La guerra di Putin

Il crollo della diga di Khakhova, un altro”mistero” dopo quelli degli attentati al ponte di Crimea e al gasdotto Nord Stream 2

 

 

di Giuliano Longo

 

 

Fra accuse e contraccuse, Mosca e Kiev si palleggiano la responsabilità del disastro provocato dal crollo della diga di Khakhova , un mistero fra i tanti di questa guerra ibrida senza esclusione di colpi, che vanno dall’attentato del gasdotto NordStream due al crollo del ponte di Crimea, opera faraonica che collega la penisola alla terra ferma.

 

Gli stessi media occidentali, di solito generosi nell’accreditare la propaganda di Zelensky, questa volta fanno trapelare qualche  timidissimo dubbio nell’attribuire le responsabilità della deflagrazione di questa ecobomba.   Non resta che esaminare i dati a nostra disposizione.

 

La prima considerazione è che se i russi avessero voluto far saltare la diga, avrebbero dovuto spostare tonnellate di esplosivo utilizzando barche o attrezzature subacquee, collocando gli esplosivi all’esterno della diga di fronte al bacino idrico per innescare una massiccia esplosione. Invece dal video pubblicato dal governo ucraino, sembra che le esplosioni siano avvenute sotto la linea di galleggiamento.

 

La centrale idroelettrica in funzione ha fornito 357 magavat di potenza e acqua di raffreddamento per la centrale nucleare di Zaporozhye da 5,7 gigawatt, inoltre erogava acqua anche per l’agricoltura nell’Ucraina meridionale e nella Crimea settentrionale.

 

Quando il ponte sullo Stretto di Kerch in Crimea è stato fatto saltare, fu un camion ad esplodere  sul ponte e un tentativo di far saltare i suoi pilastri di supporto  usando un veicolo sottomarino fallì tanto che il pilastro non cadde, il che significa che la potenza dell’esplosione sottomarina non era era sufficiente per completarne la demolizione .

 

Se la diga fosse stata bombardata da aerei, bombe plananti o missili, ammesso che esistano armi così potenti, Zelensky non avrebbe dichiarato che si tratta di un “lavoro interno”, quindisi tratterebbe di sabotaggio, o giù di lì, di una delle due parti considerando  improbabile che una grossa bomba possa causare un simile danno.

 

A maggio e giugno gli ucraini avevano colpito la diga con missili e proiettili di artiglieria causando forse alcune crepe, ma resta un “mistero” il fatto che gli ucraini hanno inviato decine di barche a prelevare il personale militare dalle isole a valle della diga che stavano per essere allagate. L’organizzazione così rapida  di un tale salvataggio suggerisce che queste risorse di soccorso erano già preparate e pronte per l’azione.

 

Da Mosca  affermano ufficialmente di non aver fatto saltare la diga non avendone motivo, consapevoli che colpire la diga potrebbe causare seri problemi alla centrale nucleare di Zaporozhye che necessita di grandi quantità di acqua di raffreddamento.Questa centrale elettrica è la più grande d’Europa ed è sotto il controllo russo e non è ancora chiaro se sia ancora sicura.

 

Inoltre la  rottura della diga ha anche minacciato le opere difensive russe nelle aree che detengono vicino al fiume sotto la diga, sulla sponda sinistra del Dnepr che l’Ucraina ha cercato di riprendersi già con la riconquista di Kherson, sulla sponda destra, avvenuta il settembre scorso.

 

L’agenzia russa Sputnik global, praticamente bannata in Occidente, ha pubblicato un lungo articolo sotto forma di Fact Check in cui si afferma che la diga è stata colpita dagli ucraini.

 

Senza dubbio i russi si sono sentiti in dovere di respingere le accuse ucraine, mentre la stampa occidentale, chi più chi meno,    ha inghiottito  le affermazioni di Zelensky, al punto che giornali come il New York Post affermano che Putin sta cercando di distruggere la centrale nucleare di Zaporozhye. Che sarebbe un po come tagliarsi qualcosa per far dispetto alla moglie, visto che quella centrale è stata uno dei primi obiettivi dell’invasione.

 

Quindi, al momento, rimane difficile vedere come l’esplosione della diga avvantaggi la Russia perché è vero che i militari ucraini sulle piccole isole del fiume sono stati evacuati, ma quando l’acqua si placherà torneranno.

 

D’altronde  l’unico risultato apparentemente inaspettato è che è stata distrutta  la parte superiore della diga, mentre quella inferiore  a è ancora al suo posto, il che significa che non tutta l’acqua nel serbatoio fuoriuscirà lasciandoci nel dubbio che l’obiettivo dell’attacco fosse proprio questo.

 

In sostanza potrebbe ancora esserci acqua sufficiente per preservare la centrale nucleare da un lato, e la maggior parte delle fortificazioni russe che sono probabilmente è sopravvissute, fatti che i russi non hanno mai smentito.

 

Ci vorrà molto tempo per ottenere una contabilità completa (se mai) dell’evento, mentre non ne abbiamo ancora una (certa) per il gasdotto Nordstream né per il ponte di Crimea (Kerch Strait Bridge).

 

Se l’idea alla base di questo disastro è stata  quella di provocare un grave incidente nucleare che potesse essere attribuito ai russi, è un atto oltraggioso che minaccia l’Ucraina e l’Europa e forse il mondo, ma in tal caso ci si chiede se hanno agito da soli o hanno ottenuto il permesso dall’esterno.

 

Se invece la responsabilità fosse della Russia occorrerebbe qualche argomento in più per giustificare questa tesi, oltre quella a quello  che il  parziale crollo della diga e la successiva inondazione, creerebbero qualche problema alla controffensiva ucraina, che peraltro si sta sviluppando su almeno altri 3 o 4 punti lungo un fronte di guerra di 800 chilometri.

aggiornamento la Guerra di Putin ore 14.33

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