Economia e Lavoro

Il mondo del lavoro martoriato da infortuni e crisi economica

di Wladymiro Wysocki (*)

Il 5 novembre 2024 viene eletto il 60° Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald John Trump, che in buona parte della sua campagna elettorale era convinto nelle dichiarazioni di far cessare la guerra tra Russia e Ucraina in 24 ore.

Ci troviamo a distanza di qualche mese, dove non si vedono barlumi di trattative convincenti nel cessare la guerra Russo-Ucraina e, in aggiunta, ci troviamo nel pieno di una nuova guerra tra Israele e Iran con il pieno coinvolgimento degli Stati Uniti d’America.

Non voglio soffermarmi nelle analisi geopolitiche o sostituirmi ai tanti analisti di guerra che imperversano nei talk show televisivi e radiofonici così come nei vari telegiornali con rubriche ad hoc.

Lascio questo spazio a chi di dovere con competenze più o meno affermate ma questo è un altro discorso.

Di sicuro quello che preoccupa è la crisi economica che inevitabilmente si palesa puntuale, già di per se critica, con aumenti in ogni genere dagli alimenti all’energia al carburante.

Questo era già oggetto di forte interesse non solo dalla guerra dell’Ucraina, ma anche dalla crisi nella navigazione presente nel canale di Suez, fino ad oggi alla disputa Israeliana con l’Iran e le minacce più o meno fondate e concrete della chiusura dello Stretto di Hormuz.

Giusto per ricordare un dato, dallo stretto di Hormuz circola il 25% della fornitura mondiale di greggio e il 20% della fornitura mondiale di Gas quindi una chiusura o situazione politica poco chiara comporta una inevitabile impennata dei prezzi.

Infatti oggi, nei distributori, ci troviamo subito a confrontarci con prezzi che fortemente pesano nei portafogli degli italiani.

Fare rifornimento per la benzina oggi al distributore ci costa 1,74 self service e 2,30 servito mentre per il diesel al self service 1,80 servito 1,88 prezzi euro a litro.

Ovviamente i prezzi sono fortemente influenzabili secondo l’andamento delle tensioni politiche che in queste ore stiamo vivendo.

La mattinata del 24 giugno ci svegliamo felici con una tregua semi accordata tra Israele e Iran e poco dopo si legge che l’Iran ha attaccato, con conseguenti smentite e accuse reciproche e un Presidente degli Stati Uniti d’America fortemente contrariato.

Insomma, la situazione attuale è tutto e contrario di tutto con cambiamenti e ribaltamenti senza previsioni.

Tutto questo si ripercuote nelle tasche degli imprenditori che fanno lievitare i prezzi e nei portafogli dei lavoratori che invece la sola cosa a lievitare sono le spese.

Sia mai che il lavoratore si trovi un euro di aumento nel suo stipendio.

Parliamo sempre di guerra e crisi geopolitica ma difficilmente si parla della guerra e crisi quotidiana che gli italiani si trovano ad affrontare nel quotidiano.

Purtroppo sempre in costante crescita.

Questo espone oggi un padre o madre di famiglia a essere costretti a fare secondi lavori e in alcuni casi addirittura un terzo.

Arrivare alla fine del mese è sempre più un traguardo che opprime molte persone.

Accettare tutto, a qualsiasi costo e a qualsiasi condizione questo sta diventano la situazione lavorativa.

Basta guardare a lunedì 23 giugno, due morti e cinque gravi feriti sul lavoro in meno di 24 ore.

Il primo della giornata si è registrato nel Bresciano dove perde la vita un operaio di 54 anni a causa dello schiacciamento da una lastra mentre lavorava nella cava; il secondo incidente mortale avviene nel Comasco che vede perdere la vita un operaio di 57 anni per cause simili al precedente dovute al distaccamento di un masso.

Sempre per schiacciamento o meglio per investimento, rimane gravemente ferito un geometra di 50 anni, da un rimorchio durante le fasi di manovra.

Ma ancora, un ingegnere di 42 anni precipita da un soppalco all’interno di un deposito di materiali nel Salernitano e tre operai di edilizia acrobatica nel Genovese rimangono gravemente feriti per una caduta da diversi metri di altezza.

Martedì 24 giugno, Diego Prianti, un lavoratore di 52 anni perde la vita nella tenuta agricola il Poggione presso Montalcino colpito da un pezzo di ferro mentre stava lavorando con l’escavatore.

Vite spezzate o brutalmente dilaniate da ferite e traumi irreversibili che continuano a lacerare ogni giorno il mondo del lavoro, la dignità della persona e delude tutte le aspettative che inevitabilmente a ogni dramma si ripetono.

A tutto questo dobbiamo pensarci seriamente perché al netto delle guerre che i potenti si contendono come se stessero giocando a Risiko, dimenticando con troppa leggerezza alle vittime che si procurano, dobbiamo considerare le ricadute.

Lavoratori che si prolungano nell’orario di lavoro, straordinari aggiuntivi, turni estenuanti, condizioni improbabili, accettazione di ogni forma di rischio e pericolo purchè si lavori.

Ecco le conseguenze di tutte queste guerre, e le condizioni di incertezza pesano in termini di portafoglio e in termini di vite umane, che non sono solamente quelle conseguenti alle guerre delle bombe ma si aggiungono anche le vittime della guerra del lavoro.

Chiudo con due articoli della nostra Costituzione, ormai dimenticata nei banchi di scuola, giusto come riflessione e ripasso della memoria.

Articolo 1, “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” e io aggiungo non sulla morte del lavoro.

Articolo 36, “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro”. Pensiamo ai salari, alle diatribe dei partiti e il nulla di fatto ad oggi.

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