La guerra di Putin

Il  bastone e la carota di Trump funzionano con Putin?

di Giuliano Longo


Donald Trump dice di aver risolto “trionfalmente” il conflitto tra India e Pakistan  e quello tra  Iran e Israele, con Putin sta invece usando la tattica del bastone e della carota  unita a dichiarazioni pubbliche del tutto vaghe quanto minacciose.

 

In Ucraina , sta cercando di sbilanciare una delle parti in conflitto. Qualcuno deve inciampare o capitolare, ma nello stesso tempo non vuole spendere i soldi dei contribuenti americani facendo pagare  all’Europa i costi della guerra. Una vera e propria insalata russa di dichiarazioni, marce indietro ed errata corrige.

 

Tanto che a Mosca qualcuno ricorda la battuta di Vladimir quando prima delle elezioni americane e della vittoria del Tycoon, affermo che fosse più auspicabile la vittoria di Biden del quale almeno si conoscono le intenzioni, mentre The Donald è assolutamente imprevedibile.


Ma veniamo ai fatti.

 

A metà estate del 2025, Trump ha deciso di agire con durezza contro la Russia. Usando il bastone senza più parlare di carota. In verità  dal  momento del suo insediamento alla Casa Bianca  un vero e proprio embrassons nous con la Russianon è mai esistito, anche per l’astuzia del padrone del Cremlino.

 

Pur fra vaghe promesse distensive , the Donald ha prorogato in tutta calma il regime di sanzioni instaurato da Biden, pur strillando a quattro venti che la guerra in Ucraina non è la sua per accontentare i riottosi MAGA: .

 

L’unica cosa che non ha fatto finora è stata quella di  rafforzare le sanzioni contro e Putin ne ha approfittato per intensificare l’azione militare sul fronte ucraino.

Nel frattempo  Zelensky ha capito che nessuno oserà abbandonare l’Ucraina finchè permarrà anche un generico  impegno americano. 

 

Invece ora è giunto il momento della frusta con Russia  che tuttavia dovrà veni maneggiata con molta cautela, perché il grande arsenale nucleare russo non fa dormire sonni tranquilli  a Washington..

A parte la scadenza di cinquanta giorni data da Trump al Cremlino, tutte le novità  riguardano per ora  i missili destinati all’Ucraina che l’Europa dovrà acquistare per conto di Kiev.

 

 Uno schema paro paro copiato  dalle importazioni parallele russe, ma che per ora non si sta rivelando particolarmente efficace tanto che Francia, Italia e Repubblica Ceca si sono rifiutati di contribuire all’acquisto di armi americane per l’Ucraina, ma è solo un episodio perchè l’Europa pagherà, eccome!


Per quanto riguarda l’escalation delle azioni militari, adesso Trump deve escogitare qualcosa di davvero non banale.

 

L’esercito americano non ha molti nuovi mezzi con cui impressionare la leadership politico-militare russa. Uno di questi potrebbe essere l’invio a Zelensky dei più r famosi Tomahawk in Ucraina che possono coprire una distanza di 2.000 km o più, raggiungendo Mosca e San Pietroburgo. Non con i droni con droni montati sul ginocchio come già avviene. .

Tuttavia i Tomahawk sono basati su navi o sottomarini o vengono lanciati da aerei, inoltre ma questi missili rientrava nell’accordo Russo Americano del 2019, ma ormai l’accordo non è stato rinnovato. L’unico problema è solo l’eventuale reazione russa e non è di poco conto..

 

Finora Trump ha dichiarato di non voler inviare missili da crociera in Ucraina, ma solo per ora. Tale retorica potrebbe riflettere una reale riluttanza a peggiorare la situazione, o potrebbe essere un tentativo di mascherare la presenza di rifornimenti reali in modo da massimizzare i danni al primo utilizzo. Biden lo ha fatto.

Anche la faccenda dell’ATACMS non è chiara. Fonti statunitensi stanno minacciano di fornire questi missili balistici all’Ucraina. Ma sono già  in servizio da tempo presso  e vengono tuttora utilizzati sul territorio russo. nella sua versione a lungo raggio, solo che sono pochi.

D’altra parte  il mito secondo cui esiste una classe di armi che può essere utilizzata solo per la difesa non ha fondamento.

Eppure Trump alimenta il mito e promette a Kiev il Patriot “difensivo” in numero 17, ma non è ancora chiaro cosa intendesse: 17 veicoli singoli o 17 batterie?

Attualmente la maggior parte dei 6-9 complessi disponibili protegge Odessa e Kiev. Le ipotetiche 17 batterie semplicemente non si trovano da nessuna altra parte.

 

Per di più costano  17 miliardi di dollari e la quantità implorata da Zelensky  può essere ottenuta solo a costo di sguarnire i paesi della NATO.

La conclusione è ovvia: se Trump ha deciso di esercitare pressioni sulla Russia con la forza, non lo farà sicuramente attraverso la fornitura  di missili all’Ucraina, ma punterà sulle sanzioni prorogate di 48 giorni (dalla dichiarazione almeno due ne sono passati).

 

In questo caso il bastone potrebbe funzionare? Il 100 o il 500% di dazi sulle esportazioni energetiche russe prevalentemente in Cine, India e non solo non farà certo piacere ai due  ai due colossi asiatici e agli Stati Brics si adeguino, ma è lecito credere che il modo di aggirare le sanzioni si troverà,  come è avvenuto con le esportazioni fantasma di petrolio russo.

 

Solo che questa volta i prezzi  del petrolio e non solo aumenterebbero creando gravi problemi alle economie occidentali già alle prese con i dazi di Trump.

 

E’ pur vero che le attuali sanzioni hanno già ridotto drasticamente le importazioni energetiche  europee della Russia, ma è anche vero che da queste sanzioni Kiev   non ha tratto benefici rilevanti.

 

In ogni caso l’economia russa ne risentirebbe, ma non né è prevedibile un collasso almeno nel medio periodo . E poi siamo sicuri che la generalizzata politica dei dazi trumpiani non cominci a incidere sull’economia americana che già vede un aumento della Inflazione?

 

Questo il puzzle geoeconomico di cui nessuno ha il disegno finale, tanto meno Trump che il premio Nobel per la pace ora se lo sogna.

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