Esteri

Iran, i danni economici della guerra potrebbero durare anni

di Balthazar

Anche se lo Stretto di Hormuz si aprisse domani, cosa che certamente non accadrà, l’impatto economico di questa guerra si farà sentire per anni,

Gran parte delle infrastrutture energetiche sono già state distrutte durante il conflitto e ci vorranno anni per ricostruirle. Inoltre, le perdite di raccolto che subiremo nel 2026 a causa della mancanza di fertilizzanti, si faranno sentire a lungo anche nel 2027.

Ma le carenze che stiamo affrontando vanno ben oltre petrolio, gas naturale e fertilizzanti, poichè ci troviamo anche di fronte a una carenza senza precedenti di farmaci, plastica e altri beni di vitale importanza che si accentuerà, se non si riuscirà a aprire presto lo Stretto di Hormuz.

Dall’inizio della guerra, il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz è diminuito del 90% come riporta la società di intelligence marittima Kpler. L’Iran ha consentito il transito di un numero limitato di navi, ma a parte questo il traffico commerciale è rimasto sostanzialmente paralizzato.

Il prezzo del gasolio incide sui costi per i consumatori perché i motori diesel alimentano camion, macchine agricole, attrezzature edili, pescherecci e molti dei veicoli utilizzati per il trasporto merci a livello nazionale. Quando i costi di produzione, lavorazione e trasporto aumentano, il costo del gasolio si ripercuote rapidamente sui prezzi di generi alimentari, prodotti per la casa e materiali da costruzione.

Ma questo shock dell’offerta non è limitato solo a petrolio, gas naturale e fertilizzanti e molti esperti ritengono che una crisi globale dell’approvvigionamento stia colpendo una vasta gamma di settori la cui criticità potrebbe venir risolta in almeno un anno.

I picchi di prezzo e le carenze nel settore petrolchimico, causati dalla guerra. probabilmente avranno effetti inflazionistici almeno fino alla fine dell’anno sui materiali da costruzione, sui beni di consumo, sull’industria automobilistica e aerospaziale e su molti altri settori.

Sebbene gran parte dell’attenzione globale sugli shock dell’offerta si concentri su petrolio, gas naturale, fertilizzanti e persino elio per i semiconduttori, quasi il 20% della capacità petrolchimica globale è bloccata dall’effettiva chiusura dello Stretto. .

Non tutte le infrastrutture economiche distrutte da entrambe le parti potranno essere ricostruite in un anno, ma ce ne vorranno diversi per ricostruire completamente tutte quelle infrastrutture, anche se la guerra finisse immediatamente.

Ma non sarà solo il prezzo della benzina a pesare sulle tasche dei cittadini: l’interruzione dei trasporti marittimi potrebbe causare carenze di ogni genere di prodotto, dal cibo alla birra, dai medicinali alle risonanze magnetiche.

L’aumento dei prezzi dell’energia avrà ripercussioni sull’industria farmaceutica, dove l’energia rappresenta fino a un quarto del costo di produzione delle materie prime dei farmaci. Ma anche il flusso di derivati ​​del petrolio greggio, come i prodotti petrolchimici utilizzati per creare quasi il 90% di tali ingredienti, risente della chiusura dello stretto.

L’India, nota come la farmacia del mondo, dipende dal Qatar per circa il 40% delle importazioni di petrolio greggio utilizzate per la produzione di tali prodotti petrolchimici.

I farmaci generici, tra cui antibiotici, farmaci per la pressione sanguigna, paracetamolo e farmaci per il diabete come la metformina, sono quelli potenzialmente più a rischio.

I farmaci che richiedono refrigerazione durante il trasporto, inclusi la maggior parte dei vaccini e dei farmaci antitumorali, transitano solitamente attraverso gli aeroporti di Dubai e Doha, pertanto la chiusura dello spazio aereo aggrava ulteriormente la crisi.

Secondo gli esperti, se la guerra con l’Iran dovesse continuare, la poche settimame ci si potrebbe trovare ad una carenza di medicinali, dagli antidolorifici alle terapie oncologiche, e i prezzi dei farmaci potrebbero aumentare.

Un altro prodotto derivato dalla raffinazione del petrolio greggio è la nafta, spesso definita la madre delle materie plastiche. Viene trasportata principalmente in Asia e utilizzata per produrre etilene, propilene e benzene, che a loro volta svolgono un ruolo importante nella fabbricazione di sacchetti di plastica, bottiglie, contenitori per alimenti, sacche per flebo, fibre sintetiche come il poliestere e persino farmaci come antidepressivi e antiepilettici

Se questa guerra dovesse protrarsi, assisteremo a interruzioni delle catene di approvvigionamento e gli Houthi, alleati dell’Iran con i loro recenti attacchi missilistici anche su Israele, potrebbero aggravare ulteriormente questa crisi bloccando lo stretto di Bab al Mandab  sul Mar Rosso.

Gli Houthi controllano gran parte della costa yemenita di questo trafficato mare in direzione dello stretto di Suez, compreso l’importante porto di Hodeidah sulla costa dello Yemen. Dispongono di un vasto arsenale, che comprende droni e missili antinave, in grado di causare gravi danni e persino affondare navi mercantili.

Le navi devono attraversare lo stretto di Bab al-Mandab, che si tradotto significa “Porta delle Lacrime”, all’estremità meridionale del Mar Rosso. Con una larghezza di soli 29 chilometri nel punto più stretto, le difficoltà di navigazione rendono le enormi navi portacontainer particolarmente vulnerabili agli attacchi.

Venerdì, Mohammed Mansour, viceministro dell’Informazione del governo Houthi, ha dichiarato alla CNN che la chiusura dello stretto di Bab al-Mandab “è un’opzione praticabile e le conseguenze ricadranno sugli aggressori americani e israeliani”.

Quasi il 15% di tutto il commercio marittimo mondiale transita attraverso lo stretto di Bab al-Mandab creando una perturbazione del commercio globale senza precedenti nella storia.

In termini consolatori più geopolitici che economici, su molta stampa occidentale si osserva che il prolungato quasi blocco di Hormuz danneggi anche l’Iran che vede bloccate del tutto o quasi il suo export petrolifero, generando una crisi interna che sommata a quella preesistente il conflitto porterebbe l’Iran alla resa e forse ad un quasi immediato cambio di regime.

Ma anche così fosse i danni a breve termine per l’economia globale, i tempi e costi per ricostruzioni strutturali anche per i Paesi del Golfo, rimangono una realtà incontestabile, così come l’aumento del prezzo delle forniture energetiche che richiederà tempo prima di riassestarsi.

Resta il dubbio se le mani di Trump sul petrolio iraniano, come ha recentemente esplicitato, compenseranno le spese militari sostenute dagli Stati Uniti lasciando gli altri suoi alleati a becco asciutto.

Related posts

Migranti: vertice al Viminale con ministri Grecia, Spagna e Pakistan

Redazione Ore 12

Islanda, sfuma il sogno di un parlamento per oltre la metà composto da donne. Il riconteggio dei voti assegna il primato agli uomini

Redazione Ore 12

  Appello umanitario per salvare Gaza dallo sterminio

Redazione Ore 12