di Gianfranco Piazzolla (*)
La frattura tra cittadini e politica sempre più evidente.
Fenomeno transitorio o permanente?
A giudicare dalle medie degli ultimi anni gli elettori che non votano più sono quasi la metà degli aventi diritto e una parte dei votanti pari al 20 per cento addirittura non nutre fiducia nella politica pur esprimendo come si suol dire “il meno peggio”.
Ma quali sono le cause?
Tante e serie come lo stesso fenomeno di astensionismo.
Tra le prime motivazioni di astensionismo spiccano “le triplicate bugie di promessa” ormai quasi spudorate e senza decenza come quelle sulle accise o sulle pensioni a mille euro.
Il cittadino comune che vive di sforzi propri non di provenienza “clientelare” e che deve fare i conti con carenza di reddito, burocrazia più che triplicata ed enti pubblici allo sfascio esce più che sfiancato nella vita di tutti i giorni dove spesso, anche lo stato, offende con recuperi coattivi dovuti proprio alla mancanza di reddito e se consideriamo che nel 2035 circa 10 milioni di persone saranno in condizioni di estrema povertà viene da chiedersi se saranno più le spese per i servizi sociali e per l’ordine pubblico nei confronti di quelle erariali.
Questo fenomeno astensionistico è frutto sopra ogni cosa di grande delusione verso la politica e deriva anche da tutto ciò che si vede, nostro malgrado, tramite i media e non staremo qui ad elencare tutto ciò visto che le persone ben conoscono quello che succede ogni giorno in ambito politico e non solo.
Eppure la maggior parte degli elettori continua giustamente e saggiamente a considerare il voto un dovere civico e una salvaguardia per la libertà oltre che un importante nota di memoria per coloro che hanno sacrificato le loro vite per trasmetterci la possibilità di essere liberi e scegliere i nostri condottieri secondo le regole della democrazia illuminata dalla nostra splendida costituzione.
Molti altri cittadini, invece, vanno a votare e annullano la scheda non individuando nessuno che sia in grado di rappresentarli e ammontano a circa al 3 per cento dei votanti.
Se analizziamo poi a fondo le motivazioni raccolte dai vari istituti di sondaggio e statistica emerge che oltre alle mancate promesse elettorali talvolta clamorose si registra una avversione alla corruzione e al clientelismo che tanti onesti cittadini e contribuenti non tollerano più e che sempre più spesso vede personaggi di partiti di ogni ordine e colore al centro di scandali e reati di vario genere.
Oltre ad esigere dalla politica programmi politici chiari e rispettati emerge anche un rapporto estremamente conflittuale con burocrazia e pubblica amministrazione che molto spesso è di fatto il maggiore ostacolo alla vita quotidiana per ciò che attiene ai servizi pubblici, alle tasse ormai fuori controllo e al mancato ritorno di tutto ciò che si paga e che in qualche modo dovrebbe rientrare con i servizi per la popolazione.
Secondo diverse interviste presenti in rete emerge anche un quadro di astensionismo definito di marginalità per cui l’elettore per proprie appartenenze e caratteristiche si sente estraneo alla vita pubblica. E proprio questo è un fenomeno che andrebbe arginato poiché rischia di aumentare nel corso degli anni tanto che in molte zone del paese tornerebbe utile educare in maniera più efficace sin dalle scuole primarie al concetto della responsabilità del dovere elettorale alla base della nostra libertà.
A quanto pare, però, non solo in Italia si manifesta il fenomeno dell’astensionismo, anche in altri paesi è sempre crescente e ciò deriva dalla scarsa caratura generale dei personaggi politici e forse L’Italia, molto più di altri paesi, è la portabandiera di questo fallimentare primato.
La speranza di tutti i cittadini, contribuenti, pensionati e lavoratori risiede in un rinnovamento totale di ciò che abbiamo oggi, visti i risultati e le false promesse ormai pluriennali.
(*) Presidente Confimprese Viterbo
Giunta esecutiva nazionale Confimprese Italia
