In discesa dal 52.2 registrato a giugno, l’indice Pmi redatto da S&P e relativo all’andamento del settore manufatturiero in Italia si attesta a luglio a 51.3.
L’indagine evidenzia “nuovi segnali di indebolimento della domanda per i beni manifatturieri italiani. In assenza di un sostegno derivante dall’accumulo di giacenze, – sottolinea S&P Global – a luglio si è infatti registrata la prima flessione dei nuovi ordini in tre mesi. Ciò ha determinato una crescita più contenuta della produzione, una riduzione degli acquisti di beni e una nuova contrazione dell’occupazione, con l’aggiunta di una minore fiducia nelle prospettive future.
“Apparentemente a luglio si è registrato un valore positivo dell’indice Pmi principale, indicando una crescita sostenuta della produzione. Detto ciò, per comprendere pienamente il contesto operativo delle imprese manifatturiere italiane, è necessario analizzare gli indici secondari, che hanno evidenziato una domanda contenuta e un aumento dei livelli di incertezza sia tra le aziende sia tra i loro clienti. Dopo il venir meno dell’impulso iniziale derivante dalle attività di accumulo precauzionale, le imprese stanno adottando un approccio più prudente, riducendo i volumi di acquisto e il numero del loro personale”, commenta Eleanor Dennison, economista di S&P Global Market Intelligence.
“L’aspetto positivo è che la debolezza della domanda ha contribuito ad attenuare le pressioni derivanti dalla situazione di prezzi elevati e dalle criticità della catena di approvvigionamento causate dal conflitto in Medio Oriente”, ha aggiunto Dennison.
