Cronaca

Filippo Turetta è in Italia. Per lui un volo militare e una maxi scorta per evitare aggressioni

Filippo Turetta torna in Italia. L’unico indagato per il delitto e il sequestro di Giulia Cecchettin  e suo ex fidanzato, è rientrato in Italia con un volo speciale dell’Aeronautica Militare e stato scortato da uomini del reparto speciale per le traduzioni dello Scip e poi consegnato ai Carabinieri, che hanno la titolarità dell’inchiesta. Portato in carcere a Venezia è stato recluso in una struttura per protetti Sarà in cella da solo e sorvegliato a vista 24 ore su 24, anche per evitare atti autolesionistici. Va detto poi del perché, Turetta è stato condotto in Italia con un volo militare e non con uno di linea. Secondo alcune indiscrezioni la scelta sarebbe legata al fatto di evitare la possibilità concreta di aggressioni da parte degli altri passeggeri. Stesso accadrà in carcere, dove l’uomo sarà in completo isolamento per evitare che altri detenuti possano aggredirlo. Intanto l’inchiesta prosegue e punta a chiarire anche il perché i Carabinieri non intervennero dopo la segnalazione fatta da un cittadino sull’aggressione a Giulia. Secondo la versione data dai militare, l’intervento non è stato possibile perché i militari avevano in quegli istanti altre emergenze. Poi su quanto accaduto in quei minuti concitati: i militari spiegano che un uomo – dal balcone della propria abitazione – ha denunciato «un’accesa lite tra una coppia di giovani con un aggressione fisica ai danni della ragazza» nel parcheggio di via Aldo Moro a Vigonovo. Ma non era stato comunque in grado di indicare il numero di targa dell’autovettura e concludeva la telefonata segnalando che la coppia era risalita a bordo della stessa e si era appena allontanata.

Ma il ministro degli Interni, Piantedosi, vuole comunque avere una versione definitiva di quanto accaduto: “Questa vicenda merita e richiede un approfondimento, va fatta chiarezza. Saranno fatte delle verifiche. Vedremo. Le forze di polizia non si sono mai sottratte dall’assunzione delle loro responsabilità. Se emergessero delle criticità sarebbe legittimo preoccuparsi”.   Poi le bordate della famiglia Cecchettin ed in particolare dell’avvocato della sorella di Giulia, Elena. Filippo Turetta “è un uomo senza empatia”, che ha “lucidamente eliminato la sua ex”, Giulia Cecchettin, “per punirla da quello che lui ha considerato un atto di insubordinazione subito, poiché, ormai, la nostra Giulia non rispondeva più alle sue aspettative”. Per questo l’avvocato Nicodemo Gentile, legale di Elena, sorella della 22enne, spiega che “lavoreremo affinché la Procura prima e i Giudici poi riconoscano a carico del Turetta l’aggravante del ‘motivo abietto’ “.   Un’altra aggravante assieme a quelle della premeditazione e della crudeltà che potrebbero essere contestate a Turetta, che oggi sarà portato in carcere a Verona. “Nessuna gelosia ma solo spirito punitivo”, chiarisce il legale Gentile, anche presidente dell’associazione Penelope che si occupa di persone scomparse. “Turpe è la causale dell’omicidio e spregevole è tutta la condotta complessiva – aggiunge l’avvocato anche in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne – La laurea di Giulia ha costituito il punto di rottura, di non ritorno. Infatti, questo traguardo della ragazza avrebbe reso Filippo sempre più piccolo e comportato il definitivo distacco della giovane, pronta a voltare pagina anche nel mondo delle sue relazioni”.   “Le donne – si legge nel comunicato del legale – devono smettere di fare ‘le curatrici’ di uomini affetti da analfabetismo emotivo, devono pensare a loro e alle prime avvisaglie di comportamenti abnormi e morbosi da parte del partner, uscire in modo definitivo da dinamiche di controllo militare, comportamenti intrusivi e molesti anche quando non si usano le mani”.   “Il sacrificio della nostra Giulia – conclude Gentile – non può essere sprecato ma deve servire a creare nuove consapevolezze tra i giovani, nelle famiglie, nelle scuole e magari salvare altre donne dagli attacchi e dai ricatti dei manipolatori affettivi”. La famiglia di Giulia è rappresentata anche dal legale Stefano Tigani, sempre dell’associazione Penelope.

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