di Giuliano Longo
Se lo storico incontro russo ucraino avverrà davvero a Istanbul, dove già per le pressioni angloamericane fallì nel 2022, potrebbe avvenire anche senza una contemporanea tregua delle armi, posta come precondizione dai leader di Francia, Germania e Regno Unito, pronti ad applicare ulteriori sanzioni, contro la Russia, ma che Putin considera un ultimatum insultante da respingere.
Oscillanti le posizioni di Zelensky che prima si adegua alla richiesta imperativa di cessate il fuoco proposta dai suoi alleati, poi annuncia già la sua presenza a Istanbul su sollecitazione di Trump, il quale, abituato a colpi di scena a uso mediatico, potrebbe partecipare al vertice, ma solo se Putin fosse presente. Presenza improbabile se i “volenterosi” continueranno ad imporre ultimatum anche nonostante la disponibilità del Tycoon.
Di conseguenza molti commentatori russi non prevedono un incontro immediato tra Putin e Zelensky in una fase così precoce delle trattative, se non nel “formato” del 2022 con i collaboratori presidenziali di entrambe le parti, e al massimo con vice ministri degli esteri e della difesa. Sempre che Zelensky deluso accetti.
In questo caso il presidente ucraino e i “volenterosi” occuperebbero la scena mediatica denunciando la cattiva (e scontata) volontà bellicista del Cremlino ed esponendo nuovamente Trump a una figuraccia, spostandolorabbiosamente sulle loro posizioni oltranziste, ma soprattutto obbligandolo a mantenere i corposi e indispensabili aiuti militari a Kiev.
In ogni caso la tregua rimane un grosso problema per Mosca, mentre per i “volenterosi” è difficile dimostrare ai loro parlamenti e alle loro opinioni pubbliche la necessità inviare truppe in Ucraina senza un cessate il fuoco, anche solo per il “mantenimento della pace”.
Non è un mistero che le intenzioni dei tre Paesi europei sia quella di inviare “peace makers” a Kharkov, a Odessa e Kiev utilizzando i sistemi di difesa missilistica della NATO sul territorio della Romania e della Polonia per proteggere dai missili russi le loro truppe, oltre alle grandi città e le industrie militari.
Il Cremlino comprende perfettamente queste intenzioni. E l’Ucraina sa che Putin non accetterà la tregua, ma è a questo punto che entra in gioco Trump che difficilmente si recherà a Istanbul senza la presenza di Putin. Mentre proprio in queste ore è in corso un pressing su Putin per la sua presenza a Istanbul. Una presenza che offrirebbe al presidente americano la possibilità di presentarsi come il “Grande pacificatore”. Ambizione che l’amico del Cremlino potrebbe anche soddisfare venendogli incontro a metà strada.
Ma a quali condizioni? Innanzitutto il Cremlino vuole conoscere come Trump intenda procedere con queste trattative. L’altra condizione prevede che il Tycoon non consenta a Zelensky di mettere in scena il suo teatrino, ma si adegui ad una linea delle trattative concordata.
Si noti che la svolta (condizionata) di Zelensky è iniziata dopo la firma dell’accordo sulle risorse minerarie, tanto che l’eminenza grigia del governo ucraino, Ermak, ha appena confermato che l’accordo era necessario “per una partnership con gli Stati Uniti”. Vale a dire che Zelensky ha dato a Trump l’opportunità di dimostrare ai suoi elettori che i soldi investiti nell’azione militare in Ucraina verranno restituiti, anche se il testo completo dell’accordo non è stato reso noto.
D’altra parte è evidente che dopo questo accordo, Trump ha migliorato il suo rapporto con Zelensky avvicinando le posizioni dell’Ucraina e degli Stati Uniti, con uno spostamento a favore del “partito della guerra”.
Se Trump offrisse a a Zelensky delle opzioni decenti, anche sotto il profili personale, forse l’Ucraina accetterebbe un accordo di pace. Ma le posizioni delle parti sono così distanti che a Istanbul si potrebbe anche assistere a un secondo fallimento. I combattimenti continuerebbero durante l’estate e l’autunno e solo sulla base dei risultati delle azioni militari autunnali potrebbero aver luogo negoziati più incisivi, con un accordo di pace prevedibile verso la fine di quest’anno.
Questo certamente nella peggiore delle ipotesi, ma già fa capolino una novità, Secondo il deputato ucraino Oleksiy Honcharenko l’Ucraina ha già tenuto colloqui segreti con la Russia nel 2022, 2023 e 2024. Incontri con delegazioni di “altissimo livello” che si sono svolti nella Penisola Arabica. Quindi, secondo Il deputato, i negoziati con la Russia sarebbero impossibili, dato che sono avvenuti più volte senza alcun sviluppo.
Una voce del tutto marginale, certo, e affermazioni tutto da verificare, ma che confermano come il partito ucraino della guerra sia ben presente, forte di quel sostegno che le più potenti elites europee gli vanno garantendo fra un ultimatum e l’altro.
Così come è forte il partito della guerra russo che invece punta sul consolidamento della alleanza con la Cina che sta virando su una posizione apertamente più disponibile verso Putin garantendogli un ruolo importante a livello geopolitico.
In conclusione, anche se Putin partecipasse a questo vertice che diverrebbe triangolare con l’esclusione dell’Europa ( di per se un attore decisivo), non è detto che alla fine non prevalga il partito della guerra che ha i suoi sostenitori anche negli Stati Uniti e non solo nelle fila dei Democratici.
Tutto verrebbe affidato alle armi, almeno fino a quando Mosca non dimostri di avere in pugno la vittoria sul campo. Ma in tal caso il futuro della pace sarebbe ancora più incerto e lo Zar di Mosca rischia di vanificare quel rapporto con l’amico Trump che gli avrebbe offerto ben altri spazi a livello geopolitico.
Ecco, lo ripetiamo il senso di quell’abbraccio fraterno fra Putin e XI prima della parata militare sulla Piazza Rossa, disertata da tutto l’Occidente, ma non da tutto il Mondo.
