di Fabio Fantozzi (*)
Preoccupazione, invito alla diplomazia, timori per l’escalation regionale. Sono le parole più utilizzate dai leader europei in questi giorni. L’ennesima crisi internazionale coglie di sorpresa l’Unione europea e ne scoperchia tutti i limiti di un soggetto geopolitico mai pienamente realizzato. A parte le dichiarazioni dell’Alta rappresentante Kaja Kallas che ha salutato la morte di Ali Khamenei come “un momento decisivo nella storia dell’Iran” e all’auspicio della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, affinché il popolo iraniano riesca a plasmare un futuro più libero, il resto è tutto un equilibrismo per evitare di scontrarsi con le diverse posizioni in politica estera dei 27. Non a caso von der Leyen convoca un Collegio dei commissari straordinario sulla sicurezza solo oggi, a due giorni dagli attacchi. Mentre i portavoce dell’Esecutivo Ue non esprimono giudizi sull’aderenza al diritto internazionale degli attacchi congiunti Usa-Israele alla teocrazia persiana. “Ciò che non sosteniamo è il regime oppressivo che ha ucciso persone in Iran e che è contro qualsiasi legge”, afferma la prima portavoce Paula Pinho, e “abbiamo invitato tutte le parti a esercitare la massima moderazione, a rispettare pienamente il diritto internazionale”. La reazione scomposta del regime iraniano verso i partner regionali preoccupa non poco l’Europa. Tre droni sono arrivati fino all’isola di Cipro, tanto che è stata annullata la riunione informale dei ministri degli Affari europei prevista nel paese che detiene la presidenza di turno Ue. Obiettivo sono le basi britanniche di Akrotiri dislocate sull’isola, divenute bersaglio in seguito alla concessione da parte del governo di Londra di altri avamposti agli Usa. Gli incidenti non hanno ancora fatto scattare la clausola di mutua difesa dei 27 Stati membri.
Non da meno la situazione dei traffici marittimi e le conseguenze sui rifornimenti e sui prezzi dell’energia. Presto sarà convocata anche una riunione coi Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, ma intanto giovedì si riunirà la task force Ue sull’energia, presieduta dalla Commissione europea, con i rappresentanti di alto livello dell’Esecutivo Ue e dei paesi dell’Ue e supportata da altre istituzioni, come l’Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (Acer) e la Banca europea per gli investimenti (Bei). Bruxelles aiuterà anche gli sforzi degli Stati membri per evacuare i cittadini presenti nella regione, anche attraverso il meccanismo di protezione civile dell’Ue e il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze. La Commissione rafforzerà il monitoraggio dei rischi di interruzione dei trasporti, in particolare intorno allo Stretto di Hormuz e al Mar Rosso. Ci sarà poi una vigilanza rafforzata e una stretta collaborazione con Europol e gli Stati membri in merito ai potenziali rischi per la sicurezza interna. La guerra contro l’Iran “porterà con sé instabilità e possibili conflagrazioni ai nostri confini, è l’avvertimento del presidente francese Emmanuel Macron, che proprio oggi ha tenuto l’atteso discorso sulla deterrenza nucleare. La Francia aumenterà il numero delle sue testate nucleari dall’attuale livello, inferiore a 300. Sarà la prima volta che la Francia aumenta il proprio arsenale nucleare almeno dal 1992, è l’annuncio del Capo dell’Eliseo. Non solo: otto Paesi europei sarebbero interessati a una cooperazione in materia di deterrenza nucleare, con “schieramenti circostanziali” di mezzi strategici ed “esercitazioni” di deterrenza. Stiamo parlando del Regno Unito, l’altro paese europeo che ha già l’atomica, Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca.
(*) La Presse
