Economia e Lavoro

Il mondo rovesciato della moneta (digitale) obbligatoria

di Riccardo Bizzarri (*)

Questa settimana la Banca Centrale Europea ha deciso di spalancare le porte al paradosso: suggerire ai cittadini di accantonare banconote sotto il materasso. In un documento intitolato “Keep Calm and Carry Cash”, la BCE afferma che, di fronte a blackout, guerre o crisi sistemiche, avere contanti è consigliabile.  Ma aspetta un momento, non era la stessa BCE che qualche anno fa ci spingeva sull’orlo del “cashless totale”?

Ieri: Hai contante in casa? Sei un evasore! Hai contante in casa? Sei uno spacciatore! Hai contante in casa? Sei un pappone!

Oggi: Hai contante in casa? Sei un patriota

In passato, ogni pagamento digitale era santificato: la carta, l’app, il bonifico in tempo reale l’ideale supremo. Il contante era bollato come “arcaico”, “incomodo”, “antistorico”. Eppure, ecco che oggi la BCE, con un colpo di scena da commedia grottesca, consiglia di tenere in casa “una scorta di contanti” come se fossimo tornati all’era pre-internet. “Le banconote sono una componente essenziale della preparazione nazionale alle crisi”  così recita il documento BCE.

Sì, avete letto bene: ciò che fino a ieri era “economicamente inefficiente” e “superfluo” è oggi lodato come “pilastro della resilienza”.

Questo cambiamento di rotta non è semplicemente un atteggiamento prudenziale: è un’ammissione implicita che il sogno del “mondo digitale perfetto” nasconde fragilità.

Sistema “infallibile” che crolla: se il blackout spagnolo (avvenuto nell’aprile 2025) ha paralizzato pagamenti e ATM, è un’evidenza che nessun sistema è immune da guasti.

Riduzione delle infrastrutture per il contante: meno ATM, chiusura di filiali bancarie, digitalizzazione spinta, tutto mentre la BCE dice “sì, tieni contanti in casa”. Il contrasto è flagrante.

La fiducia digitale vacilla: per tutto il tempo ci siamo convinti che “digitale = progresso, efficiente, moderno”. Ora scopriamo che “digitale” è anche vulnerabile e che il contante diventa il “pneumatico di scorta” del sistema monetario. Curiosa metafora, non trovate?).

Immaginatevi questa scena: la BCE, avanguardia del cambiamento, che un giorno ci incita a “pagare con carta, pagare con smartphone, papà digitale domina il mondo”, e il giorno dopo ci suggerisce di conservare contanti sotto il materasso come i vecchi tempi. È un po’ come se uno chef stellato invitasse a consumare solo cibi esotici e raffinati, e poi, in caso di crisi, raccomandasse: “Tenete sempre una scorta di pane secco in dispensa”.

O, per dirla con la stessa retorica del comunicato BCE: “keep calm and carry cash” — calmati e porta contanti. Come se vivessimo in guerra fredda, con cassette di sicurezza casalinghe.

La verità è che questo cambio di direzione solleva interrogativi inquietanti:

  • Se il sistema digitale è così affidabile (secondo le stesse autorità che lo promuovevano), perché oggi viene “compatibilmente con le crisi” consigliato di non usarlo del tutto?
  • È un’ammissione retroattiva che la dipendenza dal digitale è pericolosa, o un’operazione di immagine per salvare credibilità?
  • Se la BCE promuove il digital euro come grande evoluzione, non è strano che contemporaneamente raccomandi “contante fisico” per far fronte a emergenze?

Vi dico la mia: questo mix di prudenza, retromarcia e marketing istituzionale in salsa finanziaria è da manuale del “fare politica con l’economia”.

(*) giornalista

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