Dal 7 ottobre, gli attacchi dei coloni contro i palestinesi in Cisgiordania si sono moltiplicati: 1.250 negli ultimi dieci mesi secondo le Nazioni Unite, 25 solo nella scorsa settimana.
Si concentrano nel distretto di Hebron,specie nella parte meridionale, tra Ramallah e Nablus e nella valle del Giordano. Ma un attacco contro Jit ha però segnato un cambiamento, una svolta. Se altri attacchi sono stati spiegati come «punizioni collettive»dopo l’uccisione e il ferimento di coloni, questa volta ha avuto lo scopo principale di «terrorizzare la popolazione»,per spingerla a lasciare il villaggio.
Le terre di Jit fanno gola a chi, dentro e fuori dal governo Netanyahu, pianifica una ulteriore espansione delle colonie intorno a Qalqiliya.
Si teme che a Jit sarebbe sorta una nuova miliziache ha pianificato l’aggressione nei minimi particolari «Non so se quanto visto la scorsa settimana sia il frutto dell’azione di una milizia che si ispira all’Irgun, però l’ideologia è quella e l’obiettivo dei coloni, ora come allora, è quello di rendere impossibile la vita dei palestinesi», dice Zvi Stahl, direttrice di Yesh Din, ong dei diritti umani che documenta le azioni violente dei coloni in Cisgiordania.
«L’intimidazione è il tratto distintivo della strategia dei coloni» aggiunge«e la subiscono anche gli attivisti israeliani e internazionali. E dagli avvertimenti si passa alla violenza». Ad accentuare il comportamento da miliziani dei coloni è stata anche la decisione presa dall’esercito dopo il 7 ottobre di inquadrare 5mila riservisti che vivono nelle colonie in reparti militari incaricati di garantire la «sicurezza territoriale».
Aiutati anche dalla divisa, i coloni armati operano in piena libertàe in diverse capacità, come individui che possiedono pistole a membri di squadre di sicurezza all’interno di battaglioni di difesa regionale.
DiGi
