Esteri

Israele prepara l’invasione della Striscia di Gaza , ma è possibile distruggere Hamas?

 

di Giuliano Longo

 

L’agenzia di stampa Reuters riferisce nella prima mattinata dell’ 11 ottobre, che il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallantsi è impegnato ad intensificare la guerra contro Hamas con un’offensiva di terra.

Gallant, che martedì ha parlato alle truppe israeliane vicino alla recinzione di Gaza, ha detto: “Abbiamo iniziato l’offensiva dall’aria, più tardi arriveremo anche dalla terra. Controlliamo l’area dal secondo giorno e siamo all’offensiva. Non farà altro che intensificarsi”. Aggiungendo  “Hamas voleva un cambiamento e lo otterrà. Ciò che c’era a Gaza non ci sarà più”.

 

L’esercito israeliano ha riferito invece che c’è “tranquillità” al confine tra Israele e la Siria e che “non ci sono attacchi e combattimenti attivi” al confine con il Libano.Jonathan Conricus, portavoce dell’esercito, ha aggiunto che Israele ha schierato decine di migliaia di unità aggiuntive, tra cui fanteria, forze speciali e corpi di artiglieria, al confine con il Libano per contrastare eventuali attacchi del gruppo libanese Hezbollah. I commenti di Conricus sono arrivati dopo che una salva di razzi è stata lanciata dal sud del Libano verso Israele e altri proiettili lanciati dal territorio siriano sono caduti martedì su aree aperte in Israele.

 

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, da parte sua, ha promesso di scatenare la furia, dopo aver richiamato 300mila riservisti e aver già schierati almeno 100mila soldati  ai confini con la striscia. . Netanyahu ieri aveva   avvertito i residenti di Gaza nelle aree controllate da Hamas  di andarsene, mentre è ormai evidente che l’Intenzione di Israele è quella quella di decapitare Hamas e porre fine definitivamente alla sanguinaria minaccia che rappresenta .

 

Tuttavia è meno chiaro cosa ciò potrebbe significare in pratica. Israele è davvero in grado di eliminare Hamas? Sarà sufficiente costringere la sua leadership a lasciare Gaza? Dovrebbero essere tutti uccisi? Oppure Hamas è inevitabilmente un punto fermo della politica palestinese, finché non si troverà una soluzione permanente al conflitto israelo-palestinese?

 

Netanyahu, anche se per ora non lo ammette esplicitamente, capisce che Hamas ha un’arma di ricatto negli ostaggi israeliani catturatidurante l’attacco di sabato sicuramente dai connotati crudelmente terroristici, più che militari. Finché i cittadini israeliani saranno nelle mani di Hamas, Netanyahu sarà sotto pressione affinché negozi il loro rilascio.

 

In un’intervista ad Al Jazeera, Saleh al-Arouri,vice capo dell’ufficio politico di Hamas ha affermato che gli ostaggi saranno sufficiente a liberare molti dei i 5.000 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Si ricorda che Nel 2011, il governo israeliano rilasciò più di mille prigionieri palestinesi in cambio di un soldato israeliano, Gilad Shalit, catturato da militanti palestinesi che erano entrati in Israele attraverso un tunnel.

 

Secondo un rapporto pubblicato per la prima volta da Xinhua,l’agenzia di stampa statale cinese, il Qatar sta mediando un accordo tra Israele e Hamas per ottenere il rilascio di ostaggi israeliani in cambio di prigioniere palestinesi. “Con il sostegno degli Stati Uniti, il Qatar sta cercando di raggiungere un accordo urgente”, ha detto una fonte anonima a Xinhua.

 

Ma finora non c’è alcuna dichiarazione ufficiale su un accordo del genere. Anzi le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno aumentato la pressione arrestando un alto leader di Hamas, Muhammad Abu Ghali, il vice comandante della divisione meridionale della forza navale di Hamas, ma soprattutto stanno  bloccando la fornitura di medicinali, cibo, carburante ed energia a Gaza.

 

Certamente il salvataggio degli ostaggi  è una priorità per Israele, ma questa è solo una delle tante ragioni che sino a qualche ora fa hanno trattenuto Israele da una immediata incursione da terra e definitiva a lungo contemplata. L’apparato di sicurezza israeliano èconvinto tempo che decapitare Hamas richiederà molto più di un’operazione militare a breve termine, ma una campagna più ampia , compresa l’invasione della Striscia, ma va anche ricordato che  Israele ha deciso unilateralmente di evacuare le su truppe da Gaza nel 2005, dopo averne occupato il territorio nel 1967.

 

Eppure l Israele è vuole punire i terroristi alta non solo per ottenere una punizione contro Hamas perché non può vivere  sotto questa continua minaccia di sterminio. Anche gli israeliani relativamente liberali e in cerca di pace stanno cambiando prospettiva all’indomani dei massacri  di una brutalità sanguinaria che ha scioccato Israele e unito il panorama politico conflittuale, sino alla probabile costituzione di un Governo di unità nazionale.

 

Ma anche per i più moderati e pacifisti  è necessario sradicare completamente Hamas dal suo santuario a Gaza, anche se qualsiasi incursione di terra che miri a indebolirla permanentemente Hamas, richiede non solo di entrare, ma anche di ri-occupare la Striscia.

 

Israele si trova quindi di fronte a un dilemma.Senza un intervento sul terreno non può fermare Hamas, ma essere sul campo significa non solo spendere ingenti somme di denaro per assumersi la responsabilità dei palestinesi nel post-conflitto, ma anche ,inevitabilmente, perdere molte vite da entrambe le parti.

 

Come in passato, Israele può bombardare a Gaza edifici, infrastrutture, ospedali ecc, anche utilizzati da Hamas, come la sua rete di tunnel sotterranei, ma gli eventi di questa settimana dimostrano che i mezzi di dissuasione sino ad oggi praticati da Tel Aviv, non sono state insufficienti a dissuadere Hamas dalle sue azioni terroristiche.

 

 In pratica per distruggere o decimare quella leadership, l’IDF dovrebbe entrare all’interno di Gaza – supportata dall’intelligence e dalla forza aerea – perlustrare ogni quartiere, ogni singola casa, in un territorio aspramente conteso, con un costo umanitario sufficiente a scoraggiare Israele. Anche se, a nostro avviso, una incursione sia pure temporanea nel territorio di Gaza appare inevitabile con una imprevedibile durata del conflitto e l’incerta sorte degli ostaggi.

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