Energia e Sostenibilità

L’Africa vende le sue foreste ad aziende private

di Gino Piacentini

 

In Africa sono sempre più numerose le proteste contro gli accordi che vedono i governi accettare le proposte economiche di imprese private che prendono in gestione milioni di ettari di foreste per investirli nei crediti di carbonio. I crediti di carbonio nascono come strategia sostenibile, orientata alla promozione di progetti nazionali e internazionali di tutela ambientale e climatica, con l’obiettivo di riduzione o assorbimento dei gas ad effetto serra, i gas responsabili del riscaldamento climatico globale.

Tuttavia, nella odierna situazione climatica del Pianeta, la vera sfida per le Aziende è riuscire ad adattare il proprio modello di business alle nuove sfide poste dall’Agenda per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2030.

 

Su queste basi, il rischio che i crediti di carbonio possano diventare oggetto di speculazione politico-finanziaria potrebbe diventare realtà proprio nel continente africano. Infatti a causa delle necessità economiche e della povertà dei Paesi africani, stanno aumentando i casi in cui sono i governi a cercare gli investimenti delle aziende private estere, vendendo o svendendo, le proprie risorse.

 

L’ultimo caso riguarda la Liberia, dove il presidente uscente George Weah, è pronto a cedere il controllo di quasi un decimo del suo territorio nazionale a Blue carbon llc, un’azienda con sede a Dubai e che fa capo a l’ultimo figlio del leader emiratino, Mohammed al Maktoum. L’accordo prevede la gestione di circa un milione di ettari per i prossimi 30 anni che saranno commercializzati proprio attraverso i certificati di crediti di carbonio. Enti civili, ambientali e persino parlamentari liberiani, hanno affermato che le condizioni di tale accordo – i cui termini restano riservati – potrebbero violare numerose leggi nazionali legate al diritto della terra e delle comunità in loco.

 

 «Molti abitanti di queste aree non sanno cosa stia succedendospiegano i leader del Partito del popolo liberiano (Lpp) dell’opposizione–. Sono minacciate le vite di migliaia di cittadini che abitano da sempre nelle zone rurali del nostro Paese». Ma la Blue carbon llc, che dal canto suo non viola alcun codice di diritto internazionale, non ha intenzione di fermarsi qua, infatti sono pronte proposte simili per altri quattro Stati africani: Zambia, Zimbabwe, Tanzania e Kenya, per un totale di oltre 24 milioni di ettari.

 

L’Africa è responsabile di meno del quattro per cento delle emissioni di CO2 nell’atmosfera. Resta però una delle regioni più colpite dalle drammatiche conseguenze del cambiamento climatico, ed è per questo che la maggior parte dei crediti di carbonio dell’Africa proviene dalla protezione delle riserve forestali, che tanto attraggono gli investitori da ogni angolo del mondo. «Questo mercato verde è una miniera d’oro per la nostra economia – ha dichiarato di recente William Ruto, presidente del Kenya –. È la nostra prossima risorsa naturale da esportare all’estero», confermando in parte il desiderio di attrarre investimenti mediante le uniche risorse disponibili.

 

Se i termini di accordo tra Stato e Azienda sembrano nel complesso chiari, rimane invece poco chiaro il capitolo sulle ripartizioni dei profitti derivanti dalla vendita di crediti di carbonio, nei confronti delle comunità locali che quei territori li coltivano e li vivono da generazioni.

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