di Andrea Maldi
Donald Trump, con l’applicazione di dazi, sta dividendo finanziariamente l’Unione Europea. Ma non in modo uniforme, bensì “personalizzato”. Ad alcuni Paesi, compresa l’Italia, Washington ha lasciato intuire che potenzialmente sarebbe possibile attuare trattative distinte, in altre parole trattamenti preferenziali.
Questa presa di comando americana rischia di innescare una reazione a catena tra gli Stati europei: i Paesi beneficiati da Trump rischierebbero di essere tagliati fuori dai mercati nazionali dalle altre nazioni svantaggiate. In Italia, per il momento, si pensa che il più idoneo a trattare con gli Stati Uniti sia l’abile commissario al Commercio Maroš Šefcovic.
L’affermazione del Tycoon “ci trattano malissimo”, secondo il quale l’Ue abuserebbe degli Usa a causa di oltre 700 miliardi di dollari di disavanzo commerciale che il Paese a stelle e strisce detiene verso il vecchio continente, è la prima falsa narrazione: gli Stati Uniti contabilizzano nell’euro zona più di quanto l’euro zona fatturi negli Stati Uniti. La motivazione sta nell’era del digitale: centinaia di milioni di utenti europei sottoscrivono abbonamenti con Meta, Netflix, Paramount, Discovery+, Microsoft, Starlink, Apple, Amazon Prime, muovendo gigantesche transazioni di denaro verso l’America.
La bilancia commerciale della Banca d’Italia e della BCE dice che il surplus dell’area euro con gli Stati Uniti inizia ad andare in down prima del 2020 e dal 2022 si evidenzia un saldo attivo americano che plausibilmente continua a crescere.
La seconda inesattezza riguarda l’imposta sul valore aggiunto (Iva): secondo Washington l’iva europea colpisce l’import, e questo basterebbe a giustificare dazi a vicenda. Ma l’iva grava indiscriminatamente su tutte le merci provenienti dal mondo intero e non solo su quelle americane, quindi ne altera il mercato contro gli Stati Uniti e ne avvantaggia l’Ue. Ragionevolmente non scuserebbe dazi reciproci. Tra l’altro anche in Usa esiste un’iva, la sales tax: la tassa sulle vendite all’acquirente.
Rispetto al repentino uragano Trump, costituito da centinaia di decreti esecutivi firmati in fretta e furia, che con i suoi dazi del 25% sull’export europeo di acciaio e alluminio (nel 2024 era stimato in circa 26 miliardi di euro), l’Ue invece è più macchinosa. Le proposte infatti vengono elaborate prima dalla Commissione europea e poi approvate dagli Stati membri a maggioranza qualificata (il 55% vota a favore – ciò equivale a 15 Paesi su 27 –), questo equivale a procedimenti più complessi e tempistiche notevolmente più lunghe.
Si prospettano tempi duri per il mondo occidentale.
