Esteri

Il colosso cinese Shein e il tema della sostenibilità

 

di Gino Piacentini

 

Il colosso cinese del fast fashion, Shein, si prepara alla sua prima storica quotazione sulla Borsa di Hong Kong. L’azienda, nota per i suoi prezzi stracciati e la rapidità delle consegne, ha conquistato milioni di consumatori in tutto il mondo. Tuttavia, mentre si avvicina alla quotazione, emergono interrogativi sulla sua sostenibilità ambientale e sociale.

A far emergere perplessità è proprio l’ultimo rapporto di sostenibilità dell’azienda che rivela un quadro complesso. Da un lato, l’azienda ha messo in atto diverse iniziative per ridurre il proprio impatto ambientale, come l’utilizzo di energie rinnovabili e l’aumento dell’uso di materiali riciclati. Dall’altro, i dati presentati mostrano un aumento significativo come in un anno le emissioni di gas serra siano cresciute di oltre l’80%, passando da 9,17 milioni di tonnellate metriche nel 2022 a 16,68 milioni di tonnellate metriche nel 2023, legate per una parte considerevole al settore dei trasporti e della produzione.

Questi numeri confermano come la crescita esplosiva di Shein non possa prescindere, almeno in questa fase, da un aumento degli indicatori di inquinamento. Questo perché l’azienda cinese, basa il suo modello di business sulla velocità e sulla quantità, a discapito della qualità e della sostenibilità per l’appunto. La produzione su larga scala, la logistica complessa e l’obsolescenza programmata dei prodotti contribuiscono a un impatto ambientale elevato. Tutto questo ha destato le preoccupazioni di paesi come gli Stati Uniti, dove l’azienda è finita sotto la lente per possibili minacce alla sicurezza nazionale, dell’Europa dove il colosso deve affrontare nuove e più stringenti normative sul digitale e sull’impatto ambientale.

Per poter continuare a crescere e mantenere la fiducia dei consumatori, Shein ha annunciato che mira a:

  • Raggiungere emissioni nette zero entro il 2050
  • Adottare ulteriori iniziative interne per ridurre le emissioni di gas serra, utilizzando fonti di energia rinnovabile
  • Avere una catena di approvvigionamento tessile completamente circolare riducendo, per esempio, l’uso di poliestere vergine e aumentando la quota di prodotti realizzati con materiali sostenibili, sempre entro il 2050.

Le sfide indicate, non rappresentano un momento cruciale solo per il colosso cinese, ma rappresenta anche un esempio a cui il mercato della moda fast fashion si ispirerà per il proprio sviluppo economico a lungo termine.

Related posts

Gaza: urge un intervento dell’ONU

Redazione Ore 12

Africa centrale: i francesi lasciano, entrano i russi?

Redazione Ore 12

Francia, di nuovo sabotaggi. Questa volta colpita la fibra ottica di sei Dipartimenti

Redazione Ore 12