Una tensione interiore, che non è solo pura ricerca formale ma piena consapevolezza poetica, caratterizza la nuova raccolta di poesie “Le mie migrazioni” di Chiara Cecere (Edizioni AttraVerso, copertina di Luca Veduchi, pag 125, euro 14,25), frutto di un percorso emotivo e reale vissuto in prima persona, con la quale l’autrice conferma di essere una voce nuova, degna di grande attenzione, nella ricerca poetica e che i sentimenti che animano la sua poesia sono quelli di un legame profondo con le naturali manifestazioni emotive. Nel corso della presentazione del libro a Roma presso “Spazio5”, Chiara Cecere ha dichiarato che “Vivo una realtà che non mi appartiene più, e posso migrare, andare altrove. Ho questa possibilità. E per me è questa la libertà per eccellenza: quella di poter decidere dove stare, quella di poter direzionare i propri passi. Questa è una delle più grandi libertà che abbiamo. Se l’obiettivo della vita è quello di star bene ed essere felici, quale migliore soluzione di quella di andare via? Migro altrove. Nuovi viaggi. Nuove rotte da solcare”. In queste poesie i vari stati d’animo di Chiara Cecere si alternano e si confondono esternati in versi intimi, autentici che evocano e comunicano, in modo eccezionalmente profondo con un linguaggio che potremmo definire di “prosa in versi” nel quale il ritmo delle pause supplisce a quello della rima, emozioni in una prospettiva che trascende la vicenda particolare. Dando spessore alla parola, rende palpabile il suono degli accadimenti evocando dalla memoria immagini di momenti quotidiani, interrogativi. Attraverso una particolare capacità di introspezione e di analisi, esterna, come tappe di esperienze varie e interiori – che non rimangono mai alla superficie dei sentimenti, dei pensieri, delle cose – ansie, desideri e speranze, mai banalmente percepite, che attraversano la sua quotidianità. In ogni poesia, in ogni verso della silloge, pur nella diversità dei motivi, Chiara rivela se stessa “raccontando” di esistenza, di sogni, di aspirazioni, di delusioni, del perché delle proprie scelte, di sofferenze, della “speranza”, che è consapevolezza della necessità di riflettere sulla realtà delle cose e non sulla loro apparenza, e cioè della vita in tutte le sue sfaccettature. Come lo stormo disegnato da Luca Verduchi in uno spazio senza confini, Chiara Cecere cerca l’approdo, come tappa del suo viaggio interiore che diventa metafora, come le migrazioni degli uccelli, della necessità di riflettere sulla nostra identità e sui movimenti interiori che ci spingono a cercare sempre nuovi orizzonti per dare “voce ad anni di dolorose, indomite, appassionate esplorazioni. Ad anni di profondissime migrazioni”. Nata a Roma nel 1999, Chiara Cecere, laureata in Filosofia, ha coltivato fin da bambina la passione per la letteratura dedicandosi alla poesia come mezzo per dare voce alla propria visione del mondo. Nel 2021 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie “Vietato annaffiare i fiori”.
Post successivo
