di Giuliano Longo (*)
L’amministrazione Trump sta cercando di trovare una soluzione alla guerra in Ucraina nell’intendo convincere la Russia ad accettare meno di quanto desidera e convincere gli ucraini ad accettare un accordo che Washington preferisce.
Sul tavolo della Russia ci sono incentivi economici e il Nord Stream fra questi potrebbe essere una condizione allettante per Mosca, anche se le responsabilità Ucraina e la collusione occidentale del sabotaggio è stata accertata anche se mai ammessa esplicitamente..
Il problema ucraino è semplice. Quando si arriverà al dunque, e supponendo che Washington abbia davvero un accordo in mano con la Russia – un accordo che si possa potenzialmente vendere come un successo al popolo americano e ai nazionalisti in crescita in Europa – Washington vorrà probabilmente cambiare la leadership ucraina per convincere Putin ad accettare l’accordo.
Una soluzione che potrebbe verificarsi anche senza le previste – ma sempre rimandate – elezioni.. Zelensky non le vuole prima della fine della guerra (alle sue condizioni) e afferma di prevedere altri 3 anni di conflitto. Quindi l’alternativa per l’amministrazione Trump è imporre un cambio di leadership con un’altra più accondiscendente.
Il Peso di Washington è determinate può bloccare armi e intelligence, vitali per la capacità dell’Ucraina di tenere a bada i russi. La strategia di Zelensky è quella di evitare questo esito prolungando la guerra il più a lungo possibile, nella speranza che dopo tre anni che coincidono con il mandato di Trump, un governo americano filo-ucraino possa sostituirlo con un Democratico favorevole alla guerra.
Quindi il calcolo sui tempi indica che Trump ha poco tempo per esercitare una significativa influenza sull’Ucraina. D’altra parte è molto difficile che il volubile Tycoon faccia alcuna mossa finché non avrà convinto i russi che la soluzione migliore è un accordo con gli Stati Uniti.
L’economia russa è in difficoltà e Washington continua a bloccare le esportazioni del suo petrolio , con un impatto incisivo sulle entrate e sui bilanci di Mosca. Sebbene la Russia sia un paese industrializzato, le sue principali esportazioni sono minerali, tra cui petrolio, gas naturale e prodotti raffinati, con il 40-50% delle sue esportazionii.
In confronto, le esportazioni di energia degli Stati Uniti, pur in crescita, rimangono una piccola parte delle loro esportazioni totali e il petrolio ne rappresenta circa il 2,8% e il gas naturale il 2,2%.
Trump e i suoi consiglieri stanno cercando un modo per convincere i russi a raggiungere un accordo e, in cambio, far crescere la loro economia grazie alla ripresa delle esportazioni di petrolio e gas e agli investimenti occidentali, ad esempio su minerali e terre rare.
Ma gli europei si opporranno mantenendo e aumentando le sanzioni alla Russia. L’UE e i principali governi europei (in particolare Regno Unito, Francia e Germania, i Big 3) sostengono che che la Russia rappresenta una minaccia esistenziale per l’Europa e che una risoluzione della guerra in Ucraina non farà altro che spostare la potenziale linea del fronte più vicino alla NATO.
Ritengono anche fondamentale ricostruire gli eserciti europei e che sia necessario disporre di una deterrenza nucleare indipendentemente dagli Stati Uniti, quindi continuare a escludere l’energia russa significa che l’Europa sta conducendo una guerra per procura e vuole mantenerla in corso.
La geopolitica di Washington è diversa da quella europea. Washington si trova ad affrontare problemi ben più grandi della Russia, in Asia, dove è ancorata gran parte dell’economia e della prosperità americana.
Una Cina in ascesa, soprattutto se Taiwan crollasse, rappresenterebbe un colpo quasi irrecuperabile per gli Stati Uniti. Non c’è dubbio, a parte ogni interpretazione o dietrologia, che Washington cerchi di stabilizzare l’Europa confezionando un accordo con Putin per sostituire una geopolitica ormai obsoleta dopo il crollo dell’URSS.
Per queste ragioni Washington sta ora cercando “incentivi” per Mosca che diano a Putin sufficienti garanzie per raggiungere un accordo. Un fattore chiave potrebbe essere anche rappresentato delle esportazioni di gas naturale russo verso l’Europa, in particolare per la Germania.
L’attuale governo tedesco si oppone fermamente a qualsiasi ripristino delle forniture di gas naturale russo, anche se probabilmente salverebbe l’economia tedesca dalle attiali difficoltà.
I media tedeschi e francesi solo ora “rivelano” presunti colloqui segreti tra rappresentanti dell’amministrazione Trump, inclusi investitori privati, e l’organizzazione societaria del Nord Stream 2.
Tra le testate giornalistiche figurano il Berliner Zeitug , il Frankfurter Allgemeiner Zeitung, Die Zeit, Le Monde e Les Echoes, secondo i quali l’obiettivo degli Stati Uniti è riavviare il Nord Stream 2, ma con una nuova proprietà.
Esistono due gasdotti Nord Stream: il Nord Stream originale (Nord Stream 1) e il nuovo gasdotto, Nord Stream 2 e quest’ultimo ha una proprietà diversa da quella del Nord Stream 1.
Entrambi i gasdotti sono stati sabotati il 26 settembre 2022. I due tubi del Nord Stream 1 sono stati distrutti e un tratto del Nord Stream 2 è stato danneggiato (l’altro non è stato colpito). Come hanno affermato di tanto in tanto i russi, se la Germania lo permettesse, il Nord Stream 2 potrebbe essere rimesso in funzione anche entro meno di un anno.
La Germania ha riconvertito le sezioni terrestri del Nord Stream per la distribuzione di GNL (dopo la rigassificazione) che attualment rappresenta circa il 16-17% del gas totale utilizzato in Germania. Gli Stati Uniti ne forniscono oltre il 90%. Un altro 46% proviene dalla Norvegia tramite gasdotto.
I conti cambierebbero se il Nord Stream 2 fosse completamente ripristinato perché potrebbe fornire 55 miliardi di centimetri cubi di gas naturale alla Germania, riscaldare circa 26 milioni di case e dando sollievo al suo sistema industriale.
L’acquisizione autorizzata dal governo tedesco dei siti di trattamento onshore (delle condutture terrestri) del Nord Stream 2 è oggetto di controversia legale ed è stata definita un’acquisizione ostile a prezzi stracciati.
L’agenzia Reuters riferisce che il governo tedesco sta inasprendo le leggi sul commercio estero per impedire a entità russe o straniere di acquisire questi siti infrastrutturali critici, sebbene danneggiati, con l’obiettivo di proteggerli da acquisizioni strategiche.
L’effettiva proposta statunitense non è chiara, ma secondo quanto riportato dalla stampa, comporterebbe l’acquisizione di Nord Stream 2 AG con sede in Svizzera, ora di proprietà al 100% della russa Gazprom . Ci sono debitori esteri, ma da quando la società ha dichiarato bancarotta in Svizzera, il debito è stato ristrutturato.
Se gli Stati Uniti acquisissero Gazprom e ne diventassero proprietari di tutte le quote azionarie , diventerebbero i legittimi proprietari del gasdotto, ma non del gas che vi transita, ma in pratica controllerebbero il gas naturale tedesco, mentre la quota norvegese, meno economica del gas russo, si ridurrebbe.
Se si raggiungesse un accordo, i proprietari statunitensi dovrebbero costruire una nuova zona di ingresso in Germania per il gasdotto, oppure acquisire l’attuale proprietà tedesca delle zone e dei collegamenti trasformano le cosiddette quattro “zone di interramento”.
Washington sta scommettendo su un nuovo governo tedesco più amichevole verso Stati Uniti e Russia? Se in Germania dovesse verificarsi un cambiamento politico, potrebbe trattarsi di una rinnovata coalizione CDU-CSU con la SPD come partner minore.
La CDU è l’Unione Cristiano-Democratica. Il suo leader, Friedrich Merz, si è sempre opposto fermamente alle importazioni di gas russo, ma la sua politica di prodotti sostitutivi ha aumentato eccessivamente i costi dell’energia, colpendo settori chiave come quello automobilistico.
La CSU, il partito gemello bavarese della CDU, è in qualche modo più favorevole alla possibilità di importazioni di gas russo. La Baviera è la potenza industriale tedesca e ospita aziende come BMW, Audi, Siemens e Allianz.
Né si può escludere che Alternativa per la Germania (Alternative für Deutschland o AfD) di estrema destra, possa rappresentare un fattore importante per il futuro politico del Paese dopo aver ottenuto significativi risultati elettorali, classificandosi secondo partito alle elezioni federali del febbraio 2025 con il 20,8% dei voti.
Secondo quanto riportato dai media europei, i seguenti soggetti sarebbero coinvolti nei negoziati ombra sul Nord Stream 2:
Richard Grenell: l’ex ambasciatore in Germania e inviato speciale di Donald Trump avrebbe effettuato diverse visite non ufficiali in Svizzera (in particolare a Steinhausen, dove ha sede Nord Stream 2 AG) per discutere di queste possibilità, anche se ha negato il suo coinvolgimento in tali negoziati.
Matthias Warnig: ex amministratore delegato di Nord Stream 2 e collaboratore di lunga data di Vladimir Putin. Sarebbe coinvolto anche nella stesura delle linee guida di un accordo post-sanzioni con Gazprom. Warnig ha iniziato come agente della Stasi (Ministerium für Staatssicherheit) della Germania dell’Est (RDT), specializzandosi in economia della Germania Ovest. A quanto pare, ha lavorato con Putin, all’epoca in cui era un dirigente del KGB nella Germania dell’Est.
Stephen P. Lynch: donatore repubblicano e banchiere d’investimento specializzato in asset in sofferenza, Lynch ha chiesto al governo degli Stati Uniti il permesso di acquistare l’oleodotto, agendo tramite la sua società, Monte Valle Partners.Ha cercato anche di coinvolgere nella sua iniziativa altre figure, tra cui l’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Svizzera, Edward McMullen, e l’investitore texano Gentry Beach.
Ma la situazione è complicata, anche per gli Stati Uniti, perché se Trump sta cercando un accordo sull’Ucraina per liberare le sue risorse nel Pacifico, le sue intenzioni non sono condivise dai Big Three europei sospettando che il Presidente americano voglia indebolire l’alleanza NATO relegando l’Europa a un ruolo geopolitico subalterno.
Il team di Trump probabilmente presenterà una serie di idee economiche interessanti per convincere i russi a raggiungere un accordo e la soluzione più semplice sarebbe che gli Stati Uniti rimuovessero le sanzioni sul petrolio e il gas russi, ma a parte Cina e India (due grandi acquirenti del petrolio russo), l’Europa è il vero obiettivo cui i russi ambiscono.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
