sistema del salvamento italiano.Non a caso, il TAR Lazio ha recentemente accolto il ricorso promosso da associazioni e organismi della formazione del salvamento che contestavano la normativa approvata.La questione passa ora all’esame del Consiglio di Stato, al quale spetterà una valutazione definitiva su una riforma che ha generato forti criticità operative e profonde disparità nel settore. Assobalneari Italia auspica che il Consiglio di Stato possa confermare quanto già evidenziato dal TAR Lazio, determinando il superamento dell’attuale impianto normativo e favorendo il ritorno a una disciplina più equilibrata, pluralista ed efficace sotto il profilo della sicurezza.Per queste ragioni Assobalneari Italia chiede: l’apertura immediata di un tavolo nazionale sul salvamento; una revisione urgente della normativa vigente; il ripristino di un sistema pluralistico di formazione; il ritorno a condizioni che consentano a tutte le organizzazioni storicamente abilitate di contribuire alla formazione degli assistenti bagnanti”.
“La sicurezza dei cittadini e dei turisti deve tornare al centro delle scelte politiche, senza monopoli né impostazioni che abbiano ridotto l’efficienza di un sistema che in passato aveva sempre garantito elevati standard di sicurezza lungo le coste italiane.”, conclude.
