Esteri

  Israele verso la conquista di Gaza City e la parziale annessione anche della Cisgiordania

Il portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf), il generale di brigata Effie Defrin, conferma che l’esercito dello Stato ebraico ha dato il via alla prima fase dell’invasione terrestre di Gaza City. “Abbiamo avviato le operazioni preliminari e le prime fasi dell’attacco: le nostre forze controllano già la periferia” della città, ha dichiarato Defrin in un comunicato ufficiale citato dai media internazionali. Palestinesi in fuga da Gaza City, mentre il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, è tornato a esortare un cessate il fuoco “per evitare morte e distruzione”. Centinaia di palestinesi nei sobborghi di Zeitoun e Sabra si stanno spostando verso la parte nordoccidentale della città, mentre le truppe israeliane hanno cominciato a operare nelle aree di Zeitoun e Jabalia, preparando l’occupazione per la quale verranno richiamati in servizio circa 60mila riservisti.

Il portavoce delle Idf, generale Effie Defrin, ha annunciato nella notte: “Abbiamo iniziato le operazioni preliminati e le prime fasi dell’attacco a Gaza City e le nostre forze già controllano la periferia della città”.

Poi la Cisgiordania, che Israele vuole spezzare rendendo impossibile la creazione di uno stato palestinese. Israele ha dato l’approvazione definitiva al controverso progetto di insediamento in Cisgiordania che secondo i palestinesi e le organizzazioni per i diritti umani, potrebbe distruggere i piani per un futuro Stato palestinese. Lo sviluppo dell’insediamento nella zona denominata E1, un’area aperta a est di Gerusalemme, è in discussione da oltre vent’anni, ma è stato congelato a causa delle pressioni degli Stati Uniti durante le precedenti amministrazioni. Il piano prevede circa 3.500 appartamenti per espandere l’insediamento di Maale Adumim, ha detto giovedì scorso il ministro delle Finanze ed esponente dell’estrema destra Bezalel Smotrich durante una conferenza stampa. Smotrich ha presentato l’approvazione del piano come una risposta ai paesi occidentali che nelle ultime settimane hanno annunciato i loro piani per riconoscere uno Stato palestinese. “La decisione israeliana trasforma la Cisgiordania in una vera e propria prigione”. Con queste parole, l’Autorità Palestinese ha duramente condannato – attraverso un comunicato – l’approvazione, da parte di Israele, del progetto chiave per la costruzione di 3.400 nuove abitazioni nei territori occupati. Il ministero degli Esteri palestinese ha espresso una ferma opposizione alla misura, sostenendo che essa “trasforma ancora di più la divisione della Cisgiordania occupata in zone e cantoni isolati, disconnessi geograficamente e somiglianti a vere e proprie prigioni, dove gli spostamenti sono possibili solo attraverso posti di controllo dell’occupazione, nel mezzo del terrore delle milizie di coloni armati disseminate in tutta la Cisgiordania”. Il governo palestinese ha inoltre avvertito che la decisione israeliana rischia di compromettere definitivamente la prospettiva di una soluzione negoziata al conflitto. Intanto oltre un milione di palestinesi saranno sfollati, costretti a spostarsi da Gaza City verso il sud dell’enclave palestinese martoriata dalle operazioni militari che vanno avanti dall’attacco lanciato in Israele da Hamas il 7 ottobre 2023. I militari affermano, si legge sul Times of Israel, che verranno allestiti più siti per la distribuzione di aiuti e almeno altri due ospedali dal campo, mentre dovrebbe tornare ad essere operativo l’European Hospital nel sud della Striscia. Intanto al Jezeera ha diffuso i nuovi numeri del massacro in corso nell’enclave palestinese: secondo le autorità di Gaza sono quasi 19mila i bambini tra gli “oltre 62mila palestinesi uccisi” dall’avvio delle operazioni militari israeliane.

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