Economia e Lavoro

Imprese italiane e rischio ambientale: meno dell’1% è assicurato

April 11, 2023, GOSSELIES, Belgium: Illustration picture shows a female technician working on an F16 fighter jet during a visit to Orizio, Walloon aerospace flagship, owner of Sabca and Sabena Engineering, Tuesday 11 April 2023 in Gosselies. The aircraft maintenance plant of Sabena Engineering is part of the visit. Through its subsidiaries, Orizio is active in the design, development and manufacture of aeronautical and space equipment, offers maintenance and engineering services for aircraft, has industrial activities in the drone market and provides solutions to promote the sustainable development of the industry. (Credit Image: © Jonas Roosens/Belga via ZUMA Press)

di Gino Piacentini

 

In Italia, la consapevolezza del rischio ambientale tra le imprese resta sorprendentemente bassa. Nonostante l’aumento degli eventi legati alla crisi climatica e l’evidente vulnerabilità del territorio, appena lo 0,64% delle aziende italiane possiede una polizza completa per la responsabilità ambientale. Un dato allarmante che evidenzia un vuoto strutturale nella protezione del nostro tessuto economico rispetto ai danni ambientali.

La fotografia più aggiornata arriva da un sondaggio elaborato da Pool Ambiente, su dati ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), la quale evidenzia una situazione disomogenea sia per settore economico che per area geografica. A livello regionale infatti, solo il Veneto (1,85%) e il Friuli Venezia Giulia (1,02%) superano l’1% di imprese assicurate. Seguono la Liguria (0,84%), la Basilicata (0,78%) e la Lombardia (0,74%). Le regioni del Nord si posizionano sopra la media nazionale, mentre il Sud e le isole restano indietro, con la Campania fanalino di coda. Ancora più marcato è il divario tra settori industriali, dove l’assicurazione ambientale è presente in: rifiuti (21,16%), chimico (11,87%), petrolifero (4,19%), siderurgico, metalmeccanico (0,77%), carta, legno, stampa (0,64%), trasporti (0,57%), civile commerciale, turismo, (0,10%).

Il principio europeo del “chi inquina paga” è chiaro: è l’azienda responsabile di un danno ambientale deve coprire i costi di bonifica. Ma se non esiste una polizza assicurativa, quei costi, spesso milionari, finiscono direttamente sul bilancio dell’impresa. Ogni anno in Italia si verificano tra 1.000 e 1.500 nuovi casi di contaminazione ambientale, di cui la maggior parte (700-1.200 casi) coinvolge imprese regolari, stima Pool Ambiente.

Secondo i dati ufficiali:

  • 41.000 i siti potenzialmente contaminati
  • 12.000 quelli già classificati come tali
  • 42 i Siti di Interesse Nazionale (SIN) che richiedono interventi di bonifica complessi

Eppure, nel 99% dei casi le imprese non hanno una copertura assicurativa. Questo espone migliaia di realtà imprenditoriali a fallimenti e crisi finanziarie, in caso di eventi ambientali dannosi.

Tra il 2006 e il 2023, tra 10.000 e 20.000 imprese italiane sono fallite a causa dei costi di bonifica ambientale, secondo le stime di Pool Ambiente. Mentre lo Stato ha speso 4,5 miliardi di euro in interventi pubblici per rimediare a danni che, in molti casi, si sarebbero potuti prevenire o mitigare con una copertura adeguata. Negli ultimi anni, l’interesse per l’assicurazione ambientale è cresciuto, complice anche l’attenzione crescente verso la sostenibilità e la gestione del rischio. Ma i numeri restano drammaticamente bassi. Colmare questo vuoto assicurativo non è solo una questione di prevenzione economica, ma anche di responsabilità ambientale, sociale e istituzionale.

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