di Loredana Vaccarotti
TU QUOQUE LE MONDE – L’autorevole quotidiano parigino con un reportage impietoso ha descritto “il disastro di Roma, città fantasma di sé stessa”. Il centro “si è ridotto ad un parco divertimenti”. C’è poco da aggiungere.
L’espressione “Tu quoque” richiama la celebre formula latina attribuita a Gaio Giulio Cesare (“Tu quoque, Brute, fili mi”), usata per indicare un tradimento inatteso. In questo caso viene applicata a Le Monde, storico quotidiano francese, percepito come voce autorevole e tradizionalmente attenta ai temi culturali europei.
Posso dire la MIA?
Dunque, Le Monde ci racconta che Roma è diventata un parco divertimenti. Una città-fantasma di sé stessa. Una specie di Disneyland con più rovine e meno file ordinate.
E noi, colpiti e affondati, dovremmo tacere?
Ma siccome amiamo la cultura europea, il confronto civile e soprattutto l’ironia, permettetemi un affettuoso: Tu quoque, Paris!
Parigi è splendida. Davvero.
Ha la Torre Eiffel che brilla ogni sera così tanto che più che un monumento sembra aver dimenticato di spegnere le luci dopo Capodanno del 1998.
Ha il Museo del Louvre, dove puoi finalmente incontrare la Gioconda… dopo una fila così lunga che quando arrivi davanti al quadro non sai più se stai sorridendo per l’emozione o per sopravvivenza.
Ma provate a viverci.
Il centro storico è così protetto, restaurato, regolamentato e lucidato che a volte sembra un set cinematografico dove i residenti sono comparse con contratto a tempo determinato.
Roma è un parco divertimenti?
Parigi è un museo con supplemento di 18 euro… e il souvenir obbligatorio è una caviglia dolorante dopo le scale mobili del Louvre.
La metropolitana parigina è un’esperienza esistenziale.
Scendi nelle viscere della città, attraversi corridoi infiniti, sali scale degne di un percorso CAI, e alla fine arrivi sul binario giusto… forse.
La leggendaria efficienza francese incontra:
- scioperi periodici (quasi patrimonio immateriale dell’umanità)
- linee chiuse “temporaneamente” da mesi
- carrozze in cui l’aria condizionata è un concetto filosofico
E quando finalmente riemergi in superficie, ti accoglie il traffico parigino, che non è meno creativo di quello romano: solo più elegante nell’imbottigliarsi.
Parigi è la città dell’amore.
Ma anche della burocrazia creativa.
Provate ad affittare casa, oppure a ristrutturare, oppure semplicemente a capire una lettera dell’amministrazione.
Roma ha l’arte dell’arrangiarsi.
Parigi ha l’arte del modulo in triplice copia.
Il centro di Roma è invaso dai turisti?
Provate a fare una passeggiata sugli Champs-Élysées in agosto.
Tra selfie stick, code chilometriche e brunch da 28 euro, la città romantica diventa una coreografia globale sincronizzata su Instagram.
E davanti alla Cattedrale di Notre-Dame, riaperta dopo l’incendio, la contemplazione spirituale convive con 400 telefoni sollevati contemporaneamente verso il cielo.
Roma è scenografia?
Parigi è filtro fotografico permanente.
Roma ha buche leggendarie.
Ma Parigi non è esattamente un parquet di Versailles.
Tra periferie dimenticate, tensioni sociali ricorrenti e quartieri che alternano risse spietate e disagio evidente, la capitale francese non è solo croissant e bistrot.
Le città europee, tutte, hanno un problema comune:
- turismo di massa
- centro che si svuota di residenti
- affitti brevi
- commercio standardizzato
- identità che rischia di diventare brand.
Forse il punto non è chi sta messo peggio.
Forse il punto è che le grandi capitali storiche sono diventate vittime del proprio successo.
Roma ha il Colosseo e il caos creativo.
Parigi ha la Torre Eiffel e il perfezionismo amministrativo.
Entrambe hanno bellezza smisurata e problemi strutturali.
Entrambe sono città vere, vive, contraddittorie.
E se proprio dobbiamo scegliere una definizione impietosa, forse la più onesta è questa:
Non sono parchi divertimenti.
Sono città complicate che cercano di sopravvivere alla loro leggenda.
E questo, in fondo, le rende ancora umane.
